A trent’anni dalla morte di Goliarda Sapienza, Paolo Franchi riporta al cinema Frammenti di Sapienza, il cortometraggio realizzato nel 1993 quando la scrittrice era ancora lontana dal riconoscimento che avrebbe ottenuto negli anni successivi. In un’intervista al Corriere della Sera, il regista ricostruisce il loro rapporto e restituisce soprattutto il ritratto privato di una donna vitale, generosa e insofferente alle convenzioni.
L’incontro con Goliarda Sapienza
Franchi aveva appena 21 anni quando rimase colpito dalla personalità della scrittrice. Dopo essere stato assistente di Citto Maselli, iniziò a frequentare le lezioni di Sapienza al Centro Sperimentale e tra i due nacque un’amicizia.
«Avevo 21 anni ed ero rimasto abbagliato dalla sua presenza, dall’eccentricità e dal suo anticonformismo». Il regista ricorda giornate trascorse insieme per Roma, spesso con altri studenti, e una donna capace di trasmettere un’energia fuori dal comune: «Aveva una vitalità che non ho più incontrato in nessuno».
È proprio da quell’esperienza che nacque l’idea di dedicarle un film, poi realizzato grazie anche alla complicità dell’allora direttrice Caterina d’Amico.
Una donna lontana dall’immagine malinconica
Nel ricordo di Franchi emerge una Goliarda Sapienza diversa dal personaggio segnato soprattutto dall’amarezza per le difficoltà editoriali. Il regista precisa di non aver visto né Fuori né L’arte della gioia, spiegando che sarebbe stato emotivamente difficile confrontarsi con quelle rappresentazioni.
La donna conosciuta tra il 1992 e il 1996, racconta, «non era una donna frustrata o affranta perché non veniva pubblicata o era esclusa dall’ambiente letterario. Aveva le sue malinconie, ma era piena di gioia».
Una quotidianità fatta anche di episodi curiosi: preparava yogurt per gli studenti, offriva la pizza agli amici quando poteva permetterselo e, nonostante le difficoltà economiche e il mancato sussidio Bacchelli, continuava a essere generosa. «A casa sua, non ho mai respirato povertà, ma ricchezza».
Il rapporto con i giovani e il carcere
Sapienza amava circondarsi di ragazzi e non assumeva mai il ruolo tradizionale dell’insegnante. Franchi ricorda la sua distanza dagli atteggiamenti dell’intellettuale e dalle convenzioni dell’ambiente culturale romano.
Anche l’esperienza a Rebibbia aveva lasciato un segno profondo. Per lei il carcere era stato una scuola e ciò che ricordava maggiormente era il sentimento di solidarietà e comunità sviluppato durante la detenzione.
Franchi torna anche sui momenti più dolorosi della sua vita, compresi i tentativi di suicidio, l’elettroshock e l’analisi con Ignazio Majore. Secondo il regista, quelle sofferenze erano soprattutto legate alle solitudini sentimentali, non alla mancata affermazione letteraria. Ricorda inoltre che una prima parte de L’arte della gioia era stata pubblicata già nel 1994 da Stampa Alternativa, quando Sapienza era ancora viva.
Il ritorno al cinema di “Frammenti di Sapienza”
Il cortometraggio restaurato tornerà nelle sale il 30 agosto, esattamente trent’anni dopo la morte della scrittrice. Diverse città saranno collegate con il cinema Quattro Fontane di Roma, dove sono previste letture di Iaia Forte e una tavola rotonda dedicata soprattutto alla persona dietro l’autrice.
È lo stesso spirito che attraversa il lavoro di Franchi: raccontare Goliarda nella sua dimensione quotidiana, attraverso ricordi e frammenti capaci di mostrare una personalità difficile da racchiudere in un’unica definizione.
L’ultima telefonata e la morte
Il ricordo più doloroso resta quello dell’agosto 1996. Franchi aveva parlato con Sapienza pochi giorni prima della morte: si trovava a Gaeta ed era tranquilla. Poi, dopo diversi tentativi di contattarla, al telefono rispose un poliziotto.
«È stato uno dei momenti più traumatici della mia vita». Sapienza era stata trovata morta dopo essere caduta sulla ripidissima scala della casa di Gaeta. Le circostanze non furono mai completamente chiarite. Una conclusione improvvisa che, nel ricordo riportato da Franchi, sembrò quasi richiamare proprio quei romanzi gialli che Goliarda amava leggere.