Oggi è un momento di serenità quello che vive Luca Carboni, che racconta di attraversare una fase di ritrovata gioia dopo la malattia ai polmoni e il lungo percorso di cura che lo ha allontanato temporaneamente dalla musica.
«Oggi Luca Carboni è felice. E «mi sto godendo un momento di gioia», racconta a Il Secolo XIX. Dalla malattia ai polmoni al suo ritorno sulle scene la vita da cantante di Luca è cambiata. «Prima fumavo molto, quindi avevo una voce roca, a tratti rock e profonda. Adesso è più pulita e brillante. Quando mi curavo, ho messo da parte la musica in favore della pittura. Che mi dava una grande energia. E non sapevo se ne avrei mai più avuto per tornare a cantare».
Un passaggio delicato, segnato da paura e incertezza, ma anche da una ricerca interiore che ha preso forma lontano dai palchi, nella pittura e nella dimensione più privata della creatività.
L’incontro decisivo con Cremonini
La svolta arriva grazie a un invito inatteso. A riportarlo verso la musica è Cesare Cremonini, che gli propone di incidere il brano San Luca.
«Poi è arrivato l’invito di Cesare Cremonini a incidere la canzone “San Luca”. «Mi è piaciuta tanto perché il mio nome deriva dalla profonda devozione dei miei genitori per la Beata Vergine di San Luca, che a Bologna è un’entità rispettata anche dai laici. Illumina tutta la città. Quando ho finito di registrarla, ho capito che sarei tornato sul palco»».
Un incontro artistico e umano che diventa decisivo per il ritorno dell’artista alla musica dal vivo, dopo un periodo in cui tutto sembrava sospeso.
Un artista tra fragilità e rinascita
Nel racconto della sua carriera, Carboni torna spesso sull’idea di fragilità come parte integrante del suo percorso creativo. Fin dagli esordi, la sua musica ha cercato di raccontare un modo semplice e autentico di guardare al mondo.
Ha ricordato così anche il suo ingresso nel panorama musicale: «La sua carriera inizio grazie alla sua incoscienza: a diciannove anni si presentò a Lucio Dalla con i testi delle sue canzoni. «In realtà, i testi erano indirizzati a Ron, ma Lucio aprì lo stesso la busta e tutto cominciò…»».
Proprio Lucio Dalla e Ron fanno parte di quella fase iniziale che ha segnato l’ingresso di Carboni nella musica d’autore italiana.
Il ritorno sul palco dopo la malattia
Il ritorno alla dimensione live è arrivato dopo un periodo complesso, segnato anche dalla diagnosi di tumore al polmone nel 2022. Un momento che ha profondamente cambiato il rapporto dell’artista con la musica e con la vita.
Sul palco del Forum di Assago, Carboni è tornato a esibirsi in uno show intenso e simbolico, accompagnato da amici e colleghi come Jovanotti e Elisa, in una serata che ha assunto i toni della rinascita collettiva oltre che personale.
«Mi avevano detto che non ce l’avrei fatta, ho dovuto reagire», ha raccontato ricordando il periodo più duro della malattia.
La scaletta ha avuto un forte valore simbolico, a partire da Primavera, scelta come apertura del concerto: «La primavera è un simbolo di rinascita e cambiamento che è affascinante non solo se è legato a periodi di sfighe o di malattia, ma anche quando tutto va bene: è una voglia di vivere con nuova leggerezza e felicità».
La musica come rinascita
Il concerto si è sviluppato come un viaggio tra memoria e presente, tra le prime canzoni e i brani che hanno segnato generazioni. Per Carboni, tornare sul palco ha significato anche ridefinire il proprio rapporto con il corpo e con la voce.
«Fisicamente avevo paura di non farcela ad arrivare fino alla fine: ho dovuto fare un lungo lavoro di respirazione e diaframma. Quello che ho vissuto ha avuto un primo impatto drammatico: mi avevano detto che non c’era speranza… È stato un trauma profondo, ho dovuto reagire e la possibilità di uscirne mi ha fatto sentire diverso. Adesso ho altre priorità, altri sogni».
Accanto a lui, la presenza di Cremonini ha avuto un valore speciale anche sul palco, rafforzando un legame artistico nato nel periodo più difficile.
Un nuovo sguardo sul futuro
Oggi Carboni guarda avanti con un approccio diverso alla musica e alla carriera, più libero dalle logiche dell’industria e più vicino alla dimensione creativa originaria.
«La cosa che ho vissuto mi ha portato in una dimensione nuova, non per forza negativa, ma distaccata da una serie di logiche legate agli aspetti non profondi della scrittura della musica come la promozione, il marketing e tutti gli orpelli dai quali mi sento distante in questo momento».
Non ci sono certezze su un nuovo tour o su un disco imminente, ma l’idea di tornare a incontrare il pubblico rimane centrale, anche se in forme diverse, più intime e meno standardizzate.
«Spero di rivedervi presto»
Il ritorno alla musica non cancella la consapevolezza acquisita durante la malattia, ma la trasforma in una nuova prospettiva di vita e di lavoro.
Un percorso che si chiude, per ora, con un saluto semplice ma significativo al pubblico: ««Spero di rivedervi presto, davvero»».
