Dio ride, Pierfrancesco Favino: “Non sono osservante ma ho sempre avvertito la presenza di un mistero”

Pierfrancesco Favino si racconta in un'intervista a Il Messaggero in occasione dell'uscita di Dio ride. L'attore parla del legame con Fra' Leopoldo, del suo rapporto con la fede, della famiglia e del ritorno sul set con Marco Bellocchio, confessando le paure che accompagnano ogni nuovo ruolo.

Pierfrancesco Favino torna al cinema con Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi, e racconta il legame personale con il personaggio che interpreta. In un’intervista a Il Messaggero, realizzata da Gloria Satta e pubblicata il 29 ottobre 2026, l’attore romano parla della fede, del rapporto con la famiglia e delle sfide della propria carriera, soffermandosi anche sul nuovo progetto cinematografico che lo vedrà nuovamente diretto da Marco Bellocchio.

Dio ride, Favino racconta il suo Fra’ Leopoldo

Nel film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e arrivato nelle sale il 29 ottobre, Favino interpreta Fra’ Leopoldo da Casamacchia, un cappuccino del Seicento che predica con semplicità e umorismo, conquistando il favore del popolo e attirando i sospetti dell’Inquisizione.

A convincerlo ad accettare il ruolo è stata soprattutto la visione di Veronesi. «Dalla visione di Veronesi. Gli è bastato raccontarmi la sceneggiatura per mandarmi in un brodo di giuggiole», racconta l’attore.

Favino riconosce nel personaggio qualcosa di profondamente personale, in particolare la volontà di difendere le proprie convinzioni e l’attenzione nei confronti degli altri. Un tratto che, spiega, lo accompagna fin dall’infanzia.

La fede e il potere liberatorio della comicità

L’interpretazione del frate offre a Favino l’occasione per riflettere anche sul proprio rapporto con la religione. Cresciuto in una famiglia cattolica, l’attore racconta di non essere oggi praticante, pur continuando ad avvertire l’esistenza di qualcosa che supera la comprensione umana.

«Oggi non sono osservante ma ho sempre avvertito la presenza di un mistero e non mi spaventa l’idea di non avere risposte».

Un altro elemento centrale del film è l’umorismo, attraverso il quale Fra’ Leopoldo riesce a comunicare con le persone, entrando però in contrasto con le autorità ecclesiastiche. Per Favino, la comicità possiede una forza che può mettere in discussione il potere: «Perché è liberatoria e il sistema ne ha paura. Una risata può dare molto fastidio al potere che perciò la combatte».

La carriera e il rapporto con le figlie Greta e Lea

Nell’intervista a Il Messaggero, Favino ripercorre anche la propria formazione, ricordando gli anni di studio in Accademia, il teatro e il confronto con i maestri. Un percorso costruito gradualmente, senza considerare il successo un punto d’arrivo.

L’attore affronta inoltre le difficoltà del cinema italiano, sottolineando la necessità di riconquistare la fiducia degli spettatori attraverso storie capaci di suscitare un interesse autentico.

Sul piano personale, parla delle figlie Greta e Lea, che hanno già avuto esperienze cinematografiche. Insieme alla compagna Anna Ferzetti, però, preferisce concentrarsi soprattutto sulla loro educazione.

«In casa non parliamo mai di cinema. Anna (Ferzetti, la sua compagna, ndr) e io teniamo di più ad educarle a rispettare gli altri».

Il ritorno con Bellocchio e la paura di ogni nuovo ruolo

Favino è attualmente impegnato sul set di Falcon, il film di Marco Bellocchio nel quale interpreta Sergio Marchionne. Un ritorno particolarmente importante dopo Il traditore, esperienza che considera decisiva per la propria evoluzione artistica.

«Sono molto felice di tornare a lavorare con Bellocchio. Sette anni fa Il Traditore ha cambiato il mio modo di essere attore. C’è un prima e un dopo nella mia vita».

Nonostante l’esperienza e i numerosi riconoscimenti, l’attore confessa di continuare a provare ansia davanti a ogni nuovo impegno. Una sensazione che non cerca di eliminare, ma considera parte integrante del lavoro.

«Altro che. Più vado avanti e più mi sento terrorizzato di fronte a un nuovo impegno. Ma è proprio dalla paura che devi partire. Sempre».

Un atteggiamento che accompagna anche la sua ultima trasformazione cinematografica: quella di un frate capace di mettere in discussione il potere attraverso la semplicità, la coerenza e il sorriso.

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