Sean Connery, il ricordo nel giorno del suo 96esimo compleanno: l’uomo dietro James Bond

Sean Connery avrebbe compiuto oggi 96 anni: dalle umili origini a Edimburgo al mito di James Bond, fino all’Oscar per Gli intoccabili.

Sean Connery avrebbe compiuto oggi, 25 agosto 2026, 96 anni. Nato a Edimburgo il 25 agosto 1930 e morto il 31 ottobre 2020 a 90 anni, l’attore scozzese ha attraversato decenni di cinema lasciando un’impronta che va molto oltre James Bond. Eppure fu proprio lui, per primo, a portare l’agente 007 sul grande schermo, costruendo un modello destinato a influenzare tutti gli interpreti successivi.

Dietro l’eleganza, i completi impeccabili e le auto di lusso del personaggio creato da Ian Fleming c’era però un uomo cresciuto in condizioni molto diverse, passato attraverso lavori umili, la Royal Navy, il culturismo e persino una possibile carriera nel calcio prima di arrivare al cinema.

Dall’infanzia a Edimburgo ai primi lavori

Thomas Sean Connery nacque nel quartiere di Fountainbridge, a Edimburgo, da una famiglia di origini modeste. Suo padre Joseph era un lavoratore manuale, mentre la madre Euphemia McBain lavorava come domestica. Le radici familiari paterne erano irlandesi, mentre quelle materne risalivano all’isola scozzese di Skye.

La famiglia viveva in condizioni semplici, in un’abitazione con bagno condiviso e senza acqua calda. Connery lasciò la scuola quando era ancora molto giovane e iniziò a mantenersi svolgendo numerosi lavori.

Fu lattaio, manovale, autista, bagnino, modello per gli studenti dell’Edinburgh College of Art e lavorò anche alla lucidatura e alla verniciatura delle bare.

L’esperienza nella Royal Navy e la passione per il fisico

Da adolescente entrò nella Royal Navy, ma la carriera militare si interruppe dopo alcuni anni a causa di problemi di salute legati a un’ulcera.

Durante quel periodo si fece tatuare due scritte che sintetizzavano alcune delle sue passioni più profonde: una dedicata alla Scozia e l’altra ai genitori.

Tornato alla vita civile, Connery continuò a svolgere lavori differenti e si dedicò intensamente al culturismo. Nel 1953 partecipò anche al concorso Mr. Universe a Londra.

Il suo aspetto fisico non passava inosservato. L’artista Richard Demarco, che lo aveva ritratto più volte, lo descrisse come una figura dalla bellezza quasi impossibile da rendere a parole.

Il Manchester United lo voleva, ma Sean Connery scelse il teatro

Connery era anche un buon calciatore. Le sue qualità attirarono l’attenzione di Matt Busby, allora allenatore del Manchester United, che gli propose un contratto.

L’attore decise però di non intraprendere quella strada. Aveva già iniziato a frequentare l’ambiente teatrale e arrivò alla conclusione che una carriera nel calcio sarebbe stata necessariamente breve.

Anni dopo definì quella scelta una delle decisioni più intelligenti della propria vita.

Sempre nel 1953 seppe che a Londra erano disponibili alcuni posti nel coro del musical South Pacific. Entrò nella produzione e l’anno successivo arrivò a interpretare il tenente Buzz Adams.

Lo studio da autodidatta prima del successo

Uno degli incontri più importanti di quegli anni fu quello con l’attore e regista statunitense Robert Henderson, che lo incoraggiò a costruirsi una preparazione culturale più solida.

Connery, che aveva abbandonato presto gli studi, iniziò così a leggere autori come Ibsen, Shakespeare e George Bernard Shaw e prese lezioni di dizione.

Nel 1954 arrivarono le prime piccole apparizioni cinematografiche e successivamente alcuni ruoli televisivi. Il percorso verso il successo era iniziato, ma mancava ancora l’incontro destinato a cambiare completamente la sua vita.

