Beatrice Arnera ha recentemente condiviso sui social media la sua esperienza di essere bersaglio di insulti e minacce dopo aver reso pubblica la sua relazione con Raoul Bova. L’attrice ha sottolineato come, dopo la separazione da Andrea Pisani, padre di sua figlia, e l’inizio di una nuova relazione, sia stata oggetto di messaggi di odio e inviti al suicidio.
L’annuncio della relazione e le reazioni negative
Dopo aver ufficializzato la sua relazione con Raoul Bova, Beatrice Arnera ha iniziato a ricevere numerosi messaggi offensivi sui social media. L’attrice ha dichiarato com una sequenza di storie Instagram: “Una donna che si separa e mesi dopo sceglie di iniziare una nuova relazione è perseguitata da messaggi di odio, minacce e inviti al suicidio. Nel 2026”. Questa situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo al trattamento riservato alle donne che decidono di intraprendere nuovi percorsi sentimentali dopo una separazione.
La difesa della libertà di scelta
Beatrice Arnera ha espresso la sua indignazione per le reazioni ricevute, affermando: “Nessuna donna dovrebbe essere perseguitata perché ha deciso di chiudere una relazione”. Ha sottolineato l’importanza della libertà di scelta e del rispetto per le decisioni personali, evidenziando come le donne debbano poter vivere serenamente le proprie scelte senza subire attacchi o giudizi negativi. Poi la critica a Gazzoli e all’ex Andrea Pisani: “Sono mesi che vivo questa condizione. Mesi. Precisamente dall’uscita della pirotecnica puntata del basement in cui Gazzoli si improvvisa psicoterapeuta e il padre di mia figlia racconta una storia piena di inesattezze”. La Arnera ha poi concluso scrivendo: “Nessuna donna dovrebbe avere paura dilasciare il proprio partner. Nessun essere umano dovrebbe provare vergogna o avere timore di subire ripercussioni se decide dilasciare il proprio partner. Insegnerò a mia figlia che se non sta più bene è libera di andarsene, da qualsiasi situazione. Senza nemmeno dover dare troppe spiegazioni, a mamma, a papa, ai social o all’Italia intera. Perché grazie a Dio non siamo sassi, siamo esseri umani e se non stiamo bene dove siamo, siamo liberi di andarcene. E dovrebbe essere un diritto, che non dovrebbe subire conseguenze violente, insulti, minacce di morte o gravi ripercussioni sul lavoro.”
