Barriere di Ceuta e Melilla, cosa sono e perché sono al centro della crisi migratoria

Le barriere di Ceuta e Melilla separano le due enclave spagnole dal Marocco e rappresentano uno dei confini più delicati tra Africa ed Europa, tornato al centro dell’attenzione per la nuova emergenza migratoria.

Le barriere di Ceuta e Melilla sono due sistemi di separazione costruiti dalla Spagna lungo il confine con il Marocco. Si trovano nelle due città autonome spagnole situate sulla costa nordafricana, distanti circa 225 chilometri in linea d’aria. La loro funzione è quella di controllare il confine e ostacolare gli ingressi irregolari e il contrabbando.

Oggi queste strutture sono tornate al centro dell’attenzione internazionale dopo l’ondata migratoria che ha investito soprattutto Ceuta, dove migliaia di persone hanno cercato di entrare dalla frontiera marocchina, sia via terra sia via mare. Le stime diffuse nelle ultime ore sono arrivate a parlare di circa 49mila persone, mentre le autorità locali hanno successivamente indicato una cifra di circa 60mila ingressi.

Come sono fatte le barriere

La costruzione delle barriere risale agli anni Novanta. Il sistema originario prevedeva due recinzioni parallele alte circa tre metri, dotate di posti di vigilanza e percorsi utilizzati dai mezzi delle forze di sicurezza.

La struttura è stata progressivamente rafforzata e innalzata, arrivando fino a circa sei metri. Il sistema comprende filo spinato, illuminazione ad alta intensità, videocamere a circuito chiuso, strumenti per la visione notturna e sensori elettronici acustici e visivi collegati attraverso cavi collocati sul terreno.

La barriera di Ceuta si sviluppa per circa 8 chilometri, mentre quella di Melilla raggiunge circa 12 chilometri. Nonostante il sistema di sorveglianza e le successive opere di potenziamento, nel corso degli anni non sono mancati tentativi di attraversamento da parte di gruppi numerosi di migranti.

Ceuta e Melilla, due città spagnole in Africa

La particolarità di Ceuta e Melilla nasce innanzitutto dalla loro posizione geografica. Entrambe appartengono alla Spagna, ma si trovano sulla costa nordafricana e sono circondate dal territorio marocchino.

Melilla appartiene alla Spagna dal XV secolo. Ceuta, invece, fu conquistata dal Portogallo nel 1415 e passò sotto la sovranità spagnola nel 1580, durante l’Unione delle corone iberiche; il passaggio venne poi formalizzato con il Trattato di Lisbona del 1668.

Per la Spagna sono exclavi, mentre dal punto di vista geografico possono essere considerate enclave all’interno del territorio marocchino. La loro posizione ha inoltre un’importanza strategica legata alla vicinanza allo Stretto di Gibilterra.

Il Marocco, tuttavia, non riconosce la sovranità spagnola sulle due città e le rivendica come proprie dal momento dell’indipendenza del 1956.

Un confine particolare anche per Schengen

Ceuta e Melilla fanno parte dello spazio Schengen, ma sono soggette a regole specifiche. Le due città rappresentano infatti le frontiere esterne dello spazio Schengen con il Marocco e sono previsti controlli dei documenti per chi parte da Ceuta e Melilla verso la Spagna continentale o verso altri Paesi dell’area.

La loro posizione all’interno del sistema europeo presenta quindi caratteristiche particolari. Anche sul piano doganale esistono disposizioni specifiche: Ceuta e Melilla non fanno parte del territorio doganale dell’Unione europea, pur beneficiando di un regime particolare per alcuni scambi.

Perché le barriere sono diventate un punto cruciale

La posizione delle due città rende le loro frontiere terrestri un punto particolarmente delicato. Ceuta e Melilla costituiscono infatti gli unici confini terrestri tra l’Unione europea e l’Africa.

Da anni questo rende le due enclave uno dei luoghi attraverso cui alcuni migranti cercano di raggiungere il territorio europeo. Le barriere sono state realizzate proprio per impedire o rendere più difficile il superamento irregolare della frontiera.

La crisi esplosa nelle ultime ore ha però mostrato quanto possa essere complesso controllare un confine sottoposto a una pressione improvvisa e di dimensioni eccezionali.

L’ondata migratoria e i tentativi via mare

Uno degli elementi che hanno caratterizzato l’attuale emergenza è stato il numero di persone che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco.

Secondo le autorità spagnole, l’arrivo di massa sarebbe stato favorito anche da una recente interpretazione di una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo relativa ai cosiddetti respingimenti immediati alla frontiera.

La decisione riguarda le cosiddette “devoluciones en caliente”, cioè il respingimento diretto delle persone subito dopo il tentativo di ingresso. Secondo l’interpretazione indicata nel materiale, la procedura immediata è applicabile a chi tenta di superare gli elementi fisici della frontiera terrestre, mentre per chi raggiunge Ceuta a nuoto devono essere applicate le procedure ordinarie previste dalla legislazione spagnola.

Il governo spagnolo ha sostenuto che le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani avrebbero sfruttato questa situazione, diffondendo una lettura della sentenza attraverso le reti sociali e incoraggiando nuovi tentativi di ingresso.

