Il nuovo progetto discografico di Cosmo segna un passaggio importante nel suo percorso artistico. L’album, in uscita il 17 aprile, nasce da un lavoro condiviso con il produttore e musicista Alessio Natalizia, e si presenta come un insieme di brani che puntano a esplorare territori sonori più morbidi e articolati rispetto al passato. L’artista racconta un’esigenza precisa di cambiamento e di ricerca, lontana dalla ripetizione delle formule già utilizzate.
Un disco più morbido e sensuale
Il lavoro si distingue per un’impostazione più delicata e per una direzione estetica che privilegia atmosfere meno aggressive rispetto a produzioni precedenti. In questa visione, il disco viene descritto come un progetto che si avvicina a una dimensione più sensuale e meno legata a linguaggi sonori martellanti.
Tra le dichiarazioni dell’artista emerge chiaramente la volontà di sperimentare senza restare ancorato alle aspettative del pubblico:
“Volevo sperimentare. Mi sono detto ‘vediamo cosa succede se faccio delle canzoni con movimenti armonici più complessi e melodie più classiche’. E’ un disco morbido, una carezza, avevo voglia di misurarmi col classico”.
E ancora:
“Se ci fosse stato un ballo da accompagnamento ai miei nuovi brani, ne avrei immaginato uno più lento e sensuale”.
La scelta di non ripetersi
Alla base del progetto c’è anche la volontà di non replicare schemi già adottati. L’artista sottolinea infatti un’esigenza di evoluzione continua e di distacco da etichette musicali rigide, pur restando fedele alla propria identità.
“Non voglio mai fare un disco uguale all’altro – ha spiegato l’artista in un incontro con la stampa a Milano – non ho interessi ad assecondare le aspettative. Io sono sempre accostato alla categoria elettronica ma faccio musica italiana e misurarmi col classico mi è venuto spontaneo. Forse è il disco più organicamente coerente che ho fatto”.
Autotune e contaminazioni urbane
Un altro elemento centrale del progetto è l’uso dell’autotune, impiegato in modo esplicito e abbondante come parte integrante del linguaggio sonoro del disco. La scelta si inserisce in una volontà più ampia di esplorare contaminazioni tra generi diversi, includendo riferimenti a sonorità urban, trap e soul.
“Lo abbiamo usato a profusione e sdoganato – ha ammesso -. Avevo voglia di sperimentare con qualcosa che uscisse un po’ fuori dalla mia zona di comfort, con suoni urban, trap e soul come in ‘Totem e tabù’”.
Temi, fragilità e visione del presente
All’interno del disco trovano spazio anche brani che affrontano emozioni più intime e riflessioni sul presente. Accanto a momenti più personali, emerge anche una dimensione più riflessiva legata al contesto storico e sociale.
Il progetto alterna quindi sensibilità individuale e osservazione del mondo, con un equilibrio tra introspezione e apertura verso l’esterno, senza rinunciare a una componente narrativa che attraversa tutto l’album.
Il nuovo formato dei concerti mattutini
Il lancio del disco sarà accompagnato da un tour estivo con una formula inedita: concerti programmati nelle ore del mattino. L’idea è quella di trasformare l’esperienza live in un percorso che accompagna l’inizio della giornata, modificando abitudini e percezione del concerto tradizionale.
L’artista descrive con ironia anche il rapporto con questi nuovi orari:
“Prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail”.
In un’altra riflessione sullo stesso tema aggiunge:
“Mi dissocio dall’ideale della sobrietà e dal voler addomesticare quel che fai di notte, anzi prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail ed essere sbronzo marcio alle 14. Non è che certe cose devi farle solo di notte, ma è il dionisiaco che prosegue”.
Una posizione netta sul “soft clubbing”
Nel racconto del nuovo progetto emerge anche una presa di distanza da alcune tendenze contemporanee legate alla musica dal vivo e alla sua trasformazione in chiave diurna. L’artista chiarisce infatti di non condividere determinati modelli culturali legati a questa evoluzione.
“C’è una cosa che tengo a precisare – ha rimarcato – mi dissocio completamente dal soft clubbing. Non credo in quel modello. Evidentemente, è il segno dei tempi e c’è qualcosa nello Zeitgeist di sicuro, però quello da cui mi dissocio io è questo ideale della sobrietà, cercare di addomesticare quello che fai di notte riportandolo alla dimensione diurna apollinea, in cui tutto è sotto controllo e in cui sei sobrio”.
Un percorso in evoluzione tra studio e live
Nel complesso, il nuovo lavoro si inserisce in una fase di trasformazione artistica che unisce sperimentazione sonora, attenzione alla forma canzone e una nuova idea di performance dal vivo. Il progetto non si limita al disco, ma si estende a una visione più ampia che coinvolge anche il modo di vivere il concerto e il rapporto con il pubblico.