Jane Fonda a Venezia lancia l’allarme sugli Usa: “Tempi spaventosi, fermiamo l’autoritarismo”

Jane Fonda, premiata a Venezia con il DVF Award, critica duramente il clima politico negli Stati Uniti e invita a difendere libertà, diritti civili e possibilità di dissentire.

A 88 anni Jane Fonda continua a considerare l’impegno civile una parte inseparabile della propria vita. Arrivata a Venezia per ricevere il DVF Award, il riconoscimento promosso da Diane von Furstenberg e dedicato alle donne impegnate nel cambiamento sociale, l’attrice ha affrontato apertamente il momento politico degli Stati Uniti, esprimendo forte preoccupazione per quella che considera una progressiva deriva autoritaria sotto la presidenza di Donald Trump. Il suo messaggio, però, non è quello della rassegnazione: Fonda invita a reagire attraverso l’azione collettiva e la difesa delle libertà.

Jane Fonda: “Stiamo vivendo tempi molto spaventosi e pericolosi”

Nel corso degli incontri veneziani, Fonda ha descritto la situazione americana con parole nette. “Stiamo vivendo tempi molto spaventosi e pericolosi. Per noi negli Stati Uniti è qualcosa di nuovo. Gli afroamericani hanno conosciuto l’autoritarismo, gli americani bianchi no. Per questo stiamo cercando di capire come reagire e stiamo imparando velocemente. E questo è positivo”.

Secondo l’attrice, il malessere attraverserebbe anche una parte dell’elettorato conservatore. “Ci sono molti repubblicani che hanno votato per Trump e che non apprezzano quello che sta succedendo. Non piacciono loro leader che traggono vantaggio dalla crudeltà e che creano caos”.

Hollywood, la paura di esporsi e il ritorno dell’attivismo

L’impegno politico accompagna Jane Fonda da decenni, dalle proteste contro la guerra del Vietnam alle battaglie per i diritti civili e delle donne. Nel 2005 partecipò inoltre alla nascita del Women’s Media Center insieme a Gloria Steinem, figura che ha definito “un’amica e mentore”.

Oggi, secondo Fonda, anche Hollywood risente di un clima più difficile. Non tutti, sostiene, possono permettersi di parlare liberamente: “Molte persone tacciono per paura, per tenersi il lavoro. Ormai minacciati anche dall’intelligenza artificiale”. Lei, invece, rivendica una posizione differente e, parlando delle possibili conseguenze delle sue prese di posizione contro Trump, afferma: “Non può farmi nulla”.

Nel 2025 ha inoltre rilanciato il Comitato per il Primo Emendamento, recuperando idealmente l’esperienza di un organismo nato negli anni del maccartismo e al quale aveva partecipato anche suo padre Henry Fonda. “Da quando c’è Trump il vento è cambiato negli Stati Uniti”, ha osservato. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione sulla libertà di parola e sulla possibilità di manifestare dissenso.

L’allarme sull’intelligenza artificiale

Tra le questioni che preoccupano l’attrice c’è anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Fonda teme conseguenze pesanti soprattutto sul mercato del lavoro, fino a prospettare un “Armageddon di disoccupazione”. Ha inoltre criticato l’attenzione delle élite tecnologiche verso la ricerca della longevità.

Il nodo centrale, tuttavia, resta per lei quello della libertà. Fonda attribuisce agli artisti un ruolo particolarmente delicato nei periodi di restringimento degli spazi democratici: “Gli attori sono i primi a cui i leader autoritari danno la caccia, perché raccontano storie e dicono sempre che il re è nudo”.

“La speranza è un muscolo”

Nonostante il quadro descritto, Jane Fonda continua a dichiararsi fiduciosa. “Sono piena di speranza. Perché sto lavorando. Sto facendo tutto il possibile per fermare il consolidamento dell’autoritarismo. E quando lavori duramente, hai speranza”.

Un concetto che l’attrice sintetizza con una delle immagini più forti utilizzate durante la sua permanenza a Venezia: “La speranza è un muscolo, come il cuore: se lo eserciti, diventi più forte e senti speranza”. E aggiunge: “Abbiamo lottato a lungo per i diritti civili, per tutti i diritti, e non permetteremo che ce li portino via”.

Da qui anche l’invito a superare l’isolamento individuale: “Incoraggio le persone a unirsi in un movimento: se siamo soli, possono eliminarci uno alla volta”.

Il cinema resta nel futuro di Jane Fonda

Pur non recitando da circa cinque anni, Fonda non ha abbandonato il mondo del cinema. Tra i suoi prossimi progetti c’è la produzione di un film tratto dal bestseller statunitense “The Correspondent”. Guardando invece alla propria carriera, non indica un titolo da privilegiare rispetto agli altri: “Tutti i film che ho fatto li ho amati”.

A Venezia, il DVF Award diventa così anche l’occasione per ribadire una linea che attraversa gran parte della sua vita pubblica: continuare a intervenire, organizzarsi e difendere il diritto di parlare anche quando il clima politico rende più difficile farlo.

magazine Attualità