In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Biagio Antonacci si racconta tra musica, vita privata, ricordi degli esordi e riflessioni sul presente. Il cantautore presenta il nuovo singolo You&Me e anticipa anche alcuni dettagli sul futuro artistico, tra concerti speciali e un ultimo album pop previsto per il 2026.
Il ritorno con “You&Me”
Dopo due anni di assenza, Biagio Antonacci torna con You&Me, una ballad pop romantica che nasce dall’osservazione della quotidianità e dal bisogno di leggerezza.
«Cerco leggerezza, non allegria, con questa canzone», spiega il cantante.
L’idea del brano è nata durante un momento semplice di vita familiare:
«L’idea mi è venuta una mattina in auto: io e Paola stavamo portando a scuola nostro figlio Carlo. La guerra soffiava in radio, la sentivo sulla pelle, c’era talmente tanta tensione che abbiamo rinviato una vacanza…».
Antonacci racconta di aver osservato la gente immersa nei piccoli gesti quotidiani, chiedendosi se esista ancora uno spazio personale per essere davvero uomini e donne, oltre i ruoli e le responsabilità.
La visione contemporanea della famiglia
Nel corso dell’intervista, il cantautore affronta anche il tema della famiglia, preferendo però utilizzare il termine “nucleo”.
«È un termine più contemporaneo. La parola famiglia oggi è riduttiva, a volte escludente».
Antonacci parla di una società cambiata, delle relazioni influenzate dai social network e dalle app di incontri, e delle difficoltà economiche che molte persone affrontano quotidianamente.
Pur non essendosi mai sposato, sottolinea di aver sempre vissuto i rapporti con grande senso di responsabilità:
«Sono passato attraverso burrasche ma tutte arrivate dopo solidità durate decenni. Non mi sono mai sposato, ma ho sempre sentito la stessa responsabilità».
La vita privata e la passione per le moto
Nel videoclip del nuovo singolo, Antonacci appare nella sua casa di Bertinoro, immerso nella natura e lontano dagli effetti artificiali.
«Ho voluto mostrare quello che vivo ogni giorno. Questo sono io, senza Ai o effetti speciali».
Nel video compare anche una delle sue grandi passioni: una BMW del 1984 che desiderava fin da ragazzo. Le moto, racconta, sono seconde soltanto all’amore per le chitarre.
«Non ho mai letto un libro»
Uno dei passaggi più sorprendenti dell’intervista riguarda il rapporto con la lettura. Nel videoclip Antonacci tiene in mano un libro, ma ammette apertamente:
«Dico la verità: è finto. Non ho mai letto un libro».
Il cantante spiega che una forma di dislessia gli rende difficile mantenere la concentrazione durante la lettura:
«Ho una forma di dislessia che non aiuta: mi perdo dopo poche righe e un dottore specializzato in disturbi cognitivi mi ha detto che potrebbe essere proprio quella la causa».
Nonostante ciò, racconta di amare la poesia, in particolare quella di Giorgio Caproni, e di trovare ispirazione soprattutto nelle persone comuni:
«Io rubo dalla gente, gli anziani sono libri umani».
Il tour nei luoghi storici italiani
L’estate di Antonacci sarà segnata da quaranta concerti distribuiti in quattro luoghi storici italiani: il Teatro greco di Tindari, l’Anfiteatro romano di Lucera, il Vittoriale di Gardone e il Teatro Grande di Pompei.
Il progetto punta a creare un’atmosfera intima e raccolta:
«Sarà un concerto acustico, mezz’ora addirittura solo chitarra e voce, più poetico che rock».
L’artista immagina questi appuntamenti come vere comunità temporanee, condivise con il pubblico e con la propria famiglia.
“Liberatemi”: la canzone della svolta
Ripensando agli inizi della carriera, Antonacci identifica Liberatemi del 1992 come il momento decisivo della sua vita artistica.
«La mia ultima chance. Ero al terzo disco e pensavo di non potercela fare a vivere di questo: fosse andata male sarei tornato a fare il geometra».
Un successo che ha cambiato radicalmente il suo destino musicale.
Il segreto dietro “Iris”
Tra le canzoni più amate del repertorio di Antonacci c’è Iris, pubblicata nel 1998. Nell’intervista il cantautore rivela però un curioso retroscena:
«Le cambiai nome».
La protagonista del brano, infatti, inizialmente si chiamava Sara:
«Nasceva dalle lettere di una fan che usava un pennarellone blu per farsi notare. Iniziava così “Sara tra le tue poesie”».
La scelta di cambiare nome arrivò perché esisteva già la celebre Sara di Antonello Venditti. Fu così che nacque “Iris”, suggerito da un amico ispirandosi al nome di sua madre.
L’ultimo album pop e il futuro
Antonacci annuncia anche che il disco previsto per il 2026 potrebbe rappresentare una svolta definitiva nella sua carriera.
«Sarà l’ultimo disco pop della mia vita».
L’artista rivela il desiderio di esplorare nuove direzioni musicali:
«Poi mi piacerebbe andare verso il minimalismo voce e chitarra o verso l’elettronica spinta».
Pur definendosi «un uomo pop», confessa di sentirsi attratto da linguaggi differenti.
Il rapporto con Sanremo e i concerti negli stadi
Nel finale dell’intervista, Antonacci riflette anche sul sistema musicale contemporaneo e sulle polemiche che nel 2007 accompagnarono il suo primo concerto a San Siro.
«Me lo meritavo».
Secondo il cantante, oggi i giovani artisti vivono all’interno di un meccanismo troppo veloce:
«Questi ragazzi sono parte di un sistema che corre più veloce di quanto non riesca a svilupparsi il loro talento».
Infine, parlando del Festival di Sanremo, lascia aperta una possibilità senza sbilanciarsi troppo:
«È qualche anno che alla prima puntata penso: “sarei dovuto andare questa volta”. Ma alla fine mi dico: “è andata meglio così”».
