Ferruccio Amendola, 25 anni fa l’addio alla voce che rese immortali i divi di Hollywood

A 25 anni dalla morte di Ferruccio Amendola, il ricordo di una voce entrata nella storia del cinema italiano attraverso De Niro, Stallone, Hoffman, Pacino e Tomas Milian.

Il 3 settembre 2001 moriva a Roma Ferruccio Amendola, uno dei protagonisti assoluti del doppiaggio italiano. A 25 anni dalla sua scomparsa, il ricordo resta inevitabilmente legato alle interpretazioni che hanno accompagnato intere generazioni di spettatori, dando una voce italiana ad alcuni dei più grandi attori di Hollywood. Robert De Niro, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman e Al Pacino sono soltanto alcuni dei nomi entrati nella sua lunghissima carriera.

Dagli esordi da bambino al doppiaggio

Ferruccio Amendola era nato a Torino il 22 luglio 1930, in una famiglia legata al mondo dello spettacolo. Figlio di attori teatrali e nipote di un commediografo, iniziò prestissimo: a cinque anni aveva già calcato il palcoscenico e a tredici arrivò il debutto cinematografico in “Gian Burrasca” di Sergio Tofano, nel 1943.

Un’altra esperienza importante arrivò con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, dove prestò la voce al piccolo Vito Annicchiarico. Dalla fine degli anni Sessanta il doppiaggio divenne progressivamente il centro della sua attività.

La svolta con Dustin Hoffman

Uno dei passaggi decisivi fu “Un uomo da marciapiede”, uscito nel 1969. Il regista John Schlesinger lo scelse per doppiare Dustin Hoffman nei panni di Ratso, chiamato “Sozzo” nella versione italiana.

Da quel momento Amendola accompagnò Hoffman in numerosi altri film, tra cui “Tutti gli uomini del presidente”, “Kramer contro Kramer”, “Rain Man” e “Hook – Capitan Uncino”. Proprio Hoffman ebbe modo di complimentarsi con lui scherzando sulla capacità del doppiatore italiano di appropriarsi del personaggio: «Ottimo lavoro Ferruccio, ricordati solo che Dustin Hoffman sono io».

Il legame indissolubile con Robert De Niro

È però Robert De Niro uno degli attori maggiormente identificati in Italia con la voce di Amendola. Il sodalizio attraversò film entrati nella storia del cinema, da “Taxi Driver” a “Toro scatenato”, da “C’era una volta in America” a “Gli intoccabili”.

Tra i personaggi ai quali Amendola era particolarmente affezionato c’era Jimmy Doyle, il sassofonista interpretato da De Niro in “New York, New York” del 1977. I due si incontrarono personalmente nel 1991 sul palco dei Telegatti, dopo anni in cui il doppiatore aveva contribuito a rendere familiare al pubblico italiano la voce dell’attore americano.

Rocky, Rambo e il mondo di Stallone

Un altro volto inevitabilmente associato al timbro di Amendola è quello di Sylvester Stallone. Fu lui a prestargli la voce in numerosi capitoli delle saghe di “Rocky” e “Rambo”, anche se nel primo film dedicato al pugile Rocky Balboa il protagonista era stato doppiato da Gigi Proietti.

A differenza di quanto accadde con De Niro, Hoffman e altri attori americani, Amendola non incontrò mai personalmente Stallone. Il suo lavoro contribuì comunque in modo determinante alla popolarità italiana di quei personaggi e delle loro battute.

Da Michael Corleone a Tony Montana

Importante anche il rapporto professionale con i personaggi interpretati da Al Pacino. Pur non essendo la sua unica voce italiana, Amendola lo doppiò in alcuni dei ruoli fondamentali della sua carriera.

Fu Michael Corleone nella trilogia de “Il padrino”, ma anche il protagonista di “Serpico” e soprattutto Tony Montana in “Scarface”. Interpretazioni che hanno contribuito a fissare nella memoria del pubblico italiano una particolare sonorità associata ai personaggi più celebri dell’attore americano.

Tomas Milian e il successo di Er Monnezza

Un capitolo particolare della sua carriera riguarda Tomas Milian. Fu lo stesso attore a volerlo come voce italiana dei personaggi di Nico Giraldi ed Er Monnezza, diventati tra i simboli del cinema poliziesco e della commedia popolare italiana.

Il contributo di Amendola andò ben oltre una semplice traduzione dei dialoghi: la sua interpretazione vocale divenne parte integrante dell’identità con cui quei personaggi furono conosciuti dal pubblico.

Da “Ritorno al futuro” a “I Robinson”

La carriera di Amendola non si limitò ai nomi maggiormente associati alla sua voce. Doppiò anche Christopher Lloyd nei panni di Doc nella trilogia di “Ritorno al futuro”, Peter Falk nel ruolo del tenente Colombo e Bill Cosby nelle sitcom “I Robinson” e “Cosby”.

Continuò a lavorare fino a poche settimane prima della morte. Si spense a Roma il 3 settembre 2001, a 71 anni, dopo una lunga malattia.

Una voce diventata parte dei personaggi

Ferruccio Amendola fu anche attore e volto televisivo, oltre a essere il padre dell’attore Claudio Amendola, ma è soprattutto la voce ad averlo reso immediatamente riconoscibile al grande pubblico. Anche fuori dal cinema, come negli spot televisivi di cui fu protagonista, bastavano poche parole perché il suo timbro risultasse inconfondibile.

A 25 anni dalla morte, la sua eredità continua così a vivere nei film che ha doppiato e nei personaggi ai quali ha dato una seconda identità per il pubblico italiano. Una presenza invisibile davanti allo schermo, ma diventata parte integrante della memoria del cinema.

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