Alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 arriva Musk, il nuovo documentario di Alex Gibney, presentato fuori concorso. Il regista premio Oscar costruisce un ritratto lungo e polemico di Elon Musk, ripercorrendone l’infanzia, l’ascesa imprenditoriale e il peso crescente conquistato tra tecnologia, comunicazione e politica.
Il giudizio di Gibney è netto: Musk viene definito «estremamente pericoloso per le democrazie nel mondo», soprattutto per la concentrazione di potere economico, tecnologico e mediatico nelle mani di un solo individuo.
Dall’infanzia a Tesla, SpaceX e X
Il documentario parte dalle origini del miliardario e segue le tappe principali della sua carriera, fino alla crescita di aziende come Tesla e SpaceX e all’acquisizione di Twitter, poi trasformato in X.
A questo percorso si affianca l’analisi della sua crescente presenza nella politica internazionale. Il film mette in relazione l’appoggio a governi e movimenti conservatori con interessi economici e strategie industriali, insistendo sul rischio di un potere esercitato con pochi contrappesi e scarsa trasparenza.
Tre ore di testimonianze e materiali d’archivio
Musk dura circa tre ore, con un intervallo di dieci minuti, e raccoglie un ampio numero di testimonianze.
Tra le persone intervistate figurano l’ex moglie Justine Wilson, ex collaboratori, amici, giornalisti e l’influencer Ashley St. Clair. Il film alterna ricordi personali, episodi controversi, conflitti pubblici e materiali d’archivio per ricostruire sia la dimensione privata sia quella pubblica dell’imprenditore.
Gibney dedica attenzione anche al rapporto tra Musk e la propria comunità di sostenitori, descritta come particolarmente compatta nel difenderlo dalle critiche.
Il nodo del potere senza controllo
Uno dei temi centrali è la difficoltà di stabilire limiti al potere di chi controlla piattaforme, infrastrutture tecnologiche e grandi risorse finanziarie.
Secondo la ricostruzione proposta dal film, Musk avrebbe saputo sfruttare con grande efficacia il rapporto tra impresa, comunicazione e politica. La preoccupazione del regista riguarda soprattutto la possibilità che un simile livello di influenza finisca per incidere direttamente sul funzionamento delle democrazie.
La paura di parlare e il caso Ashley St. Clair
Il documentario affronta anche il tema del silenzio e della paura delle possibili ritorsioni.
Alcune delle persone coinvolte avrebbero mostrato forti esitazioni nel parlare apertamente di Musk. Tra gli episodi raccontati c’è quello di Ashley St. Clair, che sostiene di aver ricevuto un’offerta da 40 milioni di dollari per non comparire nel film.
Per Gibney, il caso diventa uno degli esempi più evidenti di quanto denaro e potere possano condizionare la disponibilità delle persone a esporsi pubblicamente.
Intelligenza artificiale, dati e controllo delle informazioni
Un’altra parte del film riguarda il rapporto con le tecnologie emergenti. Gibney si concentra sulla gestione dei dati, sul ruolo dell’intelligenza artificiale e sulle promesse di innovazione formulate nel corso degli anni.
Il punto centrale resta sempre il medesimo: quando informazione, tecnologia e comunicazione finiscono sotto un controllo molto concentrato, possono trasformarsi anche in strumenti di influenza politica e culturale.
Tra biografia e provocazione visiva
Dal punto di vista narrativo, Musk alterna interviste, ricostruzioni, immagini d’archivio e soluzioni più provocatorie.
Tra queste compare anche una rappresentazione generata con l’intelligenza artificiale di Musk, utilizzata per sottolineare il divario tra immagine pubblica e realtà. Il tono oscilla così tra il documentario investigativo, il grottesco e la satira.
Le critiche al film
Non sono mancate valutazioni negative. Alcune recensioni hanno giudicato il documentario troppo lungo e poco innovativo, sottolineando come molti degli episodi trattati fossero già ampiamente conosciuti.
La principale critica riguarda il metodo: secondo i detrattori, il film accumula materiali e insinuazioni senza riuscire sempre a spiegare fino in fondo come Musk abbia costruito un potere tanto esteso.
Pur riconoscendo la quantità di ricerca e il rigore del montaggio, viene quindi contestata la capacità dell’opera di offrire un’analisi realmente nuova rispetto al dibattito già esistente.
Un film sul rapporto tra tecnologia e democrazia
Al di là delle opinioni critiche, Musk si concentra su una questione precisa: cosa succede quando potere economico, controllo tecnologico, influenza politica e capacità di orientare l’informazione finiscono per convergere.
Gibney non propone una soluzione definitiva, ma costruisce il documentario come un avvertimento sui rischi di una concentrazione di potere difficilmente controllabile.
Musk a Venezia 2026
Il film è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026. La regia è di Alex Gibney e la durata complessiva è di circa tre ore, più dieci minuti di intervallo.
Più che una semplice biografia di Elon Musk, il documentario prova quindi a trasformare la sua vicenda personale e imprenditoriale in una riflessione più ampia sul rapporto tra tecnologia, denaro, politica e democrazia.