Elisa torna su alcuni dei momenti più difficili della sua vita, raccontando l’abuso sessuale subito nell’infanzia, la separazione dal marito e il percorso che l’ha portata a chiedere aiuto. In un’intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, pubblicata il 3 novembre 2026, la cantautrice parla di ferite rimaste a lungo nascoste e della necessità di affrontarle. Da questa trasformazione nasce Kintsugi, il progetto che comprende un mediometraggio e un nuovo album, in uscita il 27 novembre.
L’abuso a otto anni: «Mi ha segnata per sempre»
Elisa affronta uno degli episodi più dolorosi della propria infanzia: «Da piccola ho subito un abuso sessuale». Alla domanda sull’età risponde: «Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile».
La cantante racconta di aver impiegato molti anni prima di confidarsi con la madre e di aver iniziato un percorso psicologico soltanto a 48 anni. «Sto imparando a non colpevolizzarmi», spiega, sottolineando quanto sia importante parlare delle violenze subite.
«Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito abusi», afferma, ribadendo un messaggio che considera fondamentale: «Una persona abusata non ha mai nessuna colpa».
La separazione dal marito: «Non avevo messo in preventivo di chiudere»
Nell’intervista Elisa conferma anche la fine del matrimonio: «La rottura tra mio marito e me è avvenuta a settembre dell’anno scorso, dopo diciassette anni vissuti insieme».
Una separazione particolarmente difficile, considerando i figli e il legame costruito nel tempo. «Questo sovvertimento mi ha portato a guardami dentro spietatamente, a farmi domande che non mi ero mai posta», racconta.
La crisi ha coinvolto anche il suo rapporto con la musica: «A un certo punto ho pensato anche di ritirarmi, di farmi una nicchia al riparo del mondo». La decisione di affrontare ciò che stava vivendo le ha permesso di ritrovare la creatività.
Kintsugi, i diari e la possibilità di ricominciare
Il nuovo album e il mediometraggio sono nati da un percorso personale nel quale hanno avuto un ruolo importante anche i diari che Elisa scrive fin dalle elementari.
«Ho dei grandi bauli che li contengono», racconta, spiegando di aver ritrovato in quelle pagine ricordi e ferite profonde.
Il titolo Kintsugi richiama la tecnica giapponese che valorizza le fratture degli oggetti riparati. Un’immagine nella quale la cantante riconosce il proprio cambiamento: «È da tutte quelle crepe che esce la tua luce».
L’autostima e le ferite legate alla figura paterna
Elisa riflette infine sulla difficoltà di riconoscere il proprio valore, anche dopo una carriera ricca di successi. «I successi nella vita artistica non necessariamente corrispondono ai successi dell’anima», osserva.
Parlando del rapporto con il padre, aggiunge: «Da bambina mi sono sentita rifiutata», spiegando quanto quelle esperienze abbiano inciso sulle relazioni successive.
La cantautrice critica anche la pressione esercitata dalla società digitale, nella quale il bisogno continuo di mostrarsi rischia di confondere il successo con la qualità della vita.
