Pep Guardiola porta davanti alle telecamere una parte della propria vita rimasta finora lontana dai riflettori. Mercoledì 19 agosto debutta su Prime Video “A Beautiful Obsession”, documentario in quattro episodi che segue gli ultimi due anni dell’allenatore alla guida del Manchester City. Accanto al calcio e alle dinamiche dello spogliatoio, la serie entra anche nella dimensione privata del tecnico catalano, dalla separazione dalla moglie Cristina Serra ai momenti più difficili vissuti durante la sua ultima fase in Inghilterra.
Guardiola e il divorzio da Cristina Serra
Uno dei passaggi più personali risale al dicembre 2024. Dopo una partita del Manchester City contro la Juventus, Guardiola decide di utilizzare quanto stava accadendo nella sua vita per parlare ai calciatori del valore della passione.
«Voglio confessarvi una cosa», dice alla squadra. «Sto per divorziare dalla donna più bella di questo pianeta. Da mia moglie, dalla mia ex moglie. La amo? Certo. Mi ama? Sì, ma abbiamo perso la passione. Per molte ragioni».
Da quella confessione nasce poi il messaggio rivolto direttamente allo spogliatoio: «Dov’è la vostra passione? Qualunque cosa facciate nella vita, fatela con passione. Non voglio buoni giocatori, voglio giocatori con passione».
Cristina Serra è stata al fianco di Guardiola per circa trent’anni. La notizia della loro separazione era diventata pubblica nel gennaio 2025, anche se la decisione sarebbe stata presa nel dicembre precedente. La coppia aveva scelto di mantenere il massimo riserbo sulla propria situazione.
Un matrimonio celebrato dopo vent’anni insieme
Guardiola e Serra si erano sposati nel maggio 2014, con una cerimonia civile riservata nel municipio di Matadepera, vicino Barcellona. Al momento delle nozze stavano già insieme da circa vent’anni ed erano genitori dei loro tre figli: María, Marius e Valentina.
Il documentario mostra così quanto la separazione abbia inciso anche sulla quotidianità professionale dell’allenatore in una delle stagioni più complicate della sua esperienza inglese.
«Voglio lasciare, sono molto stanco e mi sento molto solo»
“A Beautiful Obsession” segue Guardiola anche nel rapporto con la dirigenza del Manchester City e nei momenti in cui comincia a maturare la scelta di chiudere la propria esperienza sulla panchina del club.
Dopo una sconfitta contro il Bayer Leverkusen in Champions League, il tecnico arriva a confessare: «Voglio lasciare, sono molto stanco e mi sento molto solo».
A raccontare quanto fosse cambiato Guardiola durante la stagione 2024-2025 è anche Manel Estiarte, suo storico collaboratore. Nel documentario spiega di non averlo mai visto in quelle condizioni: «Ho parlato con i giocatori in gruppo solo una volta. Erano preoccupati, perché vedevano Pep nervoso, triste, diverso e io ero l’unico che conosceva la verità. Ho detto ai giocatori che dovevano capirlo, che stava divorziando».
Lo scontro nello spogliatoio con Kyle Walker
Le telecamere mostrano anche alcuni confronti particolarmente tesi con i giocatori. Tra questi c’è la discussione con Kyle Walker, allora capitano del Manchester City, dopo una partita di Premier League contro il Liverpool nel dicembre 2024.
Guardiola critica il comportamento di Walker e Rúben Dias in occasione di un pallone perso. La reazione del difensore inglese è immediata: «Cazzo, ogni fottuta volta c’è il mio nome. Se continui a dire il mio nome in ogni discorso, per qualsiasi cosa, sarà impossibile».
Guardiola prova a spiegare la propria posizione: «Non capisci, Kyle. Quello che intendo è il concetto di perdere il pallone. Forse mi sono concentrato su di te perché sei il capitano».
Walker replica: «Non hai mai voluto che fossi il capitano».
Il confronto si chiude con Guardiola visibilmente emozionato: «Se l’hai presa come una cosa personale, Kyle, mi dispiace; sarà una mia sconfitta».
Walker avrebbe poi lasciato la squadra alcuni mesi più tardi.
L’addio al Manchester City dopo dieci anni e 20 trofei
Lo scorso maggio Guardiola ha annunciato la conclusione della propria avventura con il Manchester City dopo dieci anni e 20 titoli conquistati. Una decisione arrivata nonostante avesse ancora un anno di contratto.
Nel comunicare la scelta non aveva fornito spiegazioni particolarmente dettagliate, limitandosi a dire: «Dentro di me so che è il momento».
Il documentario permette ora di osservare ciò che accadeva dietro quella decisione, tra stanchezza, pressione professionale e cambiamenti nella vita privata.
Kevin Macdonald: «È qualcuno che non nasconde ciò che prova»
A dirigere la serie è Kevin Macdonald, vincitore dell’Oscar per il miglior documentario con “One Day in September” nel 1999. Il regista ha raccontato a Deadline di essere rimasto soprattutto colpito dalla capacità di Guardiola di mostrare apertamente le proprie emozioni.
«Che Pep interpreti se stesso è un po’ come mettere Robert De Niro a fare l’allenatore di calcio», ha spiegato Macdonald. «È qualcuno che non nasconde ciò che prova. È affascinante guardarlo».
Il regista ha inoltre raccontato di non essere stato particolarmente interessato al calcio prima di iniziare il progetto. Un elemento che, secondo lui, avrebbe contribuito a creare un rapporto differente con Guardiola.
«C’è qualcosa di abbastanza positivo nel fare domande stupide. Gli ho detto che non sapevo molto di calcio e, curiosamente, è stata proprio questa la cosa che lo ha interessato davvero. Lui ha reagito dicendo: “Dio mio, sono stufo di parlare di calcio”. Così abbiamo parlato di libri, film e ogni genere di cose».
Macdonald ha intervistato Guardiola in tre diverse occasioni con l’obiettivo di costruire non soltanto un racconto sportivo, ma soprattutto umano: «Abbiamo cercato di creare una serie emotiva e umana, che mostrasse questi giocatori mentre attraversano situazioni davvero drammatiche. Spero che la serie piaccia anche alle persone che non sono appassionate di calcio, ma che semplicemente si interessano al dramma umano».
Guardiola verso una pausa dal calcio
Dopo i successi ottenuti sulle panchine di Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City, Guardiola sembra ora intenzionato a concedersi una pausa dalla sua carriera. Nel luglio scorso ha anche respinto la proposta di diventare commissario tecnico della Nazionale italiana.
Secondo Macdonald, il tecnico sta affrontando questa nuova fase con una consapevolezza diversa: «Sta accettando l’idea che non si possa essere i migliori per sempre, ma comprende anche — e lo trasmette alle persone che gli stanno intorno — che bisogna godersi la vita, sia quando si vince sia quando si perde».
“A Beautiful Obsession” si propone quindi di raccontare Guardiola oltre i trofei e la tattica: un allenatore alle prese con la fine di un ciclo professionale e, nello stesso periodo, con uno dei cambiamenti più profondi della sua vita privata.