Andrea Scanzi: “Breaking Bad è la mia serie del cuore”

Intervistato su Radio Kiss Kiss, Andrea Scanzi ci ha parlato delle sue serie preferite, di musica e del suo tour.

Quest’oggi, lo scrittore e giornalista Andrea Scanzi è stato ospite di Lucilla in Stasera… che serie! Ecco l’intervista completa.

Ho scoperto che c’è un giornalista, opinionista e conduttore televisivo che è anche un grande appassionato di serie tv. Buongiorno ad Andrea Scanzi, ciao Andrea!

«Ciao, buongiorno a tutti. È vero, ho questa grande colpa, sono un fanatico fissatissimo con le serie televisive.»

Allora sei nel posto giusto! Quindi, subito, il domandone: le tue tre serie cult, quelle proprio “must watch”

«Mamma mia che domanda difficile, peggio di quando ti chiedono che canzoni preferisci. Però gioco, perché bisogna giocare. Allora, per non pensarci troppo, al primo posto metto Breaking Bad. La adoro, è un capolavoro che migliora di stagione in stagione, che è rarissimo nelle serie televisive. L’ultima stagione è roba da insegnare all’università.»

Ma anche tu hai avuto un blocco iniziale? Perché qualcuno che l’ha guardata ha detto che dopo le 3-4 puntate iniziali l’ha trovata un po’ pesante, quindi pian piano a fatica è andato avanti. Io non ho sentito questa cosa, tu?

«Lo ammetto, sì, in realtà sì. Magari ora se la riguardassi no, però conosco tanti amici che mi hanno detto “me l’hai consigliata però non parte”. Anch’io durante le prime 3-4 puntate ho pensato “speriamo che sia bella come tutti mi hanno detto”. Poi mi ricordo che a metà della prima stagione si tolse il tappo e da lì ho volato.»

Dobbiamo fare i motivatori. Per chiunque ci stesse ascoltando: andate avanti.

«Secondo me sì, perché qualcuno si blocca e sbaglia, e si perde delle stagioni clamorose. Secondo posto: la prima stagione di True Detective. Anche la terza è bella, la seconda no, la seconda è orrenda. La prima stagione è un capolavoro incredibile con due attori mostruosi, poche volte ho visto un livello simile. Se non sbaglio erano otto puntate pazzesche. Veramente pazzesche.»

Non so se hai sentito, la quarta stagione sarà con Jodie Foster: ho grandi aspettative.

«Alto livello. Anche la quarta potrebbe essere come la terza che è stata davvero di notevole qualità. Il terzo posto è molto difficile, ci sarà sempre un ballottaggio tra due serie. Alla fine ti dico Peaky Blinders, che a me piace molto. Tra l’alto chi mi guarda in televisione quando sono in collegamento da casa per Gruber o per Berlinguer, noterà che alle mie spalle ci son tante foto di artisti, musicisti, ma anche politici come Pertini, e c’è scritto sempre un “Peaky” che non è “Blinders” ma è “Scanzers“. Cioè, ho un gruppo di deficienti come me che si chiamano “Peaky Scanzers“. Questo è per capire il livello…»

Bellissimo, sei anche tu un nerd come noi!

«Sono un nerd dai tempi di Miami Vice! Anche Twin Peaks, io sono innamorato. E ti dicevo che c’è un ballottaggio perché ho dovuto togliere un’altra serie che ho amato totalmente che è Sons of Anarchy, una serie monumentale, durissima, un altro cult. Ho fatto veramente fatica perché alcune sequenze sono devastanti. I primi nomi che mi vengono in mente sono questi, poi se vuoi privatamente te ne faccio altri 380! [ride, ndr

Lo conferma il nome della tua moto, giusto?

