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Sanremo 2026, Arisa canta “Quello che le donne non dicono” nella serata cover: testo e storia

Arisa sceglie un classico intramontabile della musica italiana per la serata cover del Festival di Sanremo 2026, riportando all’Ariston “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia.

Quarta serata all’insegna dei duetti e delle reinterpretazioni sul palco del Festival di Sanremo. Tra le esibizioni più attese c’è quella di Arisa, che sceglie un brano simbolo della canzone italiana: “Quello che le donne non dicono”, accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma. Una scelta intensa, che riporta all’Ariston una delle pagine più iconiche del repertorio femminile.

Un classico nato a Sanremo

Il brano fu presentato per la prima volta al Festival del 1987 da Fiorella Mannoia, diventando subito un cult. Scritto da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone, il pezzo si è trasformato nel tempo in un inno generazionale.

Già dal titolo, la canzone mette al centro l’universo femminile, raccontando fragilità, desideri, silenzi e contraddizioni. Un testo che attraversa le stagioni senza perdere forza, tanto da restare stabilmente nel repertorio live di Mannoia per quasi quarant’anni.

Il testo: tra dolcezza e inquietudine

Ci fanno compagnia certe lettere d’amore
Parole che restano con noi
E non andiamo via
Ma nascondiamo del dolore
Che scivola, lo sentiremo poi
Abbiamo troppa fantasia
E se diciamo una bugia
È una mancata verità che prima o poi succederà
Cambia il vento, ma noi no
E se ci trasformiamo un po’
È per la voglia di piacere a chi c’è già
O potrà arrivare a stare con noi

Siamo così, è difficile spiegare
Certe giornate amare, lascia stare
Tanto ci potrai trovare qui
Con le nostre notti bianche
Ma non saremo stanche neanche quando
Ti diremo ancora un altro sì (Sì)

In fretta vanno via della giornate senza fine
Silenzi, che familiarità
E lasciano una scia le frasi da bambine
Che tornano, ma chi le ascolterà
E dalle macchine per noi
I complimenti del playboy
Ma non li sentiamo più
Se c’è chi non ce li fa più
Cambia il vento, ma noi no
E se ci confondiamo un po’
È per la voglia di capire
Chi non riesce più a parlare
Ancora con noi

Siamo così, dolcemente complicate
Sempre più emozionate, delicate
Ma potrai trovarci ancora qui
Nelle sere tempestose
Portaci delle rose, nuove cose
E ti diremo ancora un altro sì

È difficile spiegare
Certe giornate amare, lascia stare
Tanto ci potrai trovare qui
Con le nostre notti bianche
Ma non saremo stanche neanche quando
Ti diremo ancora un altro sì

Il significato: amore, attesa e condizione femminile

Il brano parla d’amore, ma non solo. Dietro la dimensione romantica si nasconde una riflessione più ampia sulla condizione femminile: la fatica di spiegarsi, la solitudine, il peso delle aspettative sociali.

Non è soltanto un inno alla sensibilità delle donne, ma anche una fotografia di ciò che spesso resta taciuto: il dolore nascosto, le rinunce, la necessità di essere comprese senza dover sempre giustificare ogni emozione.

Il verso cambiato: da “sì” a “no”

Nel 2023, in un’intervista a Repubblica, Fiorella Mannoia ha spiegato di non aver mai sentito pienamente suo quel finale. La frase “Ti diremo ancora un altro sì” non la convinceva più.

La cantante ha deciso così di modificarla nelle esibizioni dal vivo, trasformandola in:
“Ma non saremo stanche / Neanche quando ti diremo ancora un altro no”.

Una scelta dal forte valore simbolico, legata anche al suo impegno contro la violenza di genere e al progetto “Una, Nessuna, Centomila”. Il messaggio è chiaro: quando una donna dice no, è no.

Arisa e la rilettura all’Ariston

Nella serata cover del Festival 2026, Arisa riporta questo brano sul palco dove tutto è cominciato. Con il sostegno del coro, la sua interpretazione promette di esaltare la dimensione corale e teatrale del pezzo, rispettandone l’intensità emotiva.

In un Festival che celebra la memoria musicale italiana, la scelta di “Quello che le donne non dicono” non è soltanto un omaggio, ma un gesto contemporaneo. Perché certe parole, oggi più che mai, chiedono di essere ascoltate fino in fondo.

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