Quando arrivò James Bond

All’inizio degli anni Sessanta i produttori Cubby Broccoli e Harry Saltzman cercavano l’attore che avrebbe dovuto portare al cinema l’agente segreto nato dalla penna di Ian Fleming.

Tra i nomi presi in considerazione c’erano interpreti già affermati come Richard Burton, Cary Grant e Rex Harrison. A vedere in Connery qualcosa di particolare fu soprattutto Dana Broccoli, moglie del produttore, convinta che l’attore scozzese possedesse il magnetismo necessario per interpretare 007.

Ian Fleming inizialmente non era dello stesso avviso. Dopo averlo visto sullo schermo, però, cambiò idea, arrivando successivamente ad attribuire anche origini scozzesi al personaggio nei suoi libri.

Terence Young gli insegnò a diventare 007

Il regista Terence Young ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione del James Bond cinematografico.

Portò Connery in ristoranti raffinati e casinò e lo aiutò ad acquisire quei modi eleganti e sofisticati richiesti dal personaggio. L’obiettivo era trasformare un giovane scozzese proveniente da un ambiente popolare in un agente segreto perfettamente a proprio agio nell’alta società.

Connery completò il lavoro aggiungendo qualcosa di personale: durezza, ironia, sicurezza e una presenza fisica che rese immediatamente riconoscibile il suo Bond.

Le prime reazioni della critica non furono tutte positive, ma il pubblico decretò rapidamente il successo.

Le sette volte di Sean Connery nei panni di James Bond

L’esordio arrivò nel 1962 con Licenza di uccidere – Dr. No. Il risultato al botteghino trasformò immediatamente il personaggio in un fenomeno internazionale.

Seguirono Dalla Russia con amore nel 1963, Goldfinger nel 1964, Thunderball – Operazione tuono nel 1965 e Si vive solo due volte nel 1967.

Dopo una prima uscita dalla saga, Connery tornò nel 1971 con Una cascata di diamanti, ottenendo un compenso allora eccezionale da 1,25 milioni di dollari.

Nel 1983 vestì ancora una volta i panni dell’agente segreto in Mai dire mai, arrivando così a sette film come James Bond.

Le riprese pericolose e la stanchezza per 007

Interpretare Bond non significava soltanto eleganza e successo. Alcune riprese furono particolarmente impegnative e persino rischiose.

In una scena Connery venne immerso in una piscina contenente squali, separato dagli animali soltanto da una barriera protettiva. Quando uno degli squali riuscì a superarla, l’attore dovette allontanarsi rapidamente.

Dopo Si vive solo due volte Connery era ormai stanco del personaggio e temeva di restarne prigioniero professionalmente. Per questo rifiutò inizialmente di continuare la saga.

Il suo rapporto con Bond sarebbe rimasto sempre complesso: quel ruolo gli aveva regalato fama mondiale, ma contemporaneamente rischiava di oscurare tutto il resto della sua carriera.

Il ritorno pagato a peso d’oro e l’aiuto agli artisti scozzesi

Per convincerlo a tornare in Una cascata di diamanti, i produttori accettarono di corrispondergli una cifra record.

Connery utilizzò parte di quel denaro per creare lo Scottish International Education Trust, destinato a sostenere giovani artisti della sua Scozia.

Il legame con la terra natale rimase infatti una costante della sua vita, anche negli anni in cui scelse di vivere prevalentemente all’estero.

Il nome della rosa e la consacrazione oltre Bond

Liberarsi definitivamente dall’ombra di 007 richiese tempo, ma Connery riuscì a costruire una seconda parte di carriera ricca di personaggi molto diversi.

Tra i più importanti c’è Guglielmo da Baskerville ne Il nome della rosa, interpretazione che gli valse anche un BAFTA.

