Le trasposizioni dei romanzi di Harlan Coben continuano a rivelarsi una scelta vincente per Netflix. L’ultima conferma arriva da “Ovunque tu sia”, miniserie che, a due settimane dal debutto sulla piattaforma, continua ad essere tra i contenuti più seguiti.
La produzione, interpretata da Sam Worthington, si inserisce nel filone dei thriller che mescolano misteri, sparizioni, segreti di famiglia e continui colpi di scena, elementi che hanno contribuito al successo della serie presso il pubblico.
La trama
La storia segue un uomo condannato per l’omicidio del proprio figlio. Anni dopo la sentenza, però, scopre alcuni indizi che fanno pensare che il bambino possa essere ancora vivo. Da quel momento prende il via una corsa contro il tempo tra indagini, cospirazioni e rivelazioni che cambiano continuamente il corso degli eventi.
Il pubblico premia la serie, la critica è più divisa
Se gli spettatori hanno accolto con entusiasmo la miniserie, i giudizi della critica sono stati più contrastanti. Pur riconoscendo la capacità della narrazione di mantenere alta la tensione episodio dopo episodio, numerose recensioni evidenziano alcune debolezze nella costruzione della storia e dei personaggi.
Uno degli aspetti maggiormente discussi riguarda l’elevato numero di colpi di scena. Secondo diversi osservatori, la sceneggiatura ricorre con troppa frequenza a svolte narrative pensate per sorprendere lo spettatore, arrivando talvolta a sacrificare la coerenza interna del racconto. L’impressione che ogni episodio debba continuamente alzare il livello della suspense è una delle critiche ricorrenti.
Personaggi secondari poco approfonditi
Tra le osservazioni mosse alla serie figura anche lo sviluppo dei personaggi secondari. Sebbene la vicenda presenti numerose figure coinvolte nell’indagine, molti critici ritengono che diversi di loro svolgano principalmente una funzione narrativa legata al mistero, senza acquisire una caratterizzazione tale da creare un reale coinvolgimento emotivo nello spettatore.