Benedetta Porcaroli al Giffoni Film Festival: dai ruoli ispirati alla cronaca alla ricerca di un cinema più umano

Benedetta Porcaroli racconta al Giffoni Film Festival il suo percorso tra cinema, personaggi ispirati a fatti reali e nuove sfide professionali, parlando di Baby, La scuola cattolica, intelligenza artificiale e del bisogno di un cinema più umano e complesso.

Benedetta Porcaroli, 28 anni, è stata protagonista al Giffoni Film Festival, dove ha ricevuto il Giffoni Award e ha incontrato i giovani giurati raccontando il proprio percorso artistico e le esperienze maturate attraverso alcuni dei ruoli più intensi della sua carriera.

L’attrice romana negli ultimi anni ha dato volto a personaggi femminili legati a storie reali e a temi complessi, dalla serie “Baby”, ispirata allo scandalo delle baby squillo dei Parioli, fino al film “La scuola cattolica”, dedicato al massacro del Circeo del 1975.

Nel suo percorso si intrecciano anche adattamenti di opere classiche, come “Il Gattopardo”, e collaborazioni con il cinema d’autore. Un cammino che l’ha portata oggi anche all’attenzione internazionale.

“Baby”: il racconto delle ragazze dei Parioli e una responsabilità personale

Uno dei primi argomenti affrontati durante l’incontro è stato “Baby”, la serie arrivata tra il 2018 e il 2020 e liberamente ispirata allo scandalo delle baby squillo dei Parioli.

Porcaroli interpreta Chiara, una ragazza di buona famiglia che, dietro un’apparente vita perfetta, nasconde una profonda infelicità e finisce coinvolta, insieme all’amica Ludovica, in un giro di prostituzione minorile.

L’attrice ha spiegato di aver sentito un forte legame con la storia raccontata:

«Io conosco quelle ragazze, quelle vite che la serie ‘Baby’ racconta. Conosco quella sofferenza profonda, che dall’esterno non è visibile, non dà sintomi. E poi esplode».

Parlando del progetto, ha aggiunto che quel lavoro ha rappresentato un momento fondamentale della sua carriera:

«Quel lavoro mi ha cambiato la vita».

E ancora:

«Conoscevo le ragazze a cui la vicenda è ispirata e ho sentito la responsabilità di raccontare una fase di passaggio in cui basta poco per sprofondare in un abisso».

“La scuola cattolica”: il ruolo più difficile della sua carriera

Tra le esperienze più impegnative, Benedetta Porcaroli ha indicato il film “La scuola cattolica”, nel quale interpreta Donatella Colasanti, una delle vittime del massacro del Circeo del 1975.

L’attrice ha definito questo ruolo:

«L’esperienza più difficile su un set».

Il film affronta un episodio centrale nella memoria collettiva italiana e legato anche alla storia del femminismo nel Paese.

Porcaroli ha spiegato il peso emotivo del personaggio:

«Un racconto brutale, che mette in luce la nudità del male, la banalità del male. Una violenza pura e semplice, dove non c’è niente altro. E io interpreto la vittima di quella violenza, Donatella Colasanti».

Per prepararsi al ruolo, l’attrice ha raccontato di aver incontrato persone vicine alle vittime:

«Ho conosciuto il fratello di Donatella e incontrato la famiglia di Rosaria Lopez. La nostra missione era dare senso a quella banalità del male, mostrare come un germe possa insinuarsi dentro uno spogliatoio pieno di uomini che hanno paura delle loro debolezze».

Un cinema con donne più vere: né sante né mostri

Durante l’incontro al festival, Porcaroli ha parlato anche del modo in cui il cinema rappresenta le figure femminili.

Secondo l’attrice, spesso le donne sullo schermo vengono raccontate attraverso estremi opposti, senza lasciare spazio alle contraddizioni che appartengono alla realtà.

Ha dichiarato:

«Il cinema è lo strumento più importante per capire chi siamo. Riflette noi, la nostra vita, la società. Che cinema vorrei? Un cinema più umano, con personaggi più sfaccettati. Anche per quello che riguarda i personaggi femminili: adesso ci sono donne o santificate o demonizzate. Dovremmo imparare a capire che siamo umane, con pregi e difetti».

