Mara Maionchi arriva a Lugano con la schiettezza che da decenni accompagna il suo lavoro nella musica e in televisione. Domenica 13 settembre sarà tra i protagonisti di Endorfine, il festival che quest’anno ruota intorno al tema del potere. Il suo sarà un viaggio nella musica italiana, nella tv e nei cambiamenti vissuti durante una carriera cominciata quasi sessant’anni fa.
«Io sono così, non cambio»
Il rapporto con il Ticino parte anche dalla sua storia familiare. Sua madre era di Como, mentre uno zio attraversava ogni giorno il confine per lavorare in Svizzera.
Maionchi non pensa di dover adattare il proprio carattere ai luoghi in cui si trova: «Io sono così, non cambio a seconda dei posti dove vado. Faccio semplicemente me stessa, sono sempre uguale. E anche a Lugano sarà così».
Una schiettezza che non significa sentirsi sempre nel giusto: «Sostengo le mie idee, che possono anche essere sbagliate».
Il lavoro prima del successo
Il consiglio ai giovani è quello di non confondere il talento con una scorciatoia. «Qualsiasi lavoro tu faccia, devi dedicarti. Se uno canta perché gli piace e pensa di farne un mestiere, deve affrontarlo con dedizione come tutti gli altri mestieri».
La sua carriera iniziò quasi per caso: «Ci sono arrivata attraverso un annuncio sul Corriere della Sera: cercavano una segretaria per un ufficio stampa, mi sono presentata e mi hanno assunta».
Poi il passaggio dalla comunicazione alla parte artistica e l’inizio di una storia professionale entrata nella discografia italiana.
Ornella Vanoni e l’importanza di costruire un’identità
Maionchi ha lavorato anche con Ornella Vanoni e, parlando di possibili eredi, invita a evitare imitazioni.
«Oggi ci sono ragazze brave, però artisticamente devi costruire una linea: scegliere i pezzi, curare il modo di vestire e di essere. Bisogna curare tutto, senza cercare di diventare un’altra persona: devi far crescere te stesso».
Per durare, sostiene, il talento deve essere accompagnato da lavoro, curiosità e attenzione a ciò che accade nella musica.
Mango, Nannini e Tiziano Ferro
Tra gli artisti incontrati durante la carriera, Maionchi conserva giudizi molto precisi.
«Mango era bravissimo, il più bravo cantante che avessi mai sentito per capacità di canto: aveva un’intonazione fantastica. Gianna aveva una grande capacità comunicativa, con questa figura di donna un po’ rivoluzionaria. Tiziano Ferro cantava benissimo, scriveva belle canzoni ed era un artista serio».
Tra quelli con cui avrebbe voluto collaborare cita invece Giorgia, mentre ricorda di essere rimasta colpita anche da Franco Battiato.
«Ho avuto fortuna»
Dopo decenni di successi, Maionchi non costruisce spiegazioni complicate sul proprio percorso.
«Ho avuto fortuna. Gli incontri sono dettati anche dalla fortuna e dal destino. Poi la fortuna devi saperla lavorare, ma non c’è dubbio che abbia avuto un ruolo».
E anche oggi resta curiosa verso ciò che arriva dalle nuove generazioni: ciò che cerca in un artista è soprattutto «la particolarità», qualcosa capace di risultare riconoscibile senza rompere necessariamente con la tradizione.
Una filosofia rimasta sostanzialmente identica dal 1967: ascoltare, incontrare persone e continuare a lasciarsi sorprendere.