Decine di migliaia di ingressi e vittime in mare

Le dimensioni dell’emergenza hanno assunto proporzioni eccezionali. Le prime stime parlavano di almeno 49mila persone entrate a Ceuta nell’arco di 24 ore, cifra non inizialmente confermata ufficialmente dal ministero dell’Interno spagnolo. Successivamente il presidente dell’enclave ha parlato di circa 60mila persone, equivalenti a circa il 70% della popolazione della città.

Il tentativo di raggiungere l’enclave via mare ha provocato anche numerose vittime. Il bilancio è progressivamente aumentato nel corso della giornata, arrivando ad almeno 34 morti secondo le dichiarazioni del presidente di Ceuta; altre fonti internazionali hanno successivamente riportato cifre ancora più alte.

La pressione sul sistema di accoglienza è stata tale da trasformare alcuni parchi e spazi pubblici della città in luoghi di permanenza temporanea per centinaia di giovani, molti dei quali minorenni.

Anche Melilla finisce sotto pressione

La situazione non ha riguardato esclusivamente Ceuta. Anche a Melilla si sono verificati tentativi di ingresso attraverso diversi punti della frontiera.

Il principale valico di Beni-Enzar è stato chiuso dopo un tentativo di attraversamento di massa. Secondo le autorità locali, tra 300 e 400 persone sarebbero riuscite a entrare nell’enclave.

Gli episodi sono stati collegati anche a un possibile effetto emulazione rispetto a quanto accaduto a Ceuta. Nella zona di confine si sono inoltre verificati scontri tra gruppi di persone e forze di sicurezza marocchine.

La risposta della Spagna

Per affrontare l’emergenza, Madrid ha rafforzato la presenza delle forze di sicurezza e ha dispiegato anche l’esercito. Il premier Pedro Sánchez si è recato a Ceuta insieme al ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, indicando come priorità il ripristino della normalità e il rafforzamento dei controlli alla frontiera.

Tra le misure annunciate c’è anche l’installazione di boe lungo il frangiflutti della frontiera, con l’obiettivo di creare una barriera fisica agli arrivi via mare e facilitare le operazioni di controllo.

Il governo spagnolo ha inoltre annunciato l’intenzione di applicare gli accordi migratori con il Marocco per procedere ai rimpatri, assicurando al tempo stesso il rispetto dei diritti fondamentali e delle procedure previste dalla legge.

Nel corso della giornata, secondo le autorità spagnole, oltre 25mila persone erano già rientrate in Marocco, con le uscite dall’enclave che procedevano a un ritmo indicato di circa 150 persone al minuto.

Il ruolo del Marocco e le tensioni diplomatiche

La gestione della frontiera dipende in larga parte anche dalla collaborazione con il Marocco. Nelle ore successive all’inizio dell’emergenza, Rabat ha rafforzato la presenza delle proprie forze di sicurezza lungo il confine, cercando di contenere il flusso.

La crisi si inserisce inoltre in un rapporto tra Madrid e Rabat caratterizzato da una lunga storia di tensioni legate proprio allo status di Ceuta e Melilla.

Il governo spagnolo ha respinto l’ipotesi che l’attuale emergenza sia collegata alla recente decisione di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti, sostenendo invece che la crisi sia stata alimentata dalla lettura della sentenza sui migranti arrivati via mare e dall’azione delle organizzazioni criminali.

L’Europa guarda alla frontiera

La crisi ha rapidamente assunto una dimensione europea. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito inaccettabili le immagini provenienti da Ceuta e ha chiesto che i rimpatri siano effettuati rapidamente nel rispetto delle regole.

Da Bruxelles è stato inoltre sottolineato che i controlli sulle persone che partono da Ceuta e Melilla verso il continente europeo restano operativi. Il quadro di Schengen continua quindi ad applicarsi alle due città con le specifiche disposizioni previste per le loro frontiere esterne.

La Commissione europea considera la gestione delle frontiere esterne e la cooperazione con il Marocco elementi centrali per affrontare la pressione migratoria.

Il caso Schengen e la posizione italiana

L’emergenza ha avuto ripercussioni anche sul piano politico europeo. Il governo italiano ha valutato la possibilità di una sospensione dei meccanismi di libera circolazione con la Spagna, mentre la Francia ha annunciato un rafforzamento dei controlli alla frontiera con il territorio spagnolo.

Sul tema è intervenuto anche l’ex alto rappresentante dell’Unione europea Josep Borrell, secondo cui un Paese membro non può sospendere unilateralmente la partecipazione di un altro Stato a Schengen. La normativa europea prevede invece la possibilità, in determinate circostanze, di reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne.

Il tema mostra quindi come una crisi concentrata in un’enclave africana sotto sovranità spagnola possa rapidamente trasformarsi in una questione riguardante l’intero sistema europeo di gestione delle frontiere.

Barriere, sicurezza e una crisi che va oltre il confine

Le barriere di Ceuta e Melilla non sono soltanto strutture fisiche. Sono diventate il simbolo di una frontiera particolarmente complessa, dove si intrecciano controllo dell’immigrazione, rapporti tra Spagna e Marocco, regole europee e sicurezza.

L’emergenza attuale ha evidenziato i limiti di una barriera fisica di fronte a movimenti di massa e, allo stesso tempo, ha riportato al centro il problema delle procedure da applicare a chi riesce a superare il confine.

Ceuta e Melilla rimangono così due punti estremamente sensibili del confine europeo: città spagnole in Africa, frontiere esterne dello spazio Schengen e territori al centro di una disputa di sovranità con il Marocco.

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