Mickey Rourke compie oggi 74 anni. Nato il 16 settembre 1952 a Schenectady, nello Stato di New York, è stato uno dei volti più riconoscibili del cinema americano degli anni Ottanta, prima di attraversare una lunga fase di declino professionale e personale e tornare improvvisamente sotto i riflettori con The Wrestler.
La sua è una carriera segnata da grandi successi, occasioni rifiutate, boxe, rapporti complicati con Hollywood e numerosi tentativi di ricominciare.
L’infanzia e i primi passi verso il cinema
Quando Rourke aveva sei anni, il padre lasciò la famiglia. La madre si trasferì con i figli a Miami e successivamente si risposò. La nuova famiglia divenne molto numerosa e la sua adolescenza fu tutt’altro che semplice.
Prima del cinema arrivò il pugilato, praticato fin da giovane. Successivamente Rourke decise di concentrarsi sulla recitazione e nel 1980 si trasferì a Los Angeles. Gli inizi furono difficili: raccontò di aver collezionato decine di provini senza successo prima di riuscire a ottenere le prime opportunità.
Nel giro di pochi anni, però, la situazione cambiò radicalmente.
Dagli anni Ottanta al successo con 9 settimane e ½
Dopo alcune apparizioni in film importanti, Rourke attirò definitivamente l’attenzione con Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola. Seguirono titoli come The Pope of Greenwich Village, L’anno del dragone, Angel Heart – Ascensore per l’inferno e Barfly.
La consacrazione popolare arrivò soprattutto con 9 settimane e ½, accanto a Kim Basinger. Il film trasformò Rourke in uno dei sex symbol più celebri del decennio.
Nella sua filmografia figurano anche Homeboy, Johnny Handsome, Sin City, Iron Man 2 e I mercenari – The Expendables. Nel corso degli anni lavorò con registi e attori di primo piano, ma non sempre le sue scelte professionali contribuirono a consolidare la posizione raggiunta.
I grandi film rifiutati e una carriera che cambia direzione
Rourke lasciò passare diverse opportunità che avrebbero potuto dare alla sua carriera una traiettoria differente. Nel corso degli anni il suo nome venne associato a progetti come 48 ore, Beverly Hills Cop, Il silenzio degli innocenti, Platoon, Pulp Fiction, Rain Man e Tombstone.
Parallelamente, sul suo conto cominciò a consolidarsi la fama di attore difficile da gestire sul set. Rourke stesso, anni dopo, riconobbe le proprie responsabilità: «Sono stato arrogante. Non ero abbastanza intelligente e preparato per affrontare tutto questo. Bisogna essere pronti per il successo. Io non lo ero».
Le polemiche e le dichiarazioni senza filtri hanno accompagnato buona parte della sua carriera. Nel tempo ha avuto scontri pubblici con diversi protagonisti del mondo del cinema, tra cui Robert De Niro, e ha criticato duramente anche Tom Cruise.
L’abbandono del cinema per la boxe
All’inizio degli anni Novanta Rourke decise di lasciare temporaneamente la recitazione per tornare al pugilato, trasformando una passione giovanile in un’attività professionistica.
L’esperienza sul ring gli procurò numerosi problemi fisici. Nel corso degli incontri riportò diverse ferite e traumi, tra cui lesioni al naso e al volto. Anni dopo tornò ancora a combattere: nel 2014 salì sul ring contro Elliot Seymour, vincendo l’incontro.
Gli interventi subiti nel tempo e le successive operazioni hanno profondamente modificato il suo aspetto, diventato negli anni uno degli elementi più discussi delle sue apparizioni pubbliche.
La vita privata e i matrimoni
Rourke si è sposato due volte. Il primo matrimonio fu con l’attrice Debra Feuer, conosciuta anche professionalmente sul set. I due si sposarono nel 1981 e divorziarono nel 1989.
Nel 1992 arrivò il matrimonio con la modella e attrice Carré Otis, conosciuta durante la lavorazione di Orchidea selvaggia. Il loro rapporto fu particolarmente tormentato e terminò con il divorzio nel 1998.
Otis, nelle proprie memorie, ha raccontato episodi di violenza all’interno della relazione. In passato aveva anche presentato accuse nei confronti dell’attore, poi ritirate.
Successivamente Rourke ha avuto una lunga relazione con Anastassija Makarenko, terminata nel 2015.
La rinascita con The Wrestler
Dopo anni lontano dai grandi ruoli, una prima importante occasione arrivò nel 2005 con Sin City. La vera rinascita cinematografica si concretizzò però nel 2008 con The Wrestler, diretto da Darren Aronofsky.
Rourke interpretò Randy “The Ram” Robinson, un wrestler ormai lontano dai giorni migliori che cerca di rimettere insieme la propria vita. Un personaggio che, per molti aspetti, richiamava il percorso personale dell’attore.
La prova gli valse il Golden Globe e il BAFTA come miglior attore, oltre alla candidatura all’Oscar. Sembrò l’inizio di una seconda giovinezza professionale.
Negli anni immediatamente successivi arrivarono ruoli importanti in Iron Man 2 e I mercenari, ma il ritorno stabile ai vertici di Hollywood non si concretizzò.
Una carriera sempre imprevedibile
Negli ultimi anni Rourke ha continuato a lavorare soprattutto in produzioni di minore richiamo, senza però smettere di attirare l’attenzione.
Tra le apparizioni più curiose c’è quella nell’edizione americana de Il cantante mascherato, nella quale si esibì nascosto dentro un costume da Gremlin. L’esperienza terminò in modo insolito: infastidito dal caldo, l’attore si tolse la maschera autonomamente durante la trasmissione.
Nel 2025 è tornato anche in un reality televisivo partecipando a Celebrity Big Brother nel Regno Unito.
Mickey Rourke, un volto simbolo degli anni Ottanta
A 74 anni, Mickey Rourke resta una delle figure più atipiche e controverse della Hollywood degli ultimi decenni. La sua carriera ha alternato ruoli memorabili, scelte difficili da comprendere, il ritorno alla boxe e improvvise rinascite.
Film come 9 settimane e ½, Angel Heart, Rusty il selvaggio, Sin City e soprattutto The Wrestler continuano comunque a rappresentare le tappe fondamentali di un percorso impossibile da confondere con quello di qualsiasi altro attore della sua generazione.