Fu la dimostrazione più evidente che Connery poteva reggere un film anche lontano dall’immagine dell’agente segreto, affidandosi al carisma ma anche a una recitazione più misurata e drammatica.

L’Oscar con Gli intoccabili

La consacrazione definitiva arrivò alla fine degli anni Ottanta.

Nel 1988 Sean Connery vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista per Gli intoccabili, diretto da Brian De Palma. Interpretava Jimmy Malone, poliziotto irlandese esperto che affianca Eliot Ness nella lotta contro Al Capone.

La stessa interpretazione gli procurò anche il Golden Globe.

Nel corso della carriera Connery conquistò inoltre due BAFTA e tre Golden Globe, completando un palmarès che certificò il suo valore ben oltre il fenomeno James Bond.

Indiana Jones, Caccia a Ottobre Rosso e The Rock

Tra i ruoli più popolari della fase successiva della sua carriera ci furono anche quello del padre di Indiana Jones in Indiana Jones e l’ultima crociata, il comandante sovietico Marko Ramius in Caccia a Ottobre Rosso e John Mason in The Rock.

Personaggi diversi che sfruttavano la sua autorevolezza, l’ironia e la capacità di occupare la scena anche senza interpretare necessariamente il protagonista assoluto.

In questo modo Connery riuscì a costruire una filmografia capace di sopravvivere alla gigantesca eredità di 007.

I due matrimoni e il figlio Jason

Sean Connery si sposò due volte.

Il primo matrimonio fu con l’attrice australiana Diane Cilento, dalla quale ebbe il figlio Jason Connery, diventato a sua volta attore. Il rapporto si concluse negli anni Settanta.

Nel 1975 Connery sposò Micheline Roquebrune, artista franco-marocchina conosciuta alcuni anni prima durante un evento legato al golf in Marocco. I due rimasero insieme fino alla morte dell’attore.

Il golf fu una delle grandi passioni della coppia e Connery, insofferente allo stile di vita hollywoodiano, preferì trascorrere gran parte del proprio tempo tra Europa e Caraibi.

Il legame con la Scozia non si spezzò mai

Pur vivendo a lungo lontano dal Regno Unito, Connery continuò a rivendicare con forza le proprie radici.

La Scozia rimase un elemento centrale della sua identità personale, già evidente nel tatuaggio realizzato durante la giovinezza e successivamente nel sostegno a iniziative culturali e artistiche dedicate al suo Paese.

Nel 2000 fu nominato cavaliere dalla regina Elisabetta II durante una cerimonia tenuta al Palazzo di Holyrood, proprio in Scozia.

Un Bond diventato modello per tutti gli altri

L’immagine di James Bond è cambiata molte volte nel corso dei decenni, passando da Roger Moore a Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig. Ma il modello cinematografico originario rimane quello costruito da Connery.

Il suo agente segreto era elegante ma spietato, ironico senza perdere pericolosità, capace di muoversi con naturalezza tra casinò, combattimenti e missioni internazionali.

Fu un’interpretazione profondamente legata alla Guerra Fredda e al personaggio immaginato da Fleming, ma abbastanza potente da superare il proprio tempo.

Sean Connery, 96 anni dalla nascita di un’icona

Sean Connery morì il 31 ottobre 2020, poche settimane dopo aver compiuto 90 anni.

Oggi, nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo 96esimo compleanno, resta soprattutto l’immagine di un attore capace di trasformare origini difficili e un percorso senza scorciatoie in una delle carriere più riconoscibili della storia del cinema.

Dalla consegna del latte per le strade di Edimburgo alla Royal Navy, dal culturismo al teatro, fino al smoking di James Bond e all’Oscar per Gli intoccabili: il suo percorso fu molto più ampio dell’agente 007. Ma quella frase, pronunciata per la prima volta sul grande schermo da lui, continua inevitabilmente ad accompagnarne il ricordo: «Il mio nome è Bond, James Bond».

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