La storia dei The Kolors comincia a Milano nel 2009 e raggiunge una svolta nel 2015, con la vittoria ad “Amici” e il premio della critica. Nello stesso anno arriva l’album d’esordio “Out”, trainato da “Everytime”. Nel 2018 la band partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con “Frida (mai, mai, mai)”, dando ulteriore impulso a una carriera segnata da numerosi successi, tra cui “Un ragazzo una ragazza”, presentato a Sanremo nel 2024, e “Tu con chi fai l’amore”, portato al Festival nel 2025.
A raccontare il nuovo capitolo del gruppo è Stash, al secolo Antonio Fiordispino, classe 1989, in un’intervista a Il Giornale di Vicenza.
La lunga gestazione di “Rolling Stones”
Il nuovo singolo, “Rolling Stones”, ha avuto una genesi diversa dal consueto. Il primo embrione del brano risale al 2024, quando i The Kolors hanno iniziato a collaborare con Calcutta. La componente più alternativa della canzone aveva però bisogno di tempo prima di trovare il momento giusto per essere pubblicata.
“Rolling Stones” è rimasta quindi a lungo in lavorazione, fino a quando la band ha ritenuto maturi i tempi per proporla al pubblico.
Il segreto delle hit? Suonarle in studio
Per i The Kolors un brano deve prima di tutto funzionare dal vivo. È questo il criterio con cui la band sceglie i propri singoli, attraverso un approccio fortemente legato alla dimensione musicale e alle jam session.
“Noi abbiamo un modo per battezzare i singoli: suonarli in studio. Il comune denominatore di tutte le nostre canzoni è la loro performabilità dal vivo. Dedichiamo tanto tempo alle jam session, perché le consideriamo il momento più genuino e vero per una band.”
Una musica lontana dall’intelligenza artificiale
Anche sul piano della produzione, il gruppo rivendica una scelta precisa: evitare loop e sample durante la scrittura. Stash li definisce “fantastiche gabbie dorate” e spiega che la band vuole mantenere un approccio il più possibile umano alla realizzazione dei brani.
“Noi speriamo di essere un vessillo della battaglia contro la produzione basata sull’intelligenza artificiale. Cerchiamo proprio di non entrare in quel mondo e non l’abbiamo mai fatto. Tutto ciò che si sente in “Rolling Stones”, compreso il moog e i sintetizzatori, è un suono fatto da e registrato da esseri umani. Niente è controllato via computer. Questa è una cosa che vogliamo preservare.”
Anche le immagini guardano agli anni Ottanta
La stessa ricerca di autenticità ha guidato la realizzazione del videoclip. Per ottenere un’estetica coerente con il periodo evocato dalla canzone, il video è stato girato con una telecamera dell’epoca presa a noleggio.
“Per quanto ci si possa avvicinare a una certa estetica con filtri ed effetti speciali, il risultato non sarà mai paragonabile alla registrazione su nastro magnetico. Per questo lo abbiamo girato con una telecamera dell’epoca presa in noleggio da un signore. Io e i registi del collettivo YouNuts! siamo dei nerd degli anni ‘80 e mi sento di ringraziarli perché arriva un messaggio coerente tra musica e immagini. Essere genuini e coerenti è un vantaggio per tutti.”
La Ferrari Testarossa, un sogno realizzato
Tra i simboli degli anni Ottanta presenti nel video c’è anche una Ferrari Testarossa. Per Stash, però, non si tratta soltanto di un elemento scenografico: l’auto rappresenta un sogno personale finalmente realizzato dopo anni di lavoro.
“Sono felice di possedere quella macchina perché era un mio sogno, che sono riuscito a realizzare dopo un bel po’ di anni di lavoro. Tra l’altro, è una monodado e gli appassionati sanno quanto sia rara.”
Diverso, invece, il giudizio sulla nuova Ferrari Luce, modello che il frontman dice di non riuscire a comprendere e nel quale non riconosce quella caratteristica di unicità che associa al marchio.
“Veramente non riesco a capirla. Faccio fatica a immaginare una persona che voglia comprare questo modello. Ferrari per me è l’emblema di unicità. In questa auto non riesco a vedere nulla di speciale. Per me è confondibile con mille altre che costano un decimo.”
Il ritorno ad Asiago, dieci anni dopo
Nel percorso dei The Kolors c’è anche un legame con Asiago. Nell’estate del 2015, pochi mesi dopo la vittoria ad “Amici”, la band era stata ospite di Asiago Live, durante il primo tour.
Stash conserva un ricordo particolarmente positivo di quella serata, anche per la composizione del pubblico, che andava oltre il target prevalentemente adolescenziale che seguiva il gruppo in quel periodo.
“Un ricordo bellissimo. Eravamo veramente dei ragazzini ed era il nostro primo tour. Sarà bellissimo cantare qualche canzone del repertorio di quell’anno, come “Everytime”. Ricordo che a cena ci fecero notare quanto fosse trasversale l’età dei presenti. In quel momento avevamo un pubblico prevalentemente di teenager, ma ad Asiago c’era coinvolgimento e stupore anche nei volti dei genitori, che si esaltavano nel vedere tre ragazzi che citavano il mondo degli anni Ottanta, che loro avevano vissuto. Quel concerto è rimasto nella nostra memoria come incredibilmente importante, me lo ricorderò per sempre e sarà bellissimo ritornarci.”
Una nuova occasione per vivere l’Altopiano
Nel 2015 il passaggio ad Asiago era stato molto rapido, senza la possibilità di esplorare davvero il territorio. L’impegno previsto a Roma il giorno successivo aveva infatti costretto la band a ripartire subito.
Questa volta, però, Stash lascia aperta la possibilità di fermarsi più a lungo e concedersi una passeggiata con maggiore calma.
“Purtroppo si è trattato di una semplice toccata e fuga perché l’indomani avevamo un impegno a Roma. Però questa volta, una bella passeggiata in relax il giorno dopo magari ce la faremo.”