Anna Foglietta debutta alla regia con “Una storia”, il film che segna un passaggio importante nel suo percorso artistico. Ospite in studio di Paolo Franceschini e Lucilla Nele a “Kiss Kiss Trend Zone” su Radio Kiss Kiss, l’attrice e regista ha raccontato la lunga gestazione del progetto, nato cinque anni fa, soffermandosi sul rapporto con il pubblico, sulla vulnerabilità, sulla famiglia e sulle emozioni legate all’arrivo del film nelle sale.
«Sono molto felice, ma anche un po’ spaventata»
L’intervista è partita da una domanda semplice: “Come stai?”. Foglietta ha risposto senza nascondere le emozioni legate all’uscita del film.
«Sono molto felice, ma anche un po’ spaventata. Te lo dico con grande onestà, perché pensare per la prima volta il tuo film in pasto al pubblico è meraviglioso, ma anche mostruoso, perché comunque ti spaventa».
“Una storia” mette al centro due persone comuni e una relazione attraversata dal tempo, dalle abitudini e dalle difficoltà nel continuare a comunicare.
«Io ho desiderato proprio raccontare quella piccola borghesia che appartiene a tutti: lavoratori che si alzano la mattina, si prendono il caffè, una fetta di crostata e poi si rivede la sera davanti a una tavola».
«È un film che invita alla verità»
Nel corso della chiacchierata con Paolo Franceschini e Lucilla Nele, Anna Foglietta ha spiegato quale sia, per lei, il cuore del film.
«È molto difficile parlarsi, perché se non ti abitui a pensare che sia un esercizio quotidiano, poi arriva che il tempo passa e in una relazione non si ha più tanto da dirsi».
Da qui nasce uno dei messaggi centrali di “Una storia”: «Questo è un film che invita alla verità, all’onestà e all’ammettere a noi stessi che è importante coltivare sempre il desiderio e il sogno».
Il pubblico e la vulnerabilità maschile
Foglietta ha raccontato anche ciò che accade durante le presentazioni del film nelle sale, dove il confronto con il pubblico finisce spesso per trasformarsi in un momento molto personale.
«Inizialmente sono sempre le donne a prendere coraggio e a dire le cose, poi dopo a pioggia anche gli uomini».
La regista ha sottolineato soprattutto la reazione del pubblico maschile: «La cosa che più mi piace degli uomini è che ammettono a loro stessi quanto sarebbe più bello, anche per loro potersi aprire alla vulnerabilità e ammettere a loro stessi che hanno paura, esattamente come le donne».
«Io credo che questa battaglia si vinca soltanto camminando insieme», ha aggiunto.
Una storia costruita sulla psicologia dei personaggi
Più che sui grandi eventi, il film si concentra sull’interiorità e sulla normalità della vita quotidiana.
«Il film è stato scritto pensando piuttosto all’aspetto psicologico dei personaggi, non tanto alla trama, perché credo che poi la vita di tutti i giorni non sia fatta di eventi eclatanti o di bombe o asteroidi».
Foglietta ha poi spiegato: «La vita di tutti i giorni è anche molto piatta, però all’interno di quel tema piatto noi dobbiamo trovare la forza di andare avanti, di conoscerci e di fare un pezzecino in avanti. Questo credo che sia il senso della vita».
Il marito Paolo, primo spettatore del film
Durante l’intervista in studio a Kiss Kiss Trend Zone, Anna Foglietta ha raccontato anche chi sia stato il primo a vedere il film.
«Sicuramente mio marito. Paolo, perché siamo anche coproduttori del film».
Per l’attrice e regista, il suo giudizio ha avuto un peso particolare: «È la persona più obiettiva e forse è il mio primo fan in assoluto. Quindi quando lui dice sì è un sì vero. Ed è stato un sì vero, quindi mi ha dato molto coraggio e molta forza».
Cinque anni di lavoro e il sostegno della famiglia
“Una storia” nasce circa cinque anni fa e il percorso per arrivare al cinema è stato lungo.
«Devo dire molto grazie sia a lui, sia alla mia famiglia, anche ai miei figli, della pazienza che hanno avuto, delle mie assenze, soprattutto in casa, perché la testa quando tu crei qualcosa è sempre altrove».
Foglietta ha spiegato di aver voluto con sé i figli a Venezia per mostrare loro soprattutto il lavoro che si nasconde dietro il risultato finale.
«Mi interessava farli venire per fargli capire quanto tutto quel duro lavoro ha portato a qualcosa di così importante sotto un occhio internazionale, e che fossero felici anche per tutti i sacrifici che ha fatto la loro mamma».
Il lungo percorso del film ha portato anche a un messaggio rivolto ai giovani autori: «Ci ho messo tanto io, con tutte le opportunità che ho… pensa quanto ci possono mettere giovani autori e giovani autrici a fare un film. Quindi tutta la mia stima, ragazzi e ragazze, non mollate però, non mollate».
Perché nel film manca la primavera
Durante la conversazione, Paolo Franceschini e Lucilla Nele hanno chiesto a Foglietta anche il significato della particolare suddivisione stagionale del film.
La primavera, infatti, non compare.
«La primavera porta in sé un carico di aspettative, una rinascita, e secondo me questo non è un film che deve portare delle aspettative e una rinascita. È un film molto onesto, crudo, ma che porta un’elaborazione».
Poi la spiegazione più personale, affidata all’ironia: «Io odio la primavera perché sono allergica».
Sul piano visivo la scelta segue la stessa direzione: «È un film più notturno, più a quei cieli lividi, più i cieli dell’est, carichi di malinconia, ma anche di meraviglia e bellezza».
Il tour nelle sale e l’incontro diretto con gli spettatori
Foglietta ha scelto di accompagnare personalmente il film in numerose città, comprese quelle lontane dai grandi centri.
«È stato proprio un mio desiderio quello di accompagnare il film in lungo e in largo, perché sono figlia del teatro e io quindi vivo con la valigia e amo andare in provincia».
Il motivo è soprattutto il desiderio di entrare in contatto con chi guarda il film: «Mi piaceva incontrare i loro sguardi e capire quanto davvero risuonasse anche in loro quello che ho creato».
Tra le tappe ricordate durante l’intervista ci sono Treviso, Vicenza, Padova, Pordenone, Udine, Verona, Parma e Ferrara.
«Quando fai qualcosa di identitario, per forza dividi»
C’è stato spazio anche per il rapporto con le critiche e con i social.
«Chiaramente sì, la soffriamo tutte, però la soffro perché è a livello istintivo, poi chiaramente a livello razionale dico: ma non puoi piacere a tutti e meno male, perché quando fai qualcosa di profondamente identitario, per forza dividi».
I social rappresentano per lei «un termometro fondamentale», soprattutto per un film che stimola confronto e discussione. Foglietta ha spiegato anche di leggere i messaggi ricevuti e, spesso, di rispondere personalmente.
Da Jennifer Carpenter a Susan Sarandon
Nel finale della lunga intervista a Kiss Kiss Trend Zone non è mancato un momento più leggero.
Foglietta ha ricordato la sua passione per “Dexter” e l’incontro cercato in passato con Jennifer Carpenter. Oggi, però, c’è un’altra attrice che vorrebbe conoscere.
«Adesso veramente vorrei tanto stringere la mano a Susan Sarandon».
Una confessione arrivata al termine di una conversazione che ha raccontato “Una storia” non soltanto come film, ma anche come percorso personale e creativo di Anna Foglietta.