Irama: «Non ho paura di essere libero e lo dimostro nella mia musica»

Irama, classe 1995, si è raccontato ai microfoni di Radio Kiss Kiss nel programma "Fuori Tutto" con Pippo Pelo.

Il cantautore Irama è l’ospite di questo appuntamento con “Fuori Tutto” condotto da Pippo Pelo su Radio Kiss Kiss. Ci ha raccontato della sua vita e del suo nuovo album “Il giorno in cui ho smesso di pensare“.

Pippo Pelo: «Il 25 febbraio è uscito il tuo nuovo album. Che inizio è?»
Irama
: «Questo è il quinto disco. Nonostante io sia giovane, un po’ di cose sono successe. Sono contento di aver avuto risultati così belli, ma per me tutto è sempre un nuovo inizio.»

La canzone “Ovunque sarai” ti ha riportato a Sanremo, un Festival diverso rispetto allo scorso anno.
«Sì, l’anno scorso è stato particolare. Dispiace non esibirsi, perché dietro c’è tanta preparazione e ci sono tanti lavori che emergono durante l’esibizione. Quest’anno, per fortuna, è stato molto diverso, con una versione un po’ più intima ed è andata bene così.»

Qual è il filo conduttore che lega l’Irama degli esordi a quello di oggi?
«L’ecletticità è sempre stata molto protagonista nel mio modo di fare musica, nel mio modo di esprimermi. Non ho mai avuto paura di essere libero ed ho cercato di dimostrarlo nella musica.»

I numeri che accompagnano le tue canzoni come li vivi?
«Li subisco passivamente, nel bene e nel male. Dare un numero ad una canzone è sempre una cosa brutta. La musica è talmente soggettiva e ricca che assegnarle un numero sembra voler sgretolare l’arte. Di contro, però, fa piacere sapere che dietro quel numero ci sono tante persone che hanno apprezzato la tua canzone.»

Sei soddisfatto delle collaborazioni che hai scelto?
«Sì, assolutamente. Ho ospitato nel mio mondo artisti incredibili. È stato un onore condividere con loro il disco. Ci sono tanti amici e tanti artisti che stimavo, è bello collaborare perché si impara l’uno dall’altro.»

Perché l’album si intitola così?
«La scelta nasce da una provocazione che viene esplicata un po’ dietro il concetto che c’è nel teaser che ho scritto insieme al drammaturgo Fabio Banfo. Inizia con la frase “Non ho mai avuto paura di schiantarmi” e racconta della libertà che ho sempre provato nell’arte. Ritorna il concetto di ecletticità. Non ho mai avuto paura di essere me stesso, non ho mai seguito una regola o uno schema. Ho sempre cercato di fare dell’arte la mia vita ed è quello che racconto.»

Sei contento di tutto ciò che hai fatto?
«Beh, sì. Tutto quello che ho fatto mi ha portato a quello che sono oggi. C’è sempre stato un motivo per cui ho fatto le cose. Il giorno in cui ho smesso di pensare non è mai arrivato, nel bene e nel male. Sicuramente posso dire cosa voglio ancora fare: ho tanta strada ancora da percorrere e tante cose da imparare.»

Quando Irama viaggia con la testa dove va?
«Mah, io sono talmente tanto legato alla musica che quasi tutti i miei pensieri convergono lì, o a qualcosa di artistico. Non faccio vacanze, di solito se voglio liberare la mente faccio waveboard. La mia fidanzata si arrabbia, devo sforzarmi di fare qualche giorno di vacanza per farla felice.»

La galanteria per te è ancora praticabile?
«La galanteria per me è un bellissimo concetto. Ci sono tante cose della nostra cultura che, anche se radicate, è bello che rimangano perché fanno parte della tradizione. Il mazzo di fiori, però, è un po’ boomer, ma mi piace aprire lo sportello dell’auto.»

Sei un bravo ballerino?
«Mi muovo quando canto, ma non ballo, non sono un ballerino. In discoteca mi muovo il meno possibile.»

Qual è il tuo talento nascosto?
«Il mio talento nascosto? Il barbecue, mi piace molto preparare la carne, mi rilassa ed è un bel momento di condivisione con gli amici, mi piace essere alla griglia e vedere tutti intorno felici.»

Hai vissuto tante emozioni. Qual è il tuo podio?
«Se dovessi fare un podio delle mie emozioni? Primo posto: Concerto nei palazzetti. I live e le persone che cantano con te sono le cose più vicine all’orgasmo che ci siano! Al secondo posto l’onore più grande della mia vita: poter cantare la canzone di Francesco Guccini con la sua voce originale e aver avuto un contatto con lui. Terzo posto: l’emozione che arriverà.»

C’è qualcuno a cui ti sei ispirato?
«Certo, l’ispirazione è una forza, una ricchezza. Bisogna sempre imparare dagli altri. Non sono mai stato fanatico di una cosa, ma ho ammirato tante cose, ho cercato di studiarle e quando non le sapevo ho provato ad impararle. Guccini e De Andrè sono sempre stati i miei artisti di riferimento, come anche Zucchero, anche se poi ho fatto cose differenti. A livello internazionale Stromae, i Queen e gli Aerosmith.»

La tua famiglia ti ha sostenuto nella tua scelta di fare il cantante?
«All’inizio si fa un po’ di fatica, perché devi dimostrare di essere indipendente e che puoi mantenerti con quello che fai. In famiglia è normale che si preoccupino, perché miliardi di persone vogliono fare l’artista e la strada è molto tortuosa. La famiglia tende sempre a proteggerti; è giusto che ti incoraggi, ma vuole anche il tuo bene. Ho sempre giustificato il fatto che avessero paura, perché devi dimostrare di essere indipendente e poter vivere di musica. Quando avevo 17-18 anni ho già potuto avere un’indipendenza mia, dimostrando che quello era il mio percorso. Ho avuto la fortuna di venire da una famiglia molto colta da cui imparo sempre tante cose. Persone belle, in gamba, spero un domani di essere almeno la metà di come sono loro.»

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