US Open, Federer: “Sceglierei Alcaraz per un’ultima partita”

Roger Federer torna in campo agli US Open per un’esibizione e rivela il suo desiderio mai realizzato: affrontare Carlos Alcaraz in una partita ufficiale.

Roger Federer torna a respirare l’atmosfera degli US Open. A 45 anni, l’ex campione svizzero è rientrato sul campo di Flushing Meadows, racchetta in mano, allenandosi sull’Arthur Ashe Stadium insieme a Lorenzo Musetti. Un ritorno speciale per il cinque volte vincitore consecutivo del torneo, pronto a essere protagonista di una serata celebrativa a New York.

Federer di nuovo in campo all’Arthur Ashe Stadium

Lo svizzero ha raccontato di non aver più disputato un incontro di singolare dalla sconfitta contro Hubert Hurkacz a Wimbledon nel 2021. Questa volta, però, non si tratta di un vero ritorno al circuito professionistico.

Federer sarà infatti impegnato martedì in un’esibizione contro lo statunitense Andy Roddick. Successivamente è previsto anche un incontro di doppio al quale prenderanno parte altre due leggende del tennis americano, Andre Agassi e John McEnroe.

L’appuntamento rappresenta anche una sorta di omaggio in vista dell’ingresso dello svizzero nella Hall of Fame, previsto nella stessa settimana con una cerimonia a Newport, sede del Salone della Fama del tennis.

Federer: «Contro Alcaraz sarebbe emozionante»

Alla domanda su quale avversario sceglierebbe nel caso potesse disputare un ultimo incontro professionistico agli US Open, Federer non ha avuto molti dubbi. Il nome indicato è quello del campione in carica Carlos Alcaraz.

«Sì, forse sarebbe Carlos. Credo che sarebbe emozionante. Non ho mai avuto l’opportunità di giocare contro di lui, né contro Sinner. Ci siamo soltanto allenati un po’ quando loro stavano iniziando», ha spiegato Federer.

Lo svizzero ha ricordato come i problemi al ginocchio gli abbiano impedito di incrociare realmente la nuova generazione che ha preso il controllo del tennis mondiale dopo gli anni dominati dal cosiddetto Big 3, formato dallo stesso Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

«Mi sono perso quella generazione per il problema al ginocchio»

Federer non nasconde un pizzico di rammarico per non aver potuto confrontarsi in partita con Alcaraz e Jannik Sinner.

«Purtroppo mi sono perso quella generazione a causa del problema al ginocchio», ha spiegato l’ex numero uno del mondo.

Un percorso diverso rispetto a quello vissuto con Nadal e Djokovic, avversari con i quali ha condiviso una delle epoche più importanti nella storia del tennis. Proprio sul serbo Federer ha sottolineato come continui a rappresentare una minaccia per chiunque nei grandi tornei.

«Sarebbe bello anche disputare un ultimo match agli US Open contro di lui. È ancora in grande forma e, se continua a giocare, è perché sente di poter vincere il torneo. Io non lo escludo mai: gli ho visto fare cose incredibili».

L’ironia sulla possibile sfida con Alcaraz

L’ipotesi di un vero incontro contro Alcaraz resta naturalmente soltanto un desiderio. Federer, ormai lontano dal circuito professionistico, ha scherzato proprio su questo aspetto.

«Non devo preoccuparmi di come dovrei giocare contro Carlos, perché non sono nel tabellone», ha detto sorridendo.

Lo svizzero ha poi rivolto un pensiero allo spagnolo in vista del suo ritorno in campo: «Vedremo come si sentirà, ma gli auguro il meglio. È bello che sia tornato e che sia riuscito ad arrivare in tempo per il torneo».

Federer ha più volte espresso apprezzamento per Alcaraz, sia per il comportamento dentro e fuori dal campo sia per uno stile di gioco capace di regalare spettacolo.

Federer e Alcaraz protagonisti nella stessa giornata

Il destino vuole che Federer e Alcaraz tornino entrambi protagonisti dell’Arthur Ashe Stadium nella stessa giornata, anche se in contesti completamente differenti.

Lo spagnolo è atteso nel doppio misto insieme a Serena Williams, mentre Federer tornerà davanti al pubblico newyorkese per la sua esibizione. Due generazioni diverse riunite sullo stesso campo durante una Fan Week ricca di grandi nomi.

Per Federer sarà soprattutto l’occasione per ritrovare uno degli scenari più importanti della sua carriera, quello in cui riuscì a vincere lo US Open per cinque edizioni consecutive e a costruire una parte fondamentale del percorso che lo avrebbe portato fino a 20 titoli del Grande Slam.

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