Penélope Cruz e Javier Bardem sono tornati a recitare insieme in Bunker, il nuovo film di Florian Zeller presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Durante l’incontro con la stampa, i due attori hanno parlato del rapporto tra vita privata e lavoro, del significato del film e dei temi che attraversano una storia costruita attorno alla paura, all’isolamento e alla progressiva perdita dei legami umani.
Una coppia in crisi davanti a una scelta estrema
Nel film Bardem interpreta un architetto spagnolo di successo che vive a Londra e riceve l’incarico di progettare un bunker di lusso per un tecnoligarca. Cruz veste invece i panni della moglie, un’editrice che fatica a sentirsi pienamente integrata nel contesto professionale britannico.
La possibilità di accettare quel lavoro apre una frattura nella coppia e mette in discussione valori, priorità e rapporti personali. A complicare ulteriormente gli equilibri c’è anche un conflitto con un vicino legato a una finestra costruita sul muro confinante della loro abitazione.
Cruz: «Abbiamo un buon equilibrio tra personale e professionale»
Uno dei temi centrali dell’incontro ha riguardato proprio il fatto di lavorare insieme pur essendo una coppia anche nella vita.
Bardem ha spiegato che entrambi sono abituati a creare una separazione tra realtà e finzione, elemento indispensabile per poter affrontare il mestiere di attore.
Penélope Cruz ha definito il processo molto naturale: «Amiamo la nostra professione e abbiamo un buon equilibrio tra la vita personale e quella professionale».
L’attrice ha anche sottolineato l’importanza della fiducia riposta nel regista, soprattutto nelle scene più emotive. Fin dal primo incontro, ha raccontato, entrambi hanno avuto la sensazione che Zeller avrebbe saputo proteggerli senza invadere la loro intimità.
Zeller li aveva immaginati fin dall’inizio
Florian Zeller ha raccontato di aver scritto il progetto pensando direttamente a Cruz e Bardem. A convincerlo non è stato soltanto il valore dei due interpreti, ma anche la particolare sovrapposizione tra realtà e finzione che la loro presenza insieme sullo schermo rende possibile.
Il regista cercava una forma di autenticità capace di emergere proprio attraverso due attori disposti a esporsi senza paura nei momenti più delicati del racconto.
Un film sul rischio dell’isolamento
Il bunker del titolo non è soltanto un rifugio fisico. Nelle intenzioni del regista diventa anche il simbolo di una società che tende sempre più a chiudersi e a perdere il contatto con gli altri.
Zeller ha spiegato di essere partito dalla storia di un ricchissimo imprenditore tecnologico intento a costruirsi un rifugio segreto alle Hawaii. Da qui nasce il paradosso che attraversa il film: chi ha costruito la propria fortuna promettendo connessione finisce per cercare un luogo in cui isolarsi completamente.
Penélope Cruz contro la perdita dei rapporti umani
Cruz ha collegato il proprio personaggio a una riflessione personale sulla società contemporanea.
«Per me era importante parlare, attraverso il mio personaggio, della manipolazione in cui viviamo e del rischio di perdere la connessione umana», ha spiegato.
L’attrice ha aggiunto: «Ci trattano come marionette e, nonostante sia qualcosa di evidente, non reagiamo. E questo mi provoca tristezza e rabbia».
Nonostante questa visione preoccupata, Cruz ha detto di trovare segnali di speranza nelle nuove generazioni, che a suo giudizio mostrano maggiore attenzione verso la politica e una crescente consapevolezza rispetto alla mancanza di empatia.
Bardem: «Ho un megafono e lo uso»
Anche Javier Bardem ha affrontato il tema della responsabilità pubblica degli artisti. Secondo l’attore, il lavoro di un interprete consiste prima di tutto nel servire la storia immaginata dal regista, ma sul piano personale la responsabilità non è diversa da quella di qualsiasi altro cittadino.
«Io ho la fortuna di avere un megafono e lo uso», ha dichiarato, rivendicando così la possibilità di esprimere pubblicamente ciò in cui crede.
Due lingue per raccontare la coppia
In Bunker, Cruz e Bardem parlano inglese quando interagiscono con amici, colleghi e vicini, mentre utilizzano lo spagnolo nei momenti privati.
Per Cruz si tratta di un segnale di quanto il cinema sia cambiato. Secondo l’attrice, fino a dieci o quindici anni fa sarebbe stato molto più difficile finanziare un progetto costruito su una dimensione così multiculturale.
La possibilità di alternare più lingue permette invece oggi di rappresentare in modo più naturale personaggi che vivono e lavorano fuori dal proprio Paese.
Un nuovo capitolo insieme sul grande schermo
Nel cast figurano anche Stephen Graham, nel ruolo del vicino coinvolto nel conflitto con la coppia, Paul Dano nei panni del tecnoligarca e Patrick Schwarzenegger, che interpreta uno scrittore legato al lavoro del personaggio di Cruz.
Per Penélope Cruz e Javier Bardem, Bunker rappresenta quindi un nuovo progetto condiviso, costruito però su un equilibrio preciso: portare sullo schermo l’intimità di una coppia in crisi senza confondere la finzione con la loro vita privata.