La memoria, il tempo che passa e le radici personali diventano il cuore di The Boys of Dungeon Lane, diciottesimo album solista di Paul McCartney, pubblicato il 22 maggio 2026. Il progetto raccoglie 14 brani che intrecciano esperienze personali e riflessioni intime, riportando l’artista nei luoghi e nelle emozioni della sua giovinezza nella Liverpool del dopoguerra.
Registrato tra una tappa e l’altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles e il Sussex, l’album è nato senza vincoli particolari o pressioni discografiche. A guidare la produzione è stato Andrew Watt, già al lavoro con artisti come Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Elton John e Lady Gaga. La collaborazione ha spinto McCartney a suonare personalmente gran parte degli strumenti presenti nel disco.
Lo stesso musicista ha spiegato la natura del progetto: «“The Boys of Dungeon Lane” è un album e non una raccolta di singoli, rappresenta un luogo, in cui puoi andare. Spero solo che le persone possano sedersi, rilassarsi, mettere su il vinile, o le cuffie, o il telefono, o ascoltarlo in streaming, o qualsiasi altra cosa, e godersi l’ascolto».
Liverpool diventa protagonista
Il brano che apre il disco, Days We Left Behind (“I giorni che ci siamo lasciati alle spalle”), racchiude molti dei ricordi che hanno segnato l’infanzia dell’artista. Una canzone che riporta direttamente alle strade della sua città e a una vita semplice, segnata dalla classe operaia.
«C’è un passaggio a metà che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, paese fortemente caratterizzato dalla classe operaia. Non avevamo quasi niente, ma non importava perché tutte le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non avere molto», ha raccontato McCartney.
L’artista ha anche rivelato che il brano è il preferito della moglie Nancy: «Quando la facciamo ascoltare alla gente diciamo che non c’è bisogno di piangere, poi alzi lo sguardo e vedi che la gente piange».
I ricordi con John Lennon e George Harrison prima dei Beatles
Tra i momenti più significativi del disco emergono anche le amicizie che avrebbero cambiato la storia della musica. Prima della nascita dei The Beatles, infatti, McCartney condivideva avventure quotidiane con John Lennon e George Harrison.
Nel brano Down South, dalle atmosfere country, riaffiora il ricordo dell’autostop fatto da ragazzi: «Pensare a me e George e a me e John che facevamo l’autostop prima dei Beatles è un ricordo fantastico ed è bello scrivere di cose che ti fanno stare bene».
McCartney ha anche ricordato con ironia le battute rivolte a Lennon: «Lui cantava “Working Class Hero” e io gli dicevo che era il meno working class di tutti noi. Ringo lo era veramente, io e George venivamo da Speke che è abbastanza popolare. Lui veniva da una zona più chic. Lo prendevamo sempre in giro».
La Liverpool difficile che diventava casa
I racconti presenti nell’album non idealizzano il passato. Al contrario, mostrano una città complessa e segnata dalle difficoltà economiche.
McCartney ha ricordato anche alcuni episodi vissuti nella zona di Dungeon Lane e lungo il fiume Mersey: da ragazzino si allontanava con il suo libro dedicato al birdwatching e proprio lì subì una rapina da parte di due ragazzi. Un episodio che, raccontato con il tono leggero che attraversa tutto il progetto, è diventato uno dei tasselli della narrazione del disco.
Nel ricostruire quegli anni emerge una Liverpool fatta di quartieri popolari, difficoltà economiche e amicizie che trasformavano ogni luogo in un punto di riferimento affettivo. «Parlo delle nostre origini. Di chi parte dal nulla e si costruisce da solo. La zona dove vivevo io era piuttosto povera, ma non la pensavamo così. C’erano gli amici e così tanto da fare e da vivere che tutti quei posti malfamati erano comunque casa nostra».
Il duetto con Ringo Starr e i momenti più personali
Nel progetto trova spazio anche Ringo Starr, presente nel brano Home to Us, descritto come il primo vero duetto della loro carriera.
La canzone, dal sapore fortemente beatlesiano, è nata quasi spontaneamente: «Ringo è passato in studio e ha suonato un po’ la batteria».
Tra i brani più personali ci sono anche Salesman Saint, dedicata ai genitori dell’artista — il padre venditore di cotone e la madre infermiera — e Ripples in a Pond, definita da McCartney una canzone d’amore per la moglie Nancy Shevell.
L’album si chiude con Momma Gets By, una traccia dal forte sapore Beatles che, però, McCartney precisa non essere autobiografica.
Un luogo in cui rifugiarsi
Per McCartney la musica continua a conservare la capacità di trasportare chi ascolta altrove, oltre il tempo e oltre i confini geografici.
«La cosa bella della musica è che ti sorprende e ti trasporta in un luogo che ti fa stare bene. “The Boys of Dungeon Lane” è un titolo azzeccato perché indica un luogo in cui puoi andare».