«Sì, la prima moto che ho avuto e che ho ancora, una Harley-Davidson, si è ispirata al nome di una protagonista di una serie che non è famosissima, cioè Rectify. Parla di una persona che non ha fatto niente ma si becca una condanna a morte, quindi resta nel braccio della morte per qualche anno, poi esce ma rimane traumatizzata. La sorella di questo protagonista è interpretata da Abigail Spencer, che secondo me è una delle donne più belle del mondo per distacco, e io, da imbecille quale sono, ho chiamato la moto Abi in suo onore.»

A questo punto, consigli Rectify?

«È molto bella. Mi sembra siano tre o quattro stagioni. Le prime due sono bellissime, la terza cala un po’ ma è comunque bella.»

Dato che racconti in tv e a teatro la musica italiana e non solo, attraverso grandi artisti come Battiato, De André, Gaber, Pino Daniele, Battisti, mi chiedo, così come per “Running up that Hill” di Kate Bush, che grazie a “Stranger Things” ha rivissuto un enorme successo internazionale, c’è una canzone che rispolvereresti per darle nuovo lustro e farla conoscere alle nuove generazioni?

«Ce ne sono tante. Però, siccome la canto anche nelle tappe che sto facendo a teatro, ed è proprio degli anni ’80, ti dico Prospettiva Nevski di Franco Battiato. È una canzone magica, lo stesso Battiato diceva di averla scritta sotto una sorta di dettatura divina, nemmeno lui sapeva spiegarsi come la avesse composta in dieci minuti. Quando la ascolto mi commuovo puntualmente, è una canzone che tocca delle corde profonde, intime, che tutti noi abbiamo. E secondo me toccherebbe molto anche un diciottenne o un ventenne. C’è una miniera nei 30-40 anni precedenti a noi, quindi ci sta. Pensa anche a La casa di carta, in cui nell’ultima stagione mettono Centro di gravità permanente, che viene cantata dai protagonisti, e in Spagna è tornata a essere una hit. Le serie tv hanno questa forza.»

Visto che hai citato il tour, quali saranno le prossime date?

«Io in realtà sono in tour da 12 anni, perché quando non sono in tv sono a teatro. Quest’estate ho già fatto qualche data in Puglia, pochi giorni fa ero a Parma. Martedì 19 luglio sarò a Firenze, una data a cui tengo molto, perché sarà una giornata totalmente dedicata a Gaber. Di mattina verrà inaugurata una piazza in suo onore, la sera si chiuderà col mio spettacolo. Ci tengo tanto, una “via Gaber” o una “piazza Gaber” dovrebbe esserci in ogni città. Ci sono tante altre date, soprattutto dedicate a Battiato, per via del libro che ho scritto E ti vengo a cercare. Sarò il 29 luglio ad Airola, in provincia di Benevento, poi a Monte san Giovanni Campano (Frosinone); poi ad agosto sarò a Palermo, a Spoleto, tutte le date si trovano sul mio sito e su Facebook.»

“E pensare che c’era Giorgio Gaber”, “E ti vengo a cercare”: il fatto che il titolo di più di un tuo spettacolo inizi con la congiunzione “e” è un caso o c’è qualcosa dietro?

«In realtà credo sia casuale, sei la prima che me lo fa notare. Ti faccio i complimenti. Però effettivamente ci sono delle cose che tornano: nei miei libri è apparsa più volte la parola “tempo” nel titolo. Me lo avevano fatto notare chiedendomi se fossi fissato. Evidentemente sì, ed evidentemente mi piace iniziare i titoli con la parola “e”, non lo so.»

Forse stai continuando un discorso già iniziato.

«È possibile, passo troppo tempo a pensare, quindi sicuramente sto continuando qualche pensiero.»

Torna presto su Radio Kiss Kiss, c’è ancora tanto da dire! Prometti?

«Promesso, ti racconterò degli aneddoti mitologici sulle serie tv e sulla mia “nerdaggine”, ti darò tante soddisfazioni!»

Grazie ad Andrea Scanzi, e a presto

«Un saluto a voi!»

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