La partita tra Italia e Belgio ha lasciato molti spunti di riflessione tra tifosi e addetti ai lavori. Per analizzare la sfida, Kiss Kiss Play Sport ha intervistato Francesco Repice, che ha raccontato la sua visione sulla prestazione degli Azzurri e sulle prospettive future della nazionale.
Italia-Belgio: analisi di una sfida difficile
Francesco Repice ha subito sottolineato la forza dell’avversario: “Il Belgio che è squadra forte o è l’Italia che deve dare di più? No. Degli ragazzi già abituati al calcio. Di alto livello faccio un piccolo riferimento. Di calcio in Italia l’ha stato inseguito da alcuni club italiani. Evidentemente se lo puoi riparizzare in Germania, tanto per dire, ha investito una cifra che è la stessa nazionale di routine e forse può servare.” Nonostante qualche problema di collegamento durante l’intervista, Repice ha ribadito che il Belgio è una squadra cresciuta molto negli ultimi anni, arrivando anche ai quarti di finale nell’ultimo mondiale e perdendo solo contro la Spagna, poi vincitrice del torneo.
Il giornalista ha poi evidenziato come l’Italia abbia una tradizione e una scuola calcistica che vanno rispettate: “Il Belgio che è il grande talento non ha mai vinto nulla e l’Italia ha vinto un europeo nel 2021 e quindi evidentemente c’è una scuola, c’è una tradizione che vanno comunque rispettate al di là del valore intrinseco della squadra e dei giocatori che si riescono a produrre.” Repice invita quindi a non soffermarsi troppo sulle questioni esterne al campo, ma a concentrarsi su ciò che accade durante la partita.
Giovani, errori e segnali positivi: il punto sulla nazionale
Durante l’intervista, Repice ha parlato anche dei giovani inseriti in squadra e delle difficoltà incontrate, come nel caso di Alessandro Romano: “È inevitabile che è difficile vedere in questo momento il bicchiere mezzo pieno perché se pensiamo ad Alessandro Romano messo lì in regia in un ruolo veramente molto delicato per la nostra nazionale, lui che di fatto ha giocato soltanto cinque partite con il Cagliari e prima era allo Spezia. Lui però non è il colpevole, questo secondo me è giusto sottolinearlo, è giusto ribadirlo, è giusto contestualizzare in questo momento perché dobbiamo riuscire a guardare più ad ampio raggio quello che è accaduto ieri sera alla nostra nazionale.”
Repice ha poi invitato a non fare “processi sommari” dopo una partita difficile: “Io aspetterei e non farei processi sommari. Quello che di più brutto c’è quest’oggi sono i processi sommari con le solite banalità e le solite frasi fatte danno di una nazionale. Che cosa ci aspettavamo di vedere? Sinceramente.” Ha anche sottolineato alcuni segnali positivi, come l’ingresso in campo di Dumbia: “Io ho visto qualche ingresso in campo, quello di Dumbia che sinceramente mi ha colpito, è entrato bene in partita, è riuscito a prendersi le chiavi del centrocampo che erano state date a Romano giusto per cercare di forgiare questo ragazzo a dei livelli un pochino più alti rispetto a quelli a cui è abituato a confrontarsi.”
Il calendario e il ruolo degli allenatori: le prossime sfide dell’Italia
Guardando avanti, Repice ha ricordato la difficoltà del calendario azzurro: “Debuttare col Belgio e poi giocare lunedì in Turchia contro la nazionale di Montella e poi il 2 ottobre in Francia contro i Blues di Zidane, insomma non è proprio così semplice. No, non è una cosa semplice per nessuna nazionale.” Ha anche fatto riferimento alle difficoltà delle altre squadre, come la Turchia sconfitta dalla Francia, e ai possibili problemi fisici dei francesi.
Sul ruolo degli allenatori, Repice ha espresso una posizione chiara: “Io non è che preferisca Mancini ma però insomma se io guardo il curriculum di Mancini sia da allenatore che da commissario tecnico obiettivamente trovare di meglio non è semplicissimo. Poi in Italia siamo un po’ tutti allenatori, un po’ tutti CT.” Ha poi aggiunto: “Io infatti sono, Giorgia, io con molti miei colleghi ho discuto perché mi danno fastidio le affermazioni di principio. Io non ti esterino da giornalista. A Coverciano non ci sono mai andato a fare il corso. Per cui sono allenatore e fa delle scelte. Evidentemente le fa perché lavora tutta la settimana con dei calciatori e sa se quello ha litigato con la moglie, sa se c’è dei problemi in famiglia, dei problemi con un compagno di squadra, dei problemi di tutt’altro genere e sa perché si comporti in una certa maniera. Arrivo io e gli dico cambi sbagliato. Ma come cambi? Aspetta un secondo.”

