Oggi, 24 agosto 2026, Pierfrancesco Favino compie 57 anni. È l’occasione perfetta per fare il punto su chi è l’uomo dietro all’attore pluripremiato: il soprannome che ha portato fin da bambino, la storia d’amore con Anna Ferzetti, e ciò che significa per lui crescere con le donne e far parte di una famiglia unita.
“Picchio”: un soprannome che resta nel cuore
Favino è da sempre “Picchio”, un nome che gli è stato affibbiato in tenera età dal padre. Non è dato sapere un motivo preciso, se non il fatto che da piccolo non stesse mai fermo, sempre pronto all’azione. Lui stesso ha spiegato che “Picchio” gli è più familiare rispetto al suo nome completo, anche se usarlo nel lavoro non è “sempre funzionante” — immaginare un cartellone tipo Amleto con Picchio Favino non lo convince.
Crescere con le donne, imparare ogni giorno
Favino racconta spesso della sua infanzia insieme a tre sorelle: un’esperienza che ha rotto la rigida separazione tra generi e gli ha insegnato l’empatia con il punto di vista femminile fin da ragazzino. Per lui, il mondo femminile non è mai stato qualcosa da “oltre il muro”, bensì una parte integrante del quotidiano: parlare con ragazze, ascoltarle, imparare da loro, è sempre stato naturale. Questo modo di vivere la relazione col genere femminile emerge anche nel suo stile educativo, nella cura dei rapporti familiari, nel modo in cui interagisce con le figlie.
Anna Ferzetti: compagna di vita, madre e attrice
Dal 2003 Pierfrancesco condivide la vita con Anna Ferzetti, figlia del celebre attore Gabriele Ferzetti. Un legame costruito giorno dopo giorno, non ufficializzato dalle nozze ma solido e profondo. La differenza d’età tra loro è di 13 anni — un margine presente ma mai divisivo, bensì arricchente. Anna ha coltivato una carriera che spazia da teatro a cinema e serie tv, mantenendo sempre coerenza con se stessa e con le sue radici.
Due figlie, sogni diversi, stessi valori
Frutto del loro amore sono due figlie: Greta, nata nel 2006, e Lea, nel 2013. Greta ha già iniziato a muovere i primi passi nel campo artistico — recitazione, tv, canto — mentre Lea, più giovane, si è affacciata al grande schermo con Padrenostro di Claudio Noce, dove ha recitato accanto al padre. Per Favino, fare il padre è un mestiere intenso: dialogo, ascolto, condivisione ma anche tanta responsabilità e momenti di assenza — come capita quando Greta si sposta per studio o Lea cresce.
Tra impegno artistico, riconoscimenti e identità
Sul fronte professionale, Favino ha costruito un percorso prestigioso. Ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, poi ha trovato ruoli che hanno segnato il cinema italiano — da Romanzo Criminale a Il Traditore, da Hammamet fino all’interpretazione che gli ha valso la Coppa Volpi come miglior attore con Padrenostro al Festival di Venezia nel 2020. Amato dal pubblico e apprezzato dalla critica, riesce a mantenere un equilibrio che va oltre la fama: nella famiglia ritrova il riparo, nella crescita personale trova la verità.
Qualcosa a cui aspirare
A 57 anni, Favino è più che un attore: è un uomo che ha imparato che l’amore può significare presenza, non perfezione; che la professionalità è fatica, dedizione, cambiamento continuo; che essere se stessi, con i propri soprannomi, con le proprie imperfezioni, è l’unica via per restare vivi nei ruoli — e nella vita.