Sessant’anni di carriera, oltre 400 canzoni incise e almeno 3.000 concerti. I Pooh celebrano il traguardo con il libro fotografico Banda nel vento e un nuovo tour, al via il 25 e 26 settembre da Bergamo, con uno show speciale il 24 ottobre a Bologna. In un’intervista al Corriere della Sera, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli hanno ripercorso successi, incomprensioni, addii e incontri che hanno segnato la loro storia.
Pooh, il nome e un’identità costruita nel tempo
Il nome della band nasce da Winnie the Pooh. Red Canzian ha spiegato che fu suggerito dalla segretaria inglese della casa discografica e che proprio la sua neutralità si rivelò un vantaggio: «Quel piccolo orsetto ci ha accompagnato per tutta la vita e il nome era perfetto perché non raccontava chi eravamo: ci ha lasciato lo spazio per diventare quello che siamo diventati».
«Sesso sì, droga no»
Ripensando agli anni dei grandi tour, Red ha sintetizzato così il rapporto con lo stereotipo del rock: «Sesso, mi auguro di poter parlare anche per gli altri, sì. Droga no». La band, ha aggiunto, era però molto più rock di quanto venisse percepito.
Dodi Battaglia ha ricordato invece quanto pesasse essere considerati poco impegnati. «Tanto. È stata una cosa per cui ho sofferto», ha detto, citando brani come Brennero 66, Pierre e Uomini soli per rivendicare un percorso capace di affrontare anche temi sociali.
Fogli e l’addio ai Pooh
Riccardo Fogli ha chiarito anche uno dei capitoli più raccontati della storia del gruppo: la sua uscita non fu causata da Patty Pravo. «Anzitutto direi che non fu colpa di Patty. Accadde perché eravamo giovani e ci fu qualche dissapore fra giovani».
Fogli ha raccontato di non aver mai provato rancore verso gli ex compagni e di aver sempre seguito con piacere il loro successo, fino al ritorno in occasione della reunion del 2016.
Le famiglie in tour e i figli diventati manager
Con il passare degli anni, i tour dei Pooh si trasformarono anche in grandi viaggi di famiglia. Facchinetti ha ricordato camper, bambini al seguito e persino episodi surreali, come quando Francesco e Daniele, figlio di Dodi, spensero un generatore durante Piccola Katy.
Dodi ha aggiunto: «E oggi quei due […] sono i nostri manager…. Chi lo avrebbe mai detto?».
Stefano D’Orazio e una ferita ancora aperta
Tra i passaggi più dolorosi, l’addio di Stefano D’Orazio nel 2009 e poi la sua morte nel 2020. Dodi ha parlato di «dolore immenso», mentre Facchinetti ha ammesso: «Ho il rimpianto di non aver insistito di più con Stefano per farlo rimanere. Sono convinto che sarebbe ancora qui con noi».
La reunion e il futuro senza una vera fine
La reunion del 2016 avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo capitolo. Il successo del pubblico ha però cambiato i programmi e dal 2023 i Pooh sono tornati stabilmente in tour.
Facchinetti non pensa ancora al ritiro: «Io ho la pazzia e i sogni dei 20 anni». E sul finale ideale della loro storia, il gruppo ha scelto un’immagine aperta: nessuna parola “fine” per una carriera che continua ancora oggi.
Roby ha chiuso con una battuta: «Nel frattempo io organizzo la festa per il centenario: chi c’è c’è».