Negli ultimi mesi qualcosa sta cambiando davvero nel mondo del lavoro. Non nei convegni, ma dentro le aziende. Non è teoria, né dibattito politico: non solo startup o multinazionali americane, ma imprese italiane ed europee, che stanno sperimentando modelli concreti per ridurre l’orario senza diminuire stipendi e produttività. Dall’industria alle banche, emerge un dato chiaro: lavorare meno, in molti casi, può significare lavorare meglio. E non solo per i lavoratori, anche per le imprese. E la novità è che questo cambiamento viene da realtà molto diverse tra loro addirittura nelle PMI, nelle aziende artigiane, così come nelle grandi aziende. Non esiste dunque un unico modello. Lamborghini, già da tempo, ha introdotto un sistema di settimana corta per la produzione, con una riduzione fino a 30 giorni lavorativi all’anno senza taglio degli stipendi e con miglioramenti economici complessivi. Questo grazie ad una diversa organizzazione dei turni. Nel settore bancario, Intesa Sanpaolo ha avviato la settimana di 4 giorni su base volontaria con 9 ore al giorno, quindi 36 ore settimanali, con un risparmio di 1,5 ore a settimana ed a parità di retribuzione. Sono diverse le filiali che hanno aderito a questo meccanismo enorme di flessibilità degli orari, che consente un giorno libero in più alla settimana. Poi c’è Luxottica che ha concordato 20 venerdì liberi in più all’anno, senza tagli agli stipendi. Se in Italia siamo nella fase della sperimentazione, nel Nord Europa queste logiche fanno parte di un sistema più evoluto. In Svezia, aziende legate al mondo industriale come Toyota adottano, da oltre 10 anni, giornate lavorative di 6 ore, registrando maggiore produttività con miglioramenti organizzativi e minore stress. Ma in Svezia ci sono anche diversi modelli di lavoro completamente flessibili basati sui 4 giorni.
Ridurre l’orario senza perdere produttività non è magia, è un’opportunità che può essere favorita anche dall’IA. Secondo un’analisi di McKinsey & Company e OECD, l’intelligenza artificiale può automatizzare fino al 30% delle attività lavorative e aumentare la produttività fino al 20-30% in molti settori.
Maggiore flessibilità, riduzione degli orari lavorativi e smart working in prospettiva potrebbero spingere anche il lavoro femminile. In Italia l’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa. Nei Paesi del Nord Europa, invece, il tasso di occupazione femminile supera spesso il 75-80%, contro il 57,4% italiano
Non bisogna tuttavia pensare a questi temi solo in termini di welfare ed inclusione perché essi sono favoriti anche dai vantaggi per la produttività e la qualità delle imprese. Di questo parleremo nella prossima puntata di “Economia per Tutti” con Luca Iovine e Raoul, in onda sabato 2 maggio alle 8:30 su Radio Kiss Kiss. Un viaggio tra numeri, imprese e modelli concreti per capire come sta cambiando davvero il lavoro.
