Papa Leone XIV ha visitato l’Università La Sapienza di Roma, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni, dal cappellano dell’ateneo e da centinaia di studenti che lo hanno salutato con cori e applausi. La giornata si è aperta con un momento di preghiera nella Cappella universitaria “Divina Sapienza”, prima dell’incontro nell’Aula Magna con docenti e studenti.
La visita assume un significato particolare anche alla luce delle tensioni del 2008, quando Benedetto XVI rinunciò all’appuntamento previsto nello stesso ateneo a causa delle proteste di parte del mondo accademico e studentesco.
“Chi cerca la verità trova Dio”
Nel corso dell’incontro con gli studenti, il Pontefice ha sottolineato il legame tra ricerca, studio e fede. Rivolgendosi ai giovani, ha spiegato che chi cerca la verità finisce per incontrare Dio nella bellezza della creazione e nella dignità della persona umana.
Leone XIV ha definito la visita “pastorale”, augurando agli studenti che la giornata potesse diventare “un momento di grazia e di gioia”, oltre che un’occasione di riflessione sul senso dello studio e della vita universitaria.
L’università come luogo di inclusione
Nel discorso pronunciato nell’Aula Magna, il Papa ha elogiato La Sapienza come polo di eccellenza culturale e scientifica, soffermandosi anche sull’impegno dell’ateneo per il diritto allo studio, l’inclusione delle persone con disabilità, dei detenuti e degli studenti provenienti da zone di guerra.
Particolare apprezzamento è stato espresso per il corridoio umanitario universitario attivato per giovani provenienti dalla Striscia di Gaza, definito un segno concreto di solidarietà e collaborazione tra istituzioni.
Il disagio dei giovani e la critica alla competizione
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il malessere delle nuove generazioni. Secondo il Pontefice, molti ragazzi vivono schiacciati dalle aspettative e dalla pressione delle prestazioni, dentro un sistema che riduce le persone a numeri e alimenta ansia e competitività esasperata.
“Non siamo un algoritmo”, ha affermato Leone XIV, invitando i giovani a non identificare il proprio valore con risultati, successo o produttività. Per il Papa, l’essere umano resta prima di tutto “un desiderio”, chiamato a cercare senso, giustizia e relazioni autentiche.
L’appello contro guerre e riarmo
Ampio spazio è stato dedicato ai conflitti internazionali e alla crescita delle spese militari. Il Pontefice ha parlato di un mondo “storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, denunciando quello che ha definito un “inquinamento della ragione” capace di alimentare divisioni e nemici.
Leone XIV ha criticato apertamente il riarmo globale, soprattutto in Europa, sostenendo che non si possa definire “difesa” un aumento delle spese militari che sottrae risorse a sanità ed educazione e alimenta nuove tensioni internazionali.
Ha inoltre espresso forte preoccupazione per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito militare, chiedendo che le nuove tecnologie non finiscano per deresponsabilizzare le decisioni umane o aggravare i conflitti.
“Siate artigiani della pace”
Nel finale del suo intervento, il Papa ha invitato gli studenti a trasformare inquietudine e fragilità in impegno concreto. Ai giovani ha chiesto di diventare “artigiani della pace vera”, una pace “disarmata e disarmante”, costruita attraverso la giustizia, il dialogo e la custodia della Terra.
Il Pontefice ha incoraggiato le nuove generazioni a non cedere alla rassegnazione, ricordando che il futuro non è già scritto e che serve il contributo della loro intelligenza e del loro coraggio per costruire un mondo diverso.
Il valore educativo dell’insegnamento
Un passaggio finale è stato rivolto anche ai docenti universitari. Per Leone XIV insegnare significa prima di tutto prendersi cura delle persone, trasmettere valori e aiutare gli studenti a sviluppare coscienza critica e senso della giustizia.
Secondo il Papa, il sapere non deve servire soltanto alla carriera o al lavoro, ma aiutare ciascuno a comprendere chi è e quale posto occupa nel mondo.