Madame e il nuovo album Disincanto: “Sono mossa da rabbia e da un forte senso di ingiustizia: era impossibile tacere”

Madame racconta a Il Corriere della Sera il suo periodo di crisi e la rinascita artistica, denunciando le false amicizie e criticando i life coach.

Un’intervista firmata da Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera racconta il momento di rinascita di Madame, tra crisi personale, industria musicale e nuovo album. A soli 24 anni, Madame si presenta con una nuova consapevolezza e un disco che nasce da un periodo complesso. «Ho avuto due anni di vuoto. Scrivevo e registravo canzoni sul telefono, ma non si capiva nulla. Il disco è nato dopo ed è la visione lucida di un dolore, un modo per dargli un senso e per esorcizzarlo. È stato un percorso. Con il ricovero è ri-iniziato tutto. È quando tutto si acquieta che devi ricostruire».

Il nuovo lavoro, Disincanto, rappresenta proprio questa fase: un punto di ripartenza dopo un periodo segnato da fragilità e introspezione.

Il significato di “Disincanto”

Il titolo dell’album non è casuale. Per l’artista, il disincanto non è legato all’età ma attraversa tutta la vita:
«Il disincanto non ha un’età giusta in cui arrivare. È una costante della vita, dall’età infantile, il bambino quando scopre che non esiste Babbo Natale, alla vecchiaia».

Un concetto che diventa filo conduttore del disco e della sua esperienza personale, tra illusioni infrante e nuove consapevolezze.

L’amore e le aspettative infrante

Tra i temi più forti affrontati nei brani c’è quello dei rapporti umani. Madame non nasconde una visione disillusa:
«Quello dell’amore dovuto. Nessuno è obbligato ad amarti quando sei un adulto».

Un pensiero che riflette una crescita personale, fatta anche di distacchi e nuove letture delle relazioni.

L’accusa all’industria musicale

Nel disco emerge anche una critica diretta al sistema musicale. L’artista racconta senza filtri alcune esperienze vissute:
«Alcune cose sono accadute a me. Non serve fare nomi (la rima diablo fa pensare a Shablo ndr), ma ho visto chi si avvicinava a me per mangiare dal mio piatto…».

Parole che rivelano rabbia e senso di ingiustizia:
«Sono mossa da rabbia e da un forte senso di ingiustizia: era impossibile tacere».

Identità e conflitti interiori

Nel percorso artistico e personale emerge anche un confronto interno tra passato e presente:
«Sì sono io. Fra una ragazzina che si sente inferiore a quello che è, e un’artista che si sente superiore a quello che è, ci può essere clash violento. E anche perdita di identità».

Un equilibrio ancora in costruzione, alla ricerca di autenticità:
«Col lavoro su me stessa sto cercando un punto di incontro perché dentro un ego molto gonfio c’è solo aria. E io cerco la verità, non l’aria».

Un linguaggio diretto e senza filtri

Nel nuovo progetto Madame sceglie uno stile più immediato, lontano da costruzioni troppo intellettuali:
«Ho scelto un linguaggio più popolare e meno intellettuale. Una delle mia massime è che non c’è Delitto e castigo senza Temptation Island».

Una cifra stilistica che include anche riferimenti espliciti, mai evitati:
«Mai avuto paura di dire certe cose nella canzoni, ma anche nella vita di tutti i giorni dico parolacce e faccio allusioni sessuali».

Sessualità e libertà personale

Tra i temi affrontati senza reticenze c’è anche quello della sessualità, vissuta come parte integrante dell’identità:
«Per me è un tema potente e importante. Non parlarne sarebbe come negare una parte di me».

Un finale che guarda avanti

Nonostante il percorso difficile, il disco si chiude con una nota di apertura e consapevolezza:
«È come se fosse l’ultima seduta in cui dico: tutto sommato mi è andata bene».

Un passaggio che sintetizza il senso dell’intero progetto:
«Il disincanto dal dolore è la cosa più difficile. Il dolore ti porta ad autogiustificarti… il dolore ti vizia».

Un ritorno alle origini musicali

Dal punto di vista sonoro, Madame torna a una dimensione più vicina alle sue radici:
«Una delle cose che mi ha aiutato a tornare a scrivere è stato partire da basi semplici: tre suoni e io che ci canto sopra».

Un ritorno all’essenziale, anche con una consapevolezza chiara del proprio percorso:
«Sapevo che non avrei fatto De André nella vita. Ce n’è già stato uno e io non servo».

Un progetto tra fragilità e rinascita

Disincanto si presenta così come un lavoro intimo e diretto, in cui dolore e ricostruzione convivono. Un racconto personale che diventa universale, tra crisi, identità e desiderio di ripartire.

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