Bob Odenkirk è tornato a parlare di uno dei momenti più critici della sua vita: l’infarto che lo colpì durante le riprese della serie Better Call Saul. Un episodio improvviso, avvenuto mentre si trovava sul set insieme ai colleghi Rhea Seehorn e Patrick Fabian, che lo lasciò senza vita per diversi minuti prima dell’intervento dei soccorsi.
L’attore, oggi 63enne, ha ripercorso quei momenti nel podcast Inside of You, spiegando con lucidità cosa è accaduto e, soprattutto, cosa non è rimasto nella sua memoria.
“Non ho alcun ricordo”: il vuoto totale
Il racconto è netto e privo di sfumature: nessun dolore, nessun segnale premonitore. “Non mi sentivo bene”, ha detto, prima di accasciarsi. Da lì in poi, il buio.
I medici intervenuti sul posto hanno confermato che si trattò di un infarto acuto e che il cuore dell’attore si arrestò per un tempo definito “critico”, rendendo necessarie manovre immediate di rianimazione.
Odenkirk è stato altrettanto chiaro su un aspetto spesso associato a esperienze simili: nessuna visione, nessuna percezione extracorporea. “Non ho visto luci, né vissuto esperienze mistiche”, ha spiegato, smentendo qualsiasi narrazione suggestiva legata a quei minuti.
I giorni dell’amnesia e la mente che “inventa”
Il ritorno alla coscienza non è stato immediato né lineare. Per circa una settimana, l’attore ha vissuto in uno stato di confusione, incapace di comprendere perché si trovasse in ospedale.
Per aiutarlo a orientarsi, la famiglia ha adottato una soluzione semplice ma efficace: una lavagna con informazioni essenziali — data, motivo del ricovero, visite ricevute.
In quel periodo, il cervello cercava di colmare i vuoti con risposte costruite al momento. Emblematica una frase registrata in un video familiare: alla domanda sul perché fosse lì, Odenkirk rispose di essere in ospedale perché “aveva sentito che gli altri erano presenti”. Una spiegazione che lui stesso, a posteriori, interpreta come un tentativo automatico della mente di dare senso all’assenza di ricordi.
Il ruolo decisivo della famiglia e dei medici
Il sostegno dei suoi cari è stato immediato. Moglie e figli lo raggiunsero nello stesso giorno del malore, mentre l’intervento chirurgico avvenne già la mattina successiva.
Il percorso di recupero è passato anche attraverso una riabilitazione fisica costante, basata su esercizi sempre diversi. Un elemento che, secondo l’attore, ha avuto un ruolo centrale nel ritorno alla normalità.
Una nuova prospettiva sulla vita
L’esperienza ha inevitabilmente lasciato un segno profondo. Pur non conservando alcun ricordo diretto dell’infarto, Odenkirk riconosce di aver attraversato un confine che ha cambiato il suo modo di vedere il tempo e le priorità.
Dopo il successo internazionale ottenuto con Breaking Bad e il suo spin-off, l’attore ha ripreso a lavorare con determinazione, continuando anche ad allenarsi per ruoli fisicamente impegnativi. Ma lo fa con una consapevolezza diversa: non evitare lo sforzo, bensì affrontarlo sapendo quanto sia fragile l’equilibrio su cui si regge tutto.
Un racconto lucido, senza enfasi
Oggi Odenkirk affronta quel capitolo con calma, senza drammatizzazioni ma anche senza minimizzare. Tre elementi restano centrali nel suo racconto: l’arresto cardiaco che lo ha portato alla morte clinica per alcuni minuti, l’assenza totale di ricordi e il ruolo decisivo dell’intervento medico e della sua famiglia.
Un’esperienza estrema, raccontata senza retorica, che restituisce il lato più umano di uno degli interpreti più apprezzati della televisione americana.