Il suo desiderio è quello di vedere storie più vicine alle persone comuni:

«Vorrei trovare personaggi femminili verosimili, simili alle vite che facciamo tutti, con le nostre stesse contraddizioni. Vorrei vedere un cinema onesto, un cinema che mi parla da vicino».

Il valore dei personaggi imperfetti e la ricerca dell’identità

Nel corso della sua carriera, Porcaroli ha spesso interpretato personaggi impegnati nella ricerca di sé stessi e della propria identità.

L’attrice ha raccontato di attingere anche dalla propria esperienza personale:

«Per metterli in scena ho sempre attinto a qualcosa che avevo e ho ancora dentro, come la malinconia di diventare grandi».

Tra gli aspetti che preferisce nei ruoli che interpreta ci sono quelli capaci di lasciare spazio all’ambiguità:

«Quelli che lasciano spazio al mistero e ai conflitti».

Ai giovani presenti al festival ha spiegato di amare soprattutto i progetti indipendenti e di ricerca:

«Amo i progetti indipendenti, di ricerca, perché esprimono di solito uno sguardo diverso e fresco. E mi piacciono i personaggi umani, quindi non perfetti e non sempre amabili, ma capaci di suscitare compassione e comprensione nel pubblico».

Il futuro: “The Gentlemen” e il film “7 Anniversari”

Dopo le esperienze italiane, Benedetta Porcaroli si prepara a nuovi progetti.

L’attrice tornerà su Netflix nella seconda stagione di “The Gentlemen”, serie firmata da Guy Ritchie, dove sarà una nuova presenza nel cast e l’unica interprete italiana.

L’esperienza è stata definita da Porcaroli:

«Un’esperienza bellissima e formativa».

I dettagli del suo ruolo, però, restano ancora riservati.

Dopo l’estate arriverà anche “7 Anniversari” di Sabrina Iannucci, film che racconta una coppia che si promette amore con una scadenza precisa. Porcaroli interpreterà una doppiatrice legata a un rider interpretato da Lorenzo Zurzolo.

L’intelligenza artificiale e il futuro della recitazione

Durante il festival l’attrice ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale, spiegando di non temere un possibile sostegno della tecnologia alla recitazione umana.

Ha dichiarato:

«Non mi fa paura: i robot non prenderanno mai il nostro posto, non ci battono, almeno nel campo della recitazione».

Tuttavia, ha espresso una preoccupazione diversa:

«Quello che mi spaventa, invece, è che faranno perdere altri lavori».

Parlando ai giovani, ha ribadito il valore dell’essere umano nella narrazione cinematografica:

«L’intelligenza artificiale non potrà mai rimpiazzare me o i miei colleghi, perché non siamo così pazzi da voler replicare l’animo umano».

Il consiglio del padre e il valore dell’amor proprio

Tra i ricordi personali condivisi dall’attrice c’è anche un insegnamento ricevuto dal padre, descritto come una persona di poche parole ma molto saggia.

Porcaroli ha raccontato:

«Mi ripeteva di dare tanto agli altri ma di tenere almeno un 20% per me, perché, una volta che qualcuno fosse uscito dalla mia vita, avrei comunque fatto in modo che mi restasse qualcosa».

E ha aggiunto:

«E chissà, magari con il tempo, imparerò ad allargare quella fetta di amor proprio al 30 o 40%».

Il cinema come strumento pedagogico e consolatorio

Nel messaggio finale rivolto ai giovani del festival, Benedetta Porcaroli ha sottolineato il ruolo del cinema nella comprensione dell’essere umano.

Ha spiegato:

«Ha una proprietà pedagogica e consolatoria, perché è uno strumento che riflette l’essere umano nella sua complessità e al tempo stesso mette in luce cosa ci manca».

Per l’attrice il cinema deve tornare a raccontare persone reali, con fragilità e contraddizioni:

«Dovremmo rimettere l’essere umano al centro, ritrovare un’idea di semplicità nei racconti».

E ancora:

«Narrare una vita che simile a quella di tutti i giorni, con sfumature e contraddizioni. Vorrei rivedere al cinema esseri umani con delle complessità. A volte siamo santificati, altri demonizzati. Mancano film in cui poterci identificare».

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