In un’intervista rilasciata a La Stampa, Claudio Bisio si racconta tra carriera, famiglia e visione del presente, accompagnando l’uscita della nuova fiction “Uno sbirro in Appennino” e il ritorno sul piccolo schermo. Un dialogo ampio, che tocca gli anni della formazione, il rapporto con i giovani e i modelli artistici che hanno segnato il suo percorso.
Gli inizi e l’influenza di Dario Fo
Ripercorrendo le tappe della sua giovinezza, Bisio lega la scelta di diventare attore e comico a un incontro decisivo: quello con Dario Fo. «Se ho scelto di fare l’attore è proprio perché lì ho conosciuto Dario Fo: un grande affabulatore, che teneva un po’ dei comizi un po’ degli show. Lo guardavo, estasiato, e pensavo: “Voglio fare la stessa cosa che fa lui”».
Un’ispirazione nata negli anni Settanta, vissuti intensamente tra impegno politico e piazze, nella Milano degli anni di piombo: «Bellissimi anche se violenti. La mia adolescenza è stata nella Milano degli anni di piombo. Ero sempre in piazza con buona pace dei miei».
Giovani e generazioni a confronto
Nel racconto emerge anche uno sguardo attento alle nuove generazioni, spesso al centro di luoghi comuni. L’attore ribalta la prospettiva, riconoscendo qualità e determinazione nei ragazzi di oggi: «Spesso mi vergogno quando sto con gli amici dei miei figli: loro sono in gamba, hanno le idee chiare, viaggiano, parlano benissimo l’inglese, io invece zero».
Allo stesso tempo, sottolinea come il contesto attuale sia più complesso rispetto al passato: «Purtroppo oggi ai ragazzi manca una cosa che invece a noi era garantita: le occasioni».
Ribellione e identità
Nonostante il passare degli anni, Bisio rivendica con orgoglio la propria natura anticonformista: «Non io: mi sono tenuto ben stretto lo spirito di ribellione. Non ho “scarrocciato”». Un tratto che continua a influenzare le sue scelte artistiche e personali.
Anche nei personaggi che interpreta, predilige figure imperfette e lontane dagli stereotipi: «Diciamo la verità, i perdenti in cerca di riscatto sono i personaggi più interessanti».
Famiglia e vita privata
Ampio spazio anche alla dimensione familiare, raccontata con ironia e sincerità. Dal rapporto con i figli al legame con la moglie, fino agli errori e ai ripensamenti: «Senza mia moglie mi sentirei perso: non saprei da dove cominciare perché mi mancherebbe la dialettica».
E ancora, sul ruolo di padre: «Visto che mia moglie è molto ansiosa, io faccio la parte di quello sciallo… In realtà magari dentro friggo pure io».
Il giudizio su Checco Zalone
Tra i passaggi più leggeri dell’intervista, anche un commento sul cinema comico contemporaneo e su Checco Zalone. Bisio non nasconde la stima, ma offre una valutazione sincera: «Bello. Il migliore resta il primo (come succede a tutti) ma vedere le sale piene, che scoppiano a ridere in un unico coro, è una gioia immensa».
Parole che raccontano non solo il collega, ma anche l’amore per un pubblico ancora capace di vivere il cinema come esperienza collettiva.
Tra passato e presente
Dalla militanza giovanile alle sfide di oggi, passando per il successo televisivo e teatrale, Bisio si definisce con una metafora semplice ma efficace: «Sono un sole, splendo». Un’immagine che restituisce il senso di un percorso fatto di cadute, ripartenze e continua ricerca di autenticità.