Addio a Richard Harrison, l’attore che suggerì Clint Eastwood a Sergio Leone

È morto a 90 anni Richard Harrison, volto simbolo di peplum e spaghetti western, protagonista di oltre cento film tra Italia, Europa e Asia.

Richard Harrison è morto il 19 settembre 2026 a Los Angeles all’età di 90 anni. L’attore statunitense, diventato uno dei volti più riconoscibili del cinema di genere italiano tra gli anni Sessanta e Settanta, si è spento per cause naturali. Nato a Salt Lake City il 26 maggio 1936, aveva costruito gran parte della propria carriera lontano dagli Stati Uniti, trovando in Italia il terreno ideale per imporsi tra peplum, western, film d’avventura e produzioni d’azione.

Dagli Stati Uniti all’Italia

Prima di arrivare sul grande schermo, Harrison aveva lavorato come fotografo e modello per riviste dedicate al culturismo. Aveva inoltre studiato recitazione a Hollywood sotto la guida di Sandy Meisner.

Il fisico atletico e il volto da eroe d’azione lo portarono presto verso il cinema, soprattutto in un momento in cui il mercato italiano cercava interpreti adatti ai grandi kolossal mitologici.

Trasferitosi in Italia ancora giovane, Harrison riuscì a ritagliarsi uno spazio importante nel cinema popolare dell’epoca, diventando uno dei protagonisti di quel filone che mescolava spettacolo, avventura e produzione internazionale.

Il successo con i peplum

Tra i primi titoli che contribuirono alla sua notorietà ci furono Il gladiatore invincibile, uscito nel 1961, e I sette gladiatori, del 1962.

Grazie alla sua presenza scenica, Harrison venne spesso accostato a interpreti come Steve Reeves, altro simbolo dei kolossal mitologici di quegli anni.

Il suo volto si adattava perfettamente alle storie di eroi, guerrieri e combattenti che riempivano le sale europee, permettendogli di diventare rapidamente uno degli attori più richiesti del genere.

Il passaggio agli spaghetti western

Terminata la fase più fortunata del peplum, Harrison si spostò verso un altro filone destinato a segnare profondamente il cinema italiano: lo spaghetti western.

Nel 1963 recitò in Duello nel Texas, produzione italo-spagnola accompagnata dalle musiche di Ennio Morricone.

L’anno successivo arrivò uno degli episodi più ricordati della sua carriera. Harrison rifiutò infatti il ruolo dell’Uomo senza nome in Per un pugno di dollari, il film di Sergio Leone che avrebbe poi lanciato Clint Eastwood a livello internazionale.

Il ruolo rifiutato in Per un pugno di dollari

Quella scelta è rimasta uno degli aneddoti più celebri legati al suo nome.

Harrison raccontò in seguito di essere stato lui stesso a suggerire Clint Eastwood per la parte. La decisione, quindi, non segnò soltanto la sua mancata partecipazione al film, ma contribuì indirettamente alla nascita di una delle icone più importanti della storia del western.

Il ruolo affidato a Eastwood divenne infatti il punto di partenza della cosiddetta trilogia del dollaro e trasformò il protagonista in una star internazionale.

Spionaggio, polizieschi e cinema d’avventura

Negli anni successivi Harrison continuò a lavorare con grande continuità.

Tra gli anni Sessanta e Settanta partecipò a numerosi film di spionaggio, polizieschi e avventura, spostandosi tra produzioni europee e set internazionali.

La sua carriera si allargò anche a film realizzati in Asia, comprese produzioni a basso costo legate al filone dei ninja tra Hong Kong e Filippine.

Harrison costruì così un percorso molto ampio, attraversando generi diversi e diventando uno dei volti più riconoscibili del cinema di serie B internazionale.

Anche la televisione nella sua carriera

L’attore lavorò anche per il piccolo schermo.

Nel 1978 prese parte allo sceneggiato Rai Il balordo, confermando la sua capacità di muoversi tra cinema e televisione dopo anni trascorsi soprattutto sul grande schermo.

La sua presenza rimase legata a un’epoca in cui molti attori americani trovavano in Italia e in Europa occasioni professionali difficilmente replicabili a Hollywood.

Il ritorno a Los Angeles

Negli anni Novanta Harrison tornò a vivere negli Stati Uniti insieme alla seconda moglie Francesca.

La coppia si stabilì a Malibu, dove costruì Villa Francesca, abitazione conosciuta per la vista sull’Oceano Pacifico.

La casa venne distrutta dagli incendi che colpirono la California nel 2025, uno degli ultimi eventi difficili vissuti dall’attore prima della sua morte.

Una carriera da oltre cento film

Richard Harrison lascia alle spalle una filmografia vastissima, composta da oltre cento produzioni, molte delle quali appartenenti al cinema di genere.

Peplum, western, spy movie, polizieschi, film d’avventura e produzioni asiatiche hanno scandito una carriera lunga e fuori dagli schemi.

L’attore lascia tre dei suoi quattro figli.

Un volto simbolo del cinema popolare italiano

Richard Harrison ha rappresentato uno dei volti più riconoscibili di quella stagione del cinema italiano capace di esportare nel mondo eroi, pistoleri, gladiatori e avventurieri.

Dal fisico da protagonista dei kolossal mitologici alle atmosfere dure degli spaghetti western, la sua carriera ha attraversato generi molto diversi mantenendo sempre un legame forte con il cinema popolare.

La scelta di rinunciare al ruolo in Per un pugno di dollari resta uno dei paradossi più affascinanti della sua storia: un’occasione mancata che, indirettamente, contribuì a cambiare la carriera di Clint Eastwood e il destino del western italiano.

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