Giuliano Sangiorgi: “Guccini mi ha insegnato a non avere paura delle parole”

Giuliano Sangiorgi racconta al Corriere della Sera il legame dei Negramaro con Guccini, De André, De Gregori e Dalla, tra musica, impegno e ricordi personali.

Giuliano Sangiorgi ripercorre il rapporto dei Negramaro con alcuni dei più grandi cantautori italiani, da Francesco Guccini a Fabrizio De André, passando per Francesco De Gregori e Lucio Dalla. Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale il cantante guarda anche al futuro della band e al significato dell’impegno nella musica.

Il legame con Guccini e la musica politica

Tra i ricordi più significativi c’è quello legato a Francesco Guccini, considerato da Sangiorgi un vero punto di riferimento. Il cantante racconta di averlo indicato anche nella raccolta Note di viaggio e di aver partecipato al suo progetto discografico.

«Guccini mi ha avvicinato alla musica politica. La musica per me è sempre politica, anche Tenco faceva politica cantando l’amore. L’amore per la parola politica, o almeno la non paura di dirla, l’ho imparata da Guccini», racconta al Corriere.

Sangiorgi ricorda poi la collaborazione sulle registrazioni di Stelle, legata anche alla nascita della figlia. Il cantautore bolognese, racconta, rimase particolarmente colpito dal risultato: «Ricordo il suo entusiasmo quando ha sentito le registrazioni, era come un bambino. Ci ha ringraziato, dicendoci cosa pensava delle nostre versioni: ci aveva lasciato piena libertà. Un gigante».

L’omaggio dei Negramaro a Guccini

Il rapporto con Guccini torna anche nei concerti della band. Sangiorgi racconta che, durante una serata a Rieti, i Negramaro hanno reso omaggio sia a Lucio Battisti sia a Guccini, eseguendo Dio è morto.

Per il cantante, quella dei grandi cantautori resta una lezione destinata a durare nel tempo. Proprio per questo, dopo tre anni di tournée, sente la necessità di fermarsi per dedicarsi nuovamente alla scrittura: «Per vivere e per scrivere brani che resistano nel tempo».

Fabrizio De André, un riferimento anche nei momenti difficili

Nell’intervista al Corriere della Sera Sangiorgi parla anche del rapporto con Fabrizio De André, figura alla quale i Negramaro hanno dedicato l’album Amore che torni.

Il cantante ricorda di essersi avvicinato ancora di più alla sua musica durante un periodo complicato trascorso a New York, dove stava lavorando al nuovo romanzo e al nuovo disco: «Sono andato, senza volerlo, a cercare l’ombra ristoratrice di grandi come lui».

Il caso Salvini e il valore delle parole

Sangiorgi commenta anche la vicenda legata alla presenza di Matteo Salvini a un concerto dedicato a De André e le reazioni che ne sono seguite. Per il cantante, la musica dovrebbe avere innanzitutto una capacità di unire, ma questo non significa rinunciare alle proprie opinioni.

«Credo che la musica debba unire, però è stato giusto che la ragazza abbia detto quello che pensava: se succede nel rispetto civile, ha una forza disarmante», afferma.

Sangiorgi sottolinea inoltre l’importanza di mantenere un confronto rispettoso, dicendosi preoccupato dalla «mancanza di umanità».

Il rapporto con Francesco De Gregori

Tra gli altri grandi nomi della canzone italiana c’è Francesco De Gregori, con il quale Sangiorgi racconta di aver condiviso più volte il palco.

Il cantante ricorda in particolare una serata nella quale De Gregori gli chiese quale brano volesse interpretare. La scelta cadde su Guarda che non sono io, una decisione che sorprese il cantautore romano: «E lui era sconvolto, perché non era un classico». Un episodio che si inserisce in un rapporto di amicizia costruito anche attraverso momenti condivisi e collaborazioni.

«De Gregori voleva provocare»

Sangiorgi affronta poi le recenti dichiarazioni di De Gregori sul ruolo dell’artista e sulla necessità, o meno, di prendere posizione. La sua interpretazione è precisa: «Credo che volesse provocare, dire che non si può ridurre tutto a un pollice in su o in giù».

Il leader dei Negramaro parla di una società nella quale i social tendono a imporre schieramenti contrapposti e rivendica invece il diritto degli artisti di esprimersi. «Noi ci siamo esposti, per la Palestina e Una nessuna centomila», spiega.

Lucio Dalla e i ricordi di famiglia

Sangiorgi è anche direttore artistico del Tremiti Music Festival, manifestazione dedicata a Lucio Dalla. Il legame con il cantautore bolognese, racconta, nasce dall’infanzia e dai ricordi familiari.

«I ricordi più grandi della mia famiglia sono i viaggi in Sicilia, tutti e cinque in macchina ad ascoltare Dalla», racconta nell’intervista.

Quanto alla scelta di una location raccolta come quella delle Tremiti, Sangiorgi chiarisce che un concerto davanti a un pubblico ristretto non rappresenta necessariamente una contrapposizione rispetto ai grandi eventi: «Cantare per cento persone al tramonto alle Tremiti non esclude il resto».

Nessun Sanremo in programma

Dopo anni particolarmente intensi con i Negramaro, Sangiorgi si prepara a una pausa. Ma, almeno per il momento, non sembra esserci un ritorno sul palco dell’Ariston: alla domanda su un possibile Sanremo risponde con un netto «No no no no».

L’onorificenza ricevuta da Mattarella

Nell’intervista al Corriere della Sera c’è spazio anche per un riconoscimento istituzionale particolarmente importante. Sangiorgi ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’onorificenza di ufficiale.

Il cantante ricorda anche l’esibizione del 2 giugno davanti al capo dello Stato: «È una soddisfazione istituzionale a cui non sono abituato ma che arriva come un arcobaleno».

E alla domanda se preferisca essere definito ufficiale o generale, risponde con ironia e semplicità: «Ufficiale mi sta benissimo».

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