In una lunga intervista concessa a La Stampa, Maccio Capatonda ha parlato del suo nuovo film Smart Working, nelle sale dal 4 giugno, ma anche del legame nato con Torino durante le riprese, della sua evoluzione artistica e della sfida che lo attende in autunno con il debutto a teatro.
L’attore e autore abruzzese si allontana per la prima volta dai registri che lo hanno reso celebre, interpretando un personaggio lontano dalle sue abituali maschere comiche.
Torino gli entra nel cuore
L’esperienza sul set di Smart Working ha rappresentato per Maccio anche l’occasione di scoprire davvero Torino. Un incontro che si è trasformato rapidamente in un autentico colpo di fulmine.
«Bellissimo, c’ero stato qualche volta, ma non l’avevo capita: dopo averci vissuto mi ci volevo trasferire. Si gira a piedi, i torinesi sono cordiali, mi hanno fatto sentire a casa», racconta.
Un apprezzamento che va oltre le classiche cartoline turistiche. Quando gli viene chiesto cosa abbia amato maggiormente della città, la risposta sorprende.
«I dolci, in particolare la tropeziana della pasticceria Uva. Rispondere la Mole era troppo scontato».
Un protagonista lontano dal mondo di Maccio
Nel film diretto da Svevo Moltrasio interpreta Giuliano, un uomo convinto che lo smart working abbia migliorato la sua vita. La situazione però sfugge presto di mano, trasformando la sua abitazione in un luogo invaso da colleghi, amici e vicini.
Per l’attore si tratta di una scelta precisa e consapevole.
«Mi piacciono le sfide, dopo i personaggi comici ho subito accettato un ruolo diverso. Negli ultimi anni faccio ruoli più realistici e dopo Sconfort Zone, in cui interpretavo me stesso, volevo un personaggio distante da me».
Maccio descrive Giuliano come «una persona normale», aggiungendo con ironia: «Io che non sono così normale».
Poi approfondisce il profilo del protagonista: «Un uomo dolce, la cui pacatezza rischia di essere anche il suo limite, perché è passivo verso ciò che gli accade».
Il rischio di subire la vita
La caratteristica principale di Giuliano è quella di lasciarsi travolgere dagli eventi senza reagire. Un atteggiamento che, secondo l’attore, contiene anche una vena comica.
«È così distratto dalle sue cose personali che si fa invadere casa e non reagisce. Un egoista troppo altruista, in questo senso forse è comico: i comici che fanno ridere nel subire».
Un personaggio che ha finito per lasciare il segno anche nella vita privata dell’interprete.
«Dopo questo personaggio un po’ lo sono diventato», confessa parlando della sua maggiore dolcezza. Tuttavia ammette di attraversare una fase particolare della propria vita emotiva.
«Ultimamente sono in un range emotivo compresso, qualcosa in me da quando sono diventato famoso mi sta limitando le possibilità».
Il peso della notorietà
Maccio riflette apertamente sugli effetti che il successo può avere sulla personalità di un artista.
«Mi incazzo meno, trattengo troppe cose e mi dispiace, perché è giusto anche sfogarsi in certi casi».
Il lavoro su Giuliano lo ha spinto anche a interrogarsi su possibili scenari futuri, immaginando una famiglia tutta sua.
«Questo personaggio mi ha fatto riflettere, anche per il suo rapporto con la moglie, con il figlio, mi ha fatto pensare che potrei avere anch’io una moglie e un figlio».
Una prospettiva che però, almeno per il momento, non sembra convincerlo del tutto.
«Poi però dopo un po’ di tempo ho detto: “No, sto meglio così”».
E alla domanda su cosa significhi esattamente quel “così”, la risposta è netta: «Felicemente fidanzato».
Smart working tra opportunità e isolamento
Nel film il lavoro da remoto è il punto di partenza della storia. Un tema sul quale Maccio ha una visione equilibrata.
«È utile perché consente una libertà importante, allo stesso tempo in certi casi rischiamo di perderci i rapporti umani».
Una riflessione che si allarga anche al rapporto tra creatività e successo. Per l’attore il pericolo nasce quando si smette di seguire il proprio istinto per inseguire esclusivamente i risultati.
«Sì, se invece di pensare a quello che ti piace fare o a seguire il flow della tua vita pensi: “Ok, questa cosa ha avuto successo, devo fare qualcos’altro così”».
Secondo lui, l’originalità nasce da un processo molto più profondo.
«Il successo nasce dall’intima connessione con se stessi, è quello che porta a tirar fuori un contenuto davvero originale».
La sfida più grande: il debutto a teatro
Dopo cinema, televisione e web, ora arriva il momento di confrontarsi con il palcoscenico. Una sfida che Maccio non nasconde di temere.
«Il teatro mi terrorizza da sempre, quindi ho deciso di farlo».
A fine ottobre debutterà con Spettacolo teatrale, una commedia che unirà recitazione, musica e momenti coreografici.
«Ancora penso di non riuscirci, sono seguito da un mental coach».
Lo spettacolo non sarà un one man show, anche se il pubblico ritroverà alcuni dei personaggi più amati della sua carriera.
«Una commedia con tanti attori, musica e balli, non un one-man-show anche se conterrà alcuni miei personaggi».
Infine, la battuta che riassume perfettamente il suo stato d’animo davanti a questa nuova avventura:
«Se non muoio ce la farò».