Lewis Hamilton non ha alcuna intenzione di considerare conclusa la propria carriera in Formula 1. A 41 anni, il sette volte campione del mondo continua a guardare al futuro con ambizione, convinto di poter competere ancora ai massimi livelli e di avere caratteristiche differenti rispetto agli altri piloti. Alla vigilia del Gran Premio del Messico, il britannico della Ferrari ha parlato alla testata britannica specializzata in Formula 1, The Race, del tema dell’età, delle prestazioni e della possibilità di rimanere nel Mondiale fino al prossimo decennio. Le sue parole non lasciano dubbi sulla determinazione che lo accompagna: «In questi 70 anni non c’è mai stato nessuno come me qui. Per questo sento di essere diverso dagli altri».
Hamilton non pensa al ritiro: l’obiettivo è correre anche nel 2030
Il futuro di Lewis Hamilton è tornato al centro dell’attenzione durante gli incontri con la stampa organizzati in vista del Gran Premio del Messico. Il pilota britannico è stato interrogato sulla possibilità di partecipare al ritorno della Formula 1 in Africa, previsto per i primi anni del prossimo decennio.
Hamilton è da tempo uno dei principali sostenitori dell’organizzazione di un Gran Premio nel continente africano e vorrebbe essere ancora in pista quando questo progetto diventerà realtà.
Una prospettiva che lo porterebbe a gareggiare a circa 45 anni, un’età alla quale pochissimi piloti riescono a mantenere un livello competitivo tanto elevato.
Il ferrarista, tuttavia, non considera l’anagrafe un limite sufficiente per stabilire quando interrompere la propria carriera. Pur riconoscendo che l’invecchiamento comporta difficoltà impossibili da prevedere completamente, ritiene che l’allenamento e la preparazione possano consentirgli di prolungare la propria attività.
«Sono diverso dagli altri»: Hamilton risponde ai dubbi sulla sua età
Le dichiarazioni più significative del britannico riguardano proprio le convinzioni secondo cui i riflessi dei piloti diminuirebbero inevitabilmente con il passare degli anni.
Hamilton ha contestato questa interpretazione, invitando a osservare le sue prestazioni più recenti e ricordando di essere ancora perfettamente in grado di confrontarsi con avversari molto più giovani.
«Ci sono sfide che arriveranno con l’età e che oggi non posso prevedere. Ma durante questo percorso ho incontrato molti pregiudizi, soprattutto sull’idea che i tempi di reazione debbano necessariamente peggiorare», ha spiegato.
Il sette volte iridato ha quindi richiamato quanto mostrato nell’ultima gara, sostenendo di avere ancora riflessi più rapidi rispetto ad alcuni dei piloti più giovani presenti sulla griglia.
A suo giudizio, mantenere elevata la concentrazione richiede sacrificio, preparazione fisica e un costante lavoro sulle capacità mentali. Aspetti sui quali il britannico continua a investire per restare competitivo.
La sfida ai ventenni: «A 41 anni posso ancora competere con loro»
Hamilton non ha nascosto di voler verificare fino a dove potrà spingersi la propria carriera, senza però trasformare la permanenza in Formula 1 in un obiettivo fine a se stesso.
Il pilota della Ferrari ha riconosciuto che oggi riesce ancora a misurarsi con colleghi che hanno vent’anni meno di lui, mentre soltanto il futuro potrà stabilire se sarà possibile mantenere gli stessi standard quando avrà 44 o 45 anni.
La sua posizione è chiara: continuerà a correre finché riterrà di poter offrire prestazioni all’altezza della propria storia sportiva.
Non vuole infatti arrivare al punto di rimanere nel Mondiale pur avendo perso velocità, determinazione e capacità di reazione.
Hamilton ha ricordato come, soprattutto durante la difficile stagione precedente, fossero aumentate le critiche sulla sua competitività. Secondo il britannico, i risultati ottenuti nel 2026 rappresentano una risposta a quanti ritenevano ormai iniziata la fase discendente della sua carriera.
Ferrari, dal difficile debutto alla lotta per il secondo posto nel Mondiale
Il primo anno di Hamilton a Maranello non aveva rispettato le aspettative. Il passaggio dalla Mercedes alla Ferrari, accompagnato da un’enorme attenzione mediatica, si era rivelato più complicato del previsto.
Nel 2026, invece, il britannico è riuscito a ritrovare maggiore competitività, conquistando anche una vittoria con la scuderia italiana.
Il titolo mondiale appare ormai un obiettivo estremamente difficile da raggiungere, ma Hamilton resta pienamente coinvolto nella battaglia per il secondo posto della classifica piloti.
Alla vigilia del Gran Premio del Messico occupa la terza posizione con 241 punti, appena uno in meno dell’ex compagno di squadra George Russell.
Nella lotta per il piazzamento finale sono coinvolti anche Charles Leclerc e Max Verstappen, in un confronto destinato a proseguire durante gli ultimi cinque appuntamenti della stagione.
Per Hamilton, questa fase del campionato rappresenta anche un’occasione per contribuire allo sviluppo della Ferrari in vista del 2027, lavorando insieme alla squadra per individuare i punti deboli della monoposto e migliorare la competitività.
Gran Premio del Messico, una pista speciale per Lewis Hamilton
Il prossimo appuntamento del Mondiale si svolgerà all’Autodromo Hermanos Rodríguez, un circuito al quale Hamilton è legato da ricordi particolarmente importanti.
Proprio in Messico, infatti, il britannico ha festeggiato la conquista di due titoli mondiali, nel 2017 e nel 2018, durante gli anni dei grandi successi con la Mercedes.
Questa volta il contesto è profondamente diverso. Hamilton non arriva per celebrare una nuova corona iridata, ma per cercare punti fondamentali nella battaglia per il secondo posto e confermare i progressi compiuti al volante della Ferrari.
Con cinque Gran Premi ancora da disputare, ogni risultato può modificare gli equilibri della classifica.
Il futuro in Ferrari e il sogno del Gran Premio d’Africa
Il contratto di Hamilton con la Ferrari è previsto fino alla fine del 2027, ma il britannico non esclude di continuare oltre quella scadenza.
La prospettiva di partecipare al ritorno della Formula 1 in Africa rappresenta una motivazione particolare per il sette volte campione del mondo, che da anni sostiene la necessità di riportare il campionato sul continente.
Il progetto del Gran Premio in Ruanda, previsto nei primi anni Trenta, potrebbe quindi diventare un ulteriore incentivo a prolungare la carriera.
Hamilton, comunque, non vuole prendere oggi decisioni definitive su ciò che accadrà tra quattro o cinque anni. La priorità rimane conservare la competitività, aiutare la Ferrari a tornare stabilmente al vertice e continuare a dimostrare che l’età non deve necessariamente determinare la fine del percorso di un pilota.
A 41 anni, con sette titoli mondiali e 106 vittorie in Formula 1, il britannico ritiene di avere ancora qualcosa da dimostrare. E soprattutto non sembra disposto a lasciare il volante finché sentirà di poter competere con i migliori.