Il figlio del deserto: la nuova avventura tratta da una storia vera di Gilles de Maistre

Una riflessione sulla convivenza tra uomo e animali nel deserto del Sahara.

Dal 23 aprile arriva al cinema Il figlio del deserto, nuovo lavoro del regista francese Gilles de Maistre, da anni noto per i suoi racconti che mettono al centro il rapporto tra esseri umani e animali. Dopo aver esplorato storie legate a leoni, lupi e altri animali selvatici, questa volta i protagonisti sono due struzzi, al centro di una vicenda realmente accaduta.

La vera storia di Hadara, il “bambino struzzo”

Il film si ispira alla storia di Hadara, un bambino che a soli due anni si perde nel Sahara durante una tempesta di sabbia. Sopravvive per dieci anni grazie a due struzzi che lo accolgono e lo proteggono, permettendogli di adattarsi a un ambiente ostile. Si nutre di ciò che trova, come piccoli scorpioni, e sviluppa una resistenza fisica straordinaria. Dopo un decennio viene ritrovato e restituito alla madre, ma il legame con gli animali resta una parte fondamentale della sua esistenza.

Un racconto tra passato e presente

La narrazione si sviluppa su due livelli: da una parte la storia di Hadara, ambientata agli inizi del Novecento, dall’altra il percorso di una ragazza che scopre il racconto attraverso il nonno e intraprende un viaggio nel deserto. Questo intreccio permette di trasformare una vicenda poco conosciuta in un racconto più accessibile, mantenendo però il legame con la realtà.

Il messaggio del film: empatia tra specie diverse

Il regista punta ancora una volta su un tema a lui caro: la capacità degli animali di comprendere e persino salvare gli esseri umani. “Gli animali hanno una sensibilità straordinaria, anche un uccello può dimostrarlo”, ha spiegato. Il film propone così un ribaltamento di prospettiva, invitando lo spettatore a osservare la natura con occhi diversi e a riflettere sul concetto di cura oltre le differenze tra specie.

Le sfide delle riprese nel deserto

Girare in ambienti naturali estremi ha rappresentato una delle difficoltà principali. Le riprese sono state effettuate in Marocco, tra paesaggi spettacolari ma complessi da gestire, anche per la presenza di zone turistiche. Non meno impegnativo è stato lavorare con gli animali, in particolare con gli struzzi, animali imponenti e difficili da gestire sul set.

Animali veri e rispetto dell’ambiente

Come nei suoi lavori precedenti, il regista ha scelto di utilizzare animali reali, evitando effetti digitali. Gli esemplari impiegati provenivano da contesti protetti o da allevamenti e, una volta terminate le riprese, sono stati trasferiti in strutture adeguate. Una scelta che contribuisce a dare autenticità al racconto e a rafforzare il messaggio etico del film.

Un film tra emozione e critica

La pellicola si inserisce nel filone delle opere familiari, con una narrazione lineare e accessibile. Alcuni elementi, come l’uso di flashback e voce narrante, rendono la storia più guidata, ma allo stesso tempo permettono di valorizzare il lato emotivo. Il risultato è un racconto che unisce avventura e riflessione, mettendo al centro temi universali come la sopravvivenza, la diversità e il legame tra uomo e natura.

Un’eredità che continua

La storia di Hadara non si esaurisce con il suo ritorno alla civiltà. Dopo aver costruito una vita, l’uomo sarebbe tornato nel deserto per ritrovare gli animali che lo avevano cresciuto e salutarli definitivamente. Un dettaglio che rafforza il senso profondo della vicenda e che potrebbe aprire la strada a un possibile seguito cinematografico.

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