Michele Riondino: “Zuncheddu va risarcito”. E sul nuovo Montalbano: “Se me lo proponessero, non rifiuterei”

Michele Riondino, intervistato dal Corriere della Sera, denuncia il mancato risarcimento di Beniamino Zuncheddu, innocente dopo 33 anni di carcere, e racconta il suo impegno civile nel film “Zustìssia”. L'attore apre anche alla possibilità di interpretare il nuovo commissario Montalbano.

Michele Riondino torna a parlare di giustizia, responsabilità civile e del ruolo del cinema nella società, senza nascondere la propria indignazione per la vicenda di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo rimasto in carcere per 33 anni prima di essere riconosciuto innocente. In un’intervista rilasciata a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, l’attore racconta l’esperienza sul set di “Zustìssia”, il film diretto da Francesco Piras nel quale interpreta l’avvocato Mauro Trogu, e riflette sulle conseguenze di uno dei più gravi errori giudiziari italiani. Non manca, infine, un’apertura sul possibile ritorno nei panni del commissario Montalbano, questa volta da adulto.

Michele Riondino e il caso Zuncheddu: “Un innocente sbattuto in carcere”

La storia di Beniamino Zuncheddu continua a rappresentare una ferita aperta per la giustizia italiana. Condannato per un triplice omicidio che non aveva commesso, l’uomo ha trascorso 33 anni in carcere, fino alla definitiva dichiarazione di innocenza.

Nel film “Zustìssia”, Fabrizio Ferracane interpreta Zuncheddu, mentre Riondino dà volto all’avvocato che ha contribuito a riaprire il caso, senza arrendersi davanti a una condanna ormai definitiva.

L’attore non nasconde la durezza del proprio giudizio sulle indagini: “Dietro un errore di queste dimensioni c’è un percorso di negligenze, o peggio”. Secondo Riondino, senza la determinazione del legale, Zuncheddu avrebbe rischiato di trascorrere tutta la vita dietro le sbarre.

Il risarcimento negato e le responsabilità dello Stato

Uno degli aspetti che indignano maggiormente Riondino riguarda il mancato risarcimento dell’ex detenuto, nonostante il lunghissimo periodo trascorso ingiustamente in prigione.

“Sì, inaccettabile. Come se la magistratura volesse negare il suo errore. Ma per Beniamino il tempo passa, ora lui ha più di sessant’anni, e meriterebbe che lo Stato facesse il suo dovere”.

L’attore richiama anche le responsabilità di una parte dell’informazione, accusata di aver contribuito a condannare pubblicamente Zuncheddu prima ancora delle sentenze. Allo stesso tempo, invita a non utilizzare gli errori giudiziari per alimentare campagne indiscriminate contro la magistratura, sottolineando il pericolo dei processi mediatici e delle condanne pronunciate sui social.

Il cinema come impegno civile: “Io zitto non ci sto”

Il rapporto tra cinema e responsabilità sociale è un altro tema centrale dell’intervista. Dopo “Palazzina Laf”, Riondino torna a interpretare una storia legata a un’ingiustizia, confermando la volontà di affrontare questioni che riguardano direttamente la collettività.

“Prima di essere attori siamo cittadini, ce lo ha insegnato Gian Maria Volontè”, afferma, rivendicando il diritto degli artisti a prendere posizione sui problemi del proprio tempo.

Per Riondino, il cinema deve conservare la libertà di interrogare il potere, anche quando questo significa sollevare critiche scomode. Una convinzione che riassume senza esitazioni: “Ma nessuno venga a dirci di fare gli attori e stare zitti. Io zitto non ci sto”.

Riondino pronto a diventare il nuovo commissario Montalbano

Nell’intervista al Corriere della Sera trova spazio anche il futuro professionale dell’attore, che in passato ha interpretato il giovane Salvo Montalbano nella serie televisiva ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri.

Alla domanda sulla possibilità di raccogliere l’eredità di Luca Zingaretti, Riondino non chiude affatto la porta, pur senza annunciare alcun progetto ufficiale.

“Possiamo dire che, per ragioni d’età, non sarò più il giovane Montalbano. Ovviamente sarei onorato, anche per la stima e l’affetto che ho per Luca. Avverrebbe in totale continuità. Io ho avuto poi la fortuna di discutere del personaggio con chi lo aveva creato, il magnifico Andrea Camilleri. Insomma, se me lo proponessero, non rifiuterei di certo”.

Una disponibilità che alimenta inevitabilmente la curiosità sul futuro televisivo del celebre commissario, ma che per il momento rimane soltanto un’ipotesi. Per Riondino, intanto, la priorità è continuare a raccontare storie capaci di lasciare un segno, come quella di Beniamino Zuncheddu, nella speranza che alla libertà riconquistata possa finalmente accompagnarsi anche il riconoscimento concreto dell’ingiustizia subita.

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