Naza arriva al cinema: quando esce e cosa racconta il documentario su Gaza

Naza raccoglie testimonianze anonime attribuite a membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano per raccontare sorveglianza, tecnologia e il tema delle vittime civili a Gaza.

Un racconto costruito quasi interamente sulle voci di chi sostiene di aver preso parte, dall’interno, ai sistemi di sorveglianza e selezione degli obiettivi utilizzati nella guerra a Gaza. Naza, presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia dove ha vinto il premio speciale della Giuria e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, raccoglie testimonianze anonime attribuite a operatori dell’intelligence e membri dell’esercito israeliano che descrivono tecnologie, procedure e criteri impiegati dal 2023 nelle operazioni militari.

Il documentario arriverà nei cinema italiani come evento speciale il 28, 29 e 30 settembre, distribuito da I Wonder Pictures.

Naza, il significato del titolo e il tema del “danno collaterale”

Al centro del film c’è il concetto di “danno collaterale”, vale a dire il numero di persone che potrebbero essere uccise durante un attacco diretto contro un determinato obiettivo.

Nel documentario il termine “Naza” viene utilizzato proprio per indicare le vittime civili considerate potenzialmente coinvolte in un’operazione militare.

Secondo le testimonianze raccolte, la quantità di vittime ritenuta accettabile varierebbe in funzione dell’importanza attribuita all’obiettivo da colpire. È uno degli aspetti più duri affrontati dal film, che prova a mostrare il funzionamento interno di un sistema nel quale decisioni militari e strumenti tecnologici si intrecciano.

Le testimonianze anonime sui tetti di Tel Aviv

La scelta visiva è essenziale. Le interviste vengono ascoltate durante la notte, sui tetti di Tel Aviv, con i protagonisti ripresi senza mostrarne l’identità.

Alle loro spalle scorre la vita quotidiana della città: finestre illuminate, appartamenti, televisori accesi e immagini di esponenti politici e mediatici.

Il contrasto tra la normalità della vita urbana e il contenuto delle testimonianze diventa uno degli elementi centrali del film.

Gli intervistati descrivono una progressiva presa di coscienza rispetto alle operazioni alle quali sostengono di aver partecipato, raccontando meccanismi di sorveglianza, individuazione degli obiettivi e gestione delle conseguenze degli attacchi.

Dalle intercettazioni all’intelligenza artificiale

Naza ricostruisce anche il ruolo assunto dalla tecnologia nel controllo della popolazione palestinese.

Il racconto parte dalle reti di comunicazione installate a Gaza negli anni Settanta e arriva agli strumenti più recenti: intercettazioni, hackeraggio, raccolta massiva di dati e sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo quanto raccontato nel documentario, queste tecnologie sarebbero state utilizzate per analizzare grandi quantità di informazioni, incrociare dati e contribuire all’individuazione delle persone e dei luoghi da colpire.

Uno degli operatori intervistati arriva a sostenere che affidare una scelta all’intelligenza artificiale potrebbe apparire preferibile rispetto a lasciare la decisione a una persona emotivamente coinvolta nel conflitto.

Numeri, diagrammi e criteri operativi

Per rendere comprensibili meccanismi estremamente complessi, il documentario utilizza anche strumenti semplici: fogli, schemi e diagrammi tracciati a mano dagli stessi intervistati.

I numeri occupano una parte importante del racconto, soprattutto quando vengono descritte le soglie di vittime collaterali che, secondo le testimonianze, sarebbero state considerate accettabili durante alcune operazioni.

La prospettiva scelta non si concentra tanto sulla responsabilità dei singoli, quanto sull’idea di un sistema strutturato e organizzato nel quale tecnologie, procedure e ordini concorrono alla selezione degli obiettivi.

Un lavoro nato dopo No Other Land

Yuval Abraham e Rachel Szor avevano già lavorato a No Other Land, documentario premiato con l’Oscar.

Con Naza lo sguardo si sposta dai territori della Cisgiordania occupata al cuore della società israeliana, cercando di raccontare il conflitto attraverso le voci di chi sostiene di aver operato all’interno degli apparati militari e di intelligence.

Il progetto ha tra i produttori esecutivi Jonathan Glazer e si è avvalso della consulenza di Laura Poitras.

Un documentario che interroga il confine tra tecnologia e responsabilità

Il film non punta sull’enfasi visiva, ma sulla forza delle testimonianze e sulla distanza tra il linguaggio tecnico utilizzato dagli operatori e le conseguenze umane delle operazioni descritte.

Il risultato è un’opera che prova a interrogarsi sul modo in cui strumenti digitali, algoritmi e procedure militari possano trasformare decisioni di enorme impatto umano in processi apparentemente astratti.

La domanda che attraversa tutto il documentario riguarda proprio questo confine: quanto può diventare impersonale una decisione quando viene affidata a sistemi di analisi, criteri numerici e tecnologie di sorveglianza?

Naza al cinema il 28, 29 e 30 settembre

Naza sarà distribuito nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre come evento speciale.

Yuval Abraham ha sottolineato l’importanza della distribuzione italiana, collegandola anche al dibattito politico europeo sul rapporto con Israele e sulle misure internazionali adottate o discusse durante il conflitto.

Il film arriva così nelle sale come un lavoro costruito dall’interno della società israeliana e basato su testimonianze che chiedono allo spettatore di confrontarsi con il tema più doloroso evocato dal titolo stesso: le persone considerate “collaterali” all’interno di una strategia militare.

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