Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli più importanti. Sandro Mazzola è morto all’età di 83 anni, pochi mesi prima del suo 84° compleanno. Bandiera dell’Inter, protagonista assoluto della squadra di Helenio Herrera e punto di riferimento della Nazionale, ha attraversato quasi vent’anni di calcio ad altissimo livello lasciando il proprio nome legato a un’epoca irripetibile. La scomparsa è stata annunciata nella notte tra il 18 e il 19 settembre.
Il peso di un cognome entrato nella storia
Alessandro Mazzola, per tutti Sandro, era nato l’8 novembre 1942. Suo padre era Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, morto nella tragedia di Superga quando Sandro era ancora bambino.
Quell’eredità accompagnò inevitabilmente i primi passi della sua carriera, ma Mazzola riuscì a costruire una storia calcistica autonoma e altrettanto prestigiosa, diventando una delle figure più rappresentative dell’Inter e del calcio italiano del Novecento.
Da Lorenzi e Meazza alla prima squadra dell’Inter
A riconoscere le qualità del giovane Mazzola fu anche Benito “Veleno” Lorenzi. Nel settore giovanile nerazzurro trovò poi Giuseppe Meazza, prima di approdare nella formazione allenata da Helenio Herrera.
Tecnica, velocità, capacità di saltare l’uomo, qualità nella conclusione e visione di gioco gli consentirono di interpretare più ruoli offensivi, passando dalla posizione di centravanti a quella di mezzapunta e centrocampista offensivo.
Lo storico esordio contro la Juventus
Il debutto resta legato a una delle partite più particolari della storia del calcio italiano. Il 10 giugno 1961, nella sfida contro la Juventus, l’Inter schierò per protesta una formazione composta da giovani.
La partita terminò 9-1 per i bianconeri, ma il diciottenne Mazzola segnò su calcio di rigore. Fu l’inizio di un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei punti fermi della squadra di Herrera.
Il simbolo della Grande Inter
Mazzola è soprattutto uno dei volti della Grande Inter che dominò in Italia e in Europa negli anni Sessanta.
Con la maglia nerazzurra conquistò quattro campionati italiani, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Proprio nella finale della Coppa dei Campioni del 1964 contro il Real Madrid firmò una doppietta, contribuendo in maniera decisiva al primo trionfo europeo della storia dell’Inter.
Rimase legato alla squadra per tutta la carriera da calciatore, fino al ritiro nel 1977. Quell’anno disputò anche la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, ultimo capitolo della sua lunghissima avventura sul campo con i colori nerazzurri.
La Nazionale e il debutto contro il Brasile
La storia di Mazzola passò inevitabilmente anche dalla maglia azzurra. Debuttò il 12 maggio 1963 a San Siro nella vittoria per 3-0 contro il Brasile di Pelé, andando anche a segno su calcio di rigore.
Con l’Italia totalizzò 70 presenze e 22 reti. Dopo la delusione del Mondiale del 1966, entrò nel gruppo protagonista della ricostruzione guidata dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi.
L’Europeo del 1968 e il Mondiale in Messico
Nel 1968 Mazzola conquistò con la Nazionale il Campionato Europeo disputato in Italia, vinto contro la Jugoslavia dopo la ripetizione della finale.
Due anni più tardi fu protagonista anche del Mondiale messicano. L’Italia arrivò fino alla finale dopo aver superato 4-3 la Germania Ovest nella celebre semifinale passata alla storia come la “Partita del Secolo”. Gli azzurri si arresero poi al Brasile di Pelé nell’ultimo atto del torneo.
La sua esperienza con la Nazionale terminò dopo il Mondiale del 1974.
La celebre staffetta con Gianni Rivera
Una parte importante della storia azzurra di Mazzola è legata a Gianni Rivera. I due incarnavano contemporaneamente la rivalità tra Inter e Milan e due delle maggiori espressioni tecniche del calcio italiano.
Durante il Mondiale del 1970 nacque la famosa “staffetta”: Valcareggi alternava Mazzola e Rivera nel corso delle partite, una soluzione destinata a diventare uno degli episodi più ricordati di quella Nazionale.
La rivalità sportiva tra i due accompagnò una generazione e finì per rappresentare una delle grandi contrapposizioni calcistiche dell’epoca.
Dopo il ritiro il ritorno dietro la scrivania
Conclusa la carriera da giocatore, Mazzola rimase nel mondo del calcio ricoprendo diversi incarichi dirigenziali.
Lavorò con l’Inter, il Genoa e il Torino, tornando successivamente nel club nerazzurro anche durante la presidenza di Massimo Moratti. La sua esperienza dirigenziale all’Inter viene ricordata anche per l’arrivo di Ronaldo nell’estate del 1997, uno dei trasferimenti più importanti di quel periodo.
Un posto nella Hall of Fame nerazzurra
Il legame con l’Inter è rimasto intatto anche molti anni dopo il ritiro. Nel 2022 Mazzola è entrato nella Hall of Fame del club nella categoria dedicata ai centrocampisti, accanto agli altri grandi protagonisti della storia nerazzurra.
La sua carriera riunisce due eredità difficili da separare: quella familiare, iniziata con il nome di Valentino Mazzola, e quella costruita personalmente tra Milano e la Nazionale. Con la sua scomparsa se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti della stagione della Grande Inter e uno dei calciatori che hanno segnato profondamente la storia del calcio italiano.