C’è chi parte per vedere una città e chi parte per ascoltare una canzone. Negli ultimi anni milioni di persone hanno prenotato alberghi, acquistato biglietti ferroviari, preso aerei e organizzato weekend non per visitare un museo o una spiaggia, ma per assistere a un concerto. È il cosiddetto turismo musicale, un fenomeno che in Italia sta assumendo dimensioni sempre più importanti e che oggi interessa istituzioni, amministrazioni pubbliche e operatori turistici.
Non è un caso che il tema sia stato al centro del recente Festival dell’Economia, dove il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha illustrato una visione molto chiara: la musica non è soltanto cultura, ma una leva strategica di sviluppo economico, sociale e turistico. I numeri raccontati durante il festival di Trento sono impressionanti. Nel 2025 in Italia si sono svolti oltre 40.000 concerti e spettacoli di musica pop, rock e leggera, capaci di attirare più di 26 milioni di spettatori e generare oltre un miliardo di euro di spesa diretta. Ma il dato più interessante riguarda ciò che accade fuori dai palchi: alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi beneficiano di un indotto che vale diversi miliardi di euro e milioni di pernottamenti turistici. In pratica, ogni concerto diventa un piccolo motore economico per il territorio che lo ospita.
Ma la musica produce qualcosa che non si misura soltanto con il PIL, la musica crea comunità. Favorisce l’incontro tra generazioni, rafforza il senso di appartenenza e migliora la qualità della vita. Un’intuizione che trova sempre più conferme anche nel mondo scientifico. Durante il Vatican Longevity Summit, il forum internazionale promosso in Vaticano dedicato alla longevità, gli studiosi che si occupano di healthy aging hanno ricordato che il benessere non dipende esclusivamente dalla medicina o dall’alimentazione, ma anche dalle relazioni sociali, dalla partecipazione culturale e dalle emozioni positive. In altre parole, accanto al PIL esiste anche il cosiddetto BIL, il Benessere Interno Lordo. E la musica contribuisce ad alimentarlo, perché migliora l’atmosfera degli ambienti dove viene suonata; e, di questo, se ne sono accorti anche negli aeroporti. Il 21 giugno torna infatti la Festa della Musica, che quest’anno ha scelto come tema “La Voce dei Luoghi”. Grazie alla collaborazione tra ENAC e Assaeroporti, numerosi aeroporti italiani ospiteranno concerti, performance e iniziative musicali direttamente nei terminal. L’idea è semplice ma affascinante: trasformare luoghi di passaggio in luoghi di esperienza, facendo iniziare il viaggio già prima del decollo. Tra le stazioni interessate, anche l’Aeroporto di Parma, il cui nome rimanda proprio ad un grande musicista, Giuseppe Verdi.
Sabato mattina alle 8:30 ne parleremo a “Economia per Tutti” con Raoul e Luca Iovine, tra curiosità, dati economici e qualche simpatica considerazione.


