Il 2025 si è chiuso come uno degli anni più incoraggianti per il cinema italiano dell’era post-pandemica. I numeri raccontano una stagione che ha superato le previsioni e che ha mostrato una vitalità inaspettata, capace non solo di reggere l’assenza di molti grandi titoli americani, ma di trasformare quella carenza in un’opportunità.
I dati Cinetel certificano un incasso complessivo di circa 496,5 milioni di euro, con oltre 68 milioni di biglietti venduti. Il valore è in lieve crescita rispetto al 2024, mentre le presenze segnano una piccola flessione, dovuta soprattutto all’aumento del prezzo medio dei biglietti, spinto dalla diffusione delle sale “premium”. È però la quota dei film italiani a fare notizia: tra il 32 e il 33% del totale, una percentuale altissima se confrontata con le medie degli ultimi anni, che oscillavano intorno al 20-25%.
A colpire non è solo il primato di “Buen Camino” con Checco Zalone, capace di raccogliere in pochi giorni oltre 36 milioni di euro, ma la solidità complessiva della produzione nazionale. Accanto al film di Zalone, titoli come Follemente di Paolo Genovese, Diamanti di Ferzan Ozpetek e Io sono la fine del mondo con Angelo Duro hanno portato quattro opere italiane nella top ten annuale, un evento che non si verificava da tempo.
Il contesto internazionale ha avuto un peso. La riduzione dei blockbuster statunitensi – conseguenza degli scioperi di sceneggiatori e attori di due anni fa e del calo di appeal del cinema supereroistico – ha creato spazi che in Italia sono stati occupati con più efficacia rispetto ad altri mercati europei. In Francia e Spagna, ad esempio, il box office ha registrato flessioni più marcate, mentre in Germania la crescita non ha comunque prodotto una quota nazionale paragonabile a quella italiana.
A sostenere questo risultato è stato anche il cambiamento del sistema delle sale. Nel 2025 il numero di cinema è aumentato, con una crescita soprattutto dei monosala, che tendono a programmare più film italiani. Le strutture rinnovate, più confortevoli e tecnologicamente avanzate, hanno favorito un ritorno graduale del pubblico, spingendo verso l’alto gli incassi nonostante il calo delle presenze.
Un ruolo importante lo ha avuto anche la politica di rilancio dell’estate cinematografica. L’iniziativa “Cinema Revolution”, che ha ridotto il prezzo dei biglietti per i film italiani ed europei nei mesi estivi, ha contribuito a mantenere attive le sale e a distribuire meglio le uscite lungo l’anno. Giugno e luglio 2025 hanno fatto segnare incassi nettamente superiori ai livelli pre-pandemia, alleggerendo la congestione dei mesi tradizionalmente più affollati.
Infine, i dati sul pubblico mostrano segnali incoraggianti: cresce la fascia giovane, in particolare tra i 15 e i 24 anni, e aumenta il numero di spettatori “abituali”, quelli che vedono almeno cinque film all’anno. Un’inversione di tendenza che indica una lenta ricostruzione dell’abitudine alla sala.
Il quadro resta comunque delicato. Le produzioni continuano a segnalare difficoltà legate ai fondi e alle tempistiche di assegnazione dei finanziamenti pubblici, problemi che potrebbero riflettersi sulle uscite dei prossimi anni. Ma il 2025 ha dimostrato che il cinema italiano, quando trova spazio e pubblico, è in grado di reggere il confronto e, in certi casi, di guidare la ripresa del settore.
