A oltre undici anni dalla scomparsa di Pino Daniele, il fratello Nello sceglie il teatro per raccontare il lato più intimo dell’artista. Lo fa con “Daniele racconta Daniele”, uno spettacolo che unirà musica, ricordi e aneddoti familiari, riportando al centro la storia dell’uomo prima ancora del musicista. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Nello ripercorre gli anni dell’infanzia, il rapporto con Pino e l’eredità lasciata da uno dei più grandi cantautori italiani.
Uno spettacolo per raccontare il fratello prima del mito
Il recital debutterà il 18 dicembre all’Auditorium di Isernia e proseguirà con diverse tappe in Italia, tra cui Milano, Torino, Taranto, Roma e Napoli. Sul palco Nello Daniele proporrà un viaggio fatto di racconti personali e momenti musicali, con l’obiettivo di restituire il ritratto più autentico del fratello.
L’idea non è quella di limitarsi a riproporre il repertorio di Pino Daniele, ma di condividere emozioni, ricordi e frammenti di vita vissuta insieme.
L’infanzia nei vicoli di Napoli e la nascita di “Terra mia”
Nel corso dell’intervista, Nello ricorda gli anni trascorsi in via Santa Maria la Nova, dove prese forma il primo album di Pino Daniele.
«Un album composto sul divano di casa, in via Santa Maria la Nova 22. Pino è stato meno scugnizzo di noi, non giocava a pallone in strada, studiava a casa, era cresciuto con le zie, grazie a loro si è diplomato al Diaz e ha fatto il musicista.»
Il fratello del cantautore racconta anche il clima sociale e politico degli anni Settanta, ricordando come Pino partecipasse ai cortei e come la famiglia, in alcune occasioni, fosse costretta ad andarlo a recuperare durante gli scontri di piazza.
La scoperta della musica americana
Un ruolo importante nella formazione artistica di Pino Daniele lo ebbe anche il lavoro del padre, impegnato al porto di Napoli.
«Mio padre scaricava le merci al porto dalle navi americane che stazionavano nel Golfo, era un lavoro saltuario, arrotondava portando i soldati americani al club Marocco, tra il Molo Beverello e via Medina. Lì Pino conobbe tanta musica blues. Ascoltava tutto il giorno George Benson, suonava come lui, poi B. B. King, Chuck Berry, Hendrix, Santana.»
Secondo Nello, proprio quell’incontro con il blues e con la musica d’oltreoceano contribuì a costruire uno stile destinato a rivoluzionare il panorama musicale italiano.
Gli anni difficili e il sostegno alla famiglia
Ripensando alla giovinezza, Nello racconta un periodo segnato dalle difficoltà economiche e dai primi lavori.
«Mi sono fermato alle scuole medie. Facevo il barista per guadagnare qualcosa per me, Pino veniva al circolo Arci in via Nilo o a casa di nonna, Donna Cuncetta, quella della canzone, e a noi piccoli ci dava i soldi per il cinema.»
Il ricordo si allarga anche al contesto della Napoli di quegli anni, dove, come sottolinea, molti ragazzi presero strade diverse.
“La musica è cultura, non intrattenimento”
Tra i ricordi più significativi emerge anche la visione artistica di Pino Daniele, che il fratello porterà sul palco nello spettacolo.
«Pino diceva già da ragazzo: “La musica è cultura, non intrattenimento”. Racconterò il mio Pino e la nostra famiglia. Non eseguirò solo le sue canzoni con grandissimi musicisti, sarebbe un sacrilegio, Pino se l’è portate con sé. Ma dopo tanti anni di silenzio voglio tirare fuori le emozioni, in questi anni non ho mai partecipato alle iniziative per mio fratello, ho fatto solo il mio memorial gratuito per dieci anni. Ora racconto la nostra storia».
Il debutto insieme sul palco
Nello ricorda anche il momento in cui, dopo anni di gavetta, riuscì finalmente a condividere il palco con il fratello.
«Ho dovuto prima fare la gavetta. Mi ha fatto suonare con lui al concerto al Palapartenope nel 2013, dopo 15 anni dal mio primo disco. Mi ero da poco sottoposto a un intervento al cuore per il bypass, lo stesso che aveva subìto lui. Quando salii sul palco, pensai di salire con mio fratello, non con Pino Daniele. Prima me lo impediva, non voleva danneggiarmi. All’inizio ci rimanevo male, poi ho capito: aveva ragione lui. Dopo 60 anni da autodidatta, da un anno ho iniziato a studiare tutti i giorni la chitarra, 6, 7 ore al giorno, come faceva lui».
Il ricordo più affettuoso: i peperoni imbottiti
Nell’intervista a La Repubblica, Nello smentisce anche chi descriveva Pino Daniele come una persona dal carattere difficile, ricordando un rito familiare rimasto nel cuore.
«Una diceria. Era brusco solo se un musicista non suonava come se l’aspettava lui. Ma faceva le sorprese. Mio padre era nato il 15 agosto, lui veniva sempre a casa per festeggiarlo, era il rito dei peperoni ‘mbuttunati di mia madre. Una volta arrivò a casa a piedi dal grattacielo del Jolly Hotel dove aveva registrato sul tetto il video di Anema e core».
Il biopic e l’augurio per il futuro
Infine, Nello commenta anche il film dedicato alla vita del fratello, in uscita nei prossimi mesi.
«Non ho ancora visto il film, non posso giudicare. Ma sono contento se si continua a parlare di mio fratello: la sua arte e la sua musica restano vive. Mi auguro che venga raccontato con il rispetto che meritano la sua storia, la sua persona e il suo straordinario percorso umano e artistico».
Le sue parole restituiscono il ritratto di un Pino Daniele lontano dall’immagine della leggenda, mostrando soprattutto il fratello, il figlio e l’uomo che, nonostante il successo, continuava a tornare a casa per condividere il tempo con la famiglia e ritrovare i sapori della sua Napoli.
