Al via Eurovision 2026: sfilata dei 35 artisti tra musica e proteste

La cerimonia di apertura dell'Eurovision 2026 ha visto sfilare i 35 artisti in gara sul Turquoise Carpet di Vienna, con l'Italia rappresentata da Sal Da Vinci.

L’Eurovision Song Contest 2026 è ufficialmente entrato nel vivo con la cerimonia di apertura andata in scena ieri a Vienna. La capitale austriaca ha accolto i 35 artisti in gara per la 70ª edizione della manifestazione musicale europea, in attesa delle semifinali del 12 e 14 maggio e della finale prevista il 16 maggio.

Il grande evento inaugurale si è svolto nello storico Municipio della città, trasformato per l’occasione in uno dei punti centrali della settimana eurovisiva.

La sfilata sul Turquoise Carpet

I cantanti in gara hanno attraversato il tradizionale Turquoise Carpet, il percorso che dal Burgtheater conduce fino al Rathaus, tra migliaia di fan radunati nella Rathausplatz.

Tra i protagonisti più attesi anche Sal Da Vinci, scelto per rappresentare l’Italia in questa edizione della competizione.

Al termine della cerimonia, la piazza principale della città ha ospitato l’Eurovision Village, destinato a diventare il cuore degli eventi collaterali per tutta la settimana.

Le proteste durante l’evento

La giornata inaugurale è stata accompagnata anche da alcune manifestazioni di protesta. Già dalla tarda mattinata circa duecento persone si sono radunate esponendo vecchie bandiere iraniane e chiedendo un cambio di regime.

Nel corso della protesta sono comparsi anche riferimenti critici verso la presenza di Israele nella competizione e bandiere statunitensi legate al dissenso contro la politica estera del presidente Donald Trump.

Le polemiche sulla presenza di Israele

Anche quest’anno il dibattito politico è tornato a intrecciarsi con l’Eurovision. Dopo l’esclusione della Russia in seguito al conflitto con l’Ucraina, alcune delegazioni e gruppi di protesta hanno contestato la mancata esclusione di Israele dalla manifestazione.

Per questo motivo Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda hanno deciso di non partecipare all’edizione 2026, riducendo a 35 il numero dei Paesi presenti alla Wiener Stadthalle.

La posizione dell’Italia e di Sal Da Vinci

L’Italia ha invece confermato la propria presenza in gara. Nei giorni scorsi, durante la conferenza stampa di presentazione, Sal Da Vinci aveva commentato le richieste di boicottaggio difendendo il ruolo della musica come spazio di inclusione e unione.

Il cantante ha spiegato di rispettare chi protesta, ma di considerare l’Eurovision un palcoscenico capace di andare oltre la politica e di rappresentare un messaggio di pace condiviso attraverso la musica.

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