Russell Westbrook lascia la NBA dopo 18 anni di carriera vissuti sempre al massimo dell’intensità. Il suo basket è stato velocità, energia, forza e istinto, ma anche una personalità difficile da contenere dentro e fuori dal campo.
Westbrook ha sempre giocato seguendo il proprio carattere: diretto, ribelle, ostinato e competitivo. Una combinazione che lo ha reso uno dei giocatori più riconoscibili della sua generazione, capace di entusiasmare il pubblico ma anche di esasperare compagni, avversari e allenatori.
Un palmarès straordinario senza l’anello
Nel corso della sua carriera, Westbrook ha conquistato il premio di miglior giocatore della stagione nel 2017, è stato convocato nove volte all’All-Star Game e ha stabilito il record storico di triple-doppie nella NBA, arrivando a 209.
Ha inoltre vinto due volte la classifica dei migliori marcatori della lega, un Mondiale e un oro olimpico con la nazionale statunitense.
Gli è però mancato il titolo NBA, il trofeo più importante e quello che più volte ha inseguito negli ultimi anni della carriera.
Gli anni a Oklahoma City
Westbrook fu scelto con la quarta chiamata assoluta del Draft 2008 dai Seattle SuperSonics, pochi giorni prima del trasferimento della franchigia a Oklahoma City.
Con i Thunder costruì una delle squadre più spettacolari della NBA insieme a Kevin Durant e James Harden. Il trio arrivò fino alle Finals nel 2012, dove Oklahoma City fu sconfitta dai Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh.
Dopo quella finale, Harden lasciò la squadra. Negli anni successivi gli infortuni limitarono le possibilità dei Thunder: Westbrook saltò parte dei playoff del 2013 per un problema al menisco, mentre nel 2015 fu Durant a fermarsi per un infortunio al piede.
La sfida con LeBron e Curry
Un altro ostacolo nella carriera di Westbrook è stato rappresentato dalle grandi squadre di LeBron James e Stephen Curry.
Nel 2016 Oklahoma City arrivò a un passo dalle Finals, ma perse la finale della Western Conference contro i Golden State Warriors dopo sette partite. La sconfitta contribuì anche alla successiva partenza di Durant, che si trasferì proprio a Golden State.
Nel 2017 Westbrook conquistò il premio di MVP, ma il nuovo progetto costruito a Oklahoma City con Carmelo Anthony e Paul George non riuscì a superare il primo turno dei playoff. Il tridente durò una sola stagione e Westbrook finì poi per essere ceduto a Houston nel 2019.
La lunga ricerca del titolo
Da quel momento iniziò un lungo percorso attraverso diverse squadre, con un obiettivo sempre presente: riuscire finalmente a conquistare l’anello.
Westbrook giocò per Houston Rockets, Washington Wizards, Los Angeles Lakers, Los Angeles Clippers, Denver Nuggets e Sacramento Kings, adattandosi progressivamente a un ruolo diverso rispetto a quello avuto nei primi anni.
La sua trasformazione più significativa arrivò a Los Angeles, dove iniziò ad accettare maggiormente l’idea di partire dalla panchina.
L’esperienza difficile ai Lakers
Nel 2021 sembrava poter arrivare l’occasione ideale. Westbrook tornò nella sua Los Angeles per unirsi a LeBron James e Anthony Davis, formando un trio che sulla carta sembrava poter puntare al titolo.
La stagione si trasformò però in un fallimento. I Lakers non riuscirono nemmeno a raggiungere il play-in e Westbrook finì al centro delle critiche per alcune scelte di gioco e per la difficoltà di inserirsi nel sistema della squadra.
Nel febbraio 2023 arrivò il trasferimento ai Clippers. Nonostante le difficoltà, LeBron riconobbe il valore della sua carriera, definendola meritevole della futura introduzione nella Hall of Fame.
La nuova vita da sesto uomo
Proprio ai Lakers Westbrook iniziò a trovare una nuova dimensione. Per la prima volta accettò stabilmente un ruolo da riserva e riuscì a trasformare la propria energia in una risorsa dalla panchina.
La soluzione venne ulteriormente valorizzata ai Clippers, dove continuò a essere un giocatore capace di cambiare il ritmo delle partite grazie alla sua aggressività e alla sua capacità di attaccare il canestro.
L’ultima occasione a Denver
Nell’estate del 2024 arrivò l’ultima grande possibilità con i Denver Nuggets. Nikola Jokic aveva chiesto di avere Westbrook in squadra, attirato dalla sua esperienza e dall’energia che avrebbe potuto portare dalla panchina.
L’esperienza, tuttavia, non portò al risultato sperato. Denver fu eliminata dai playoff 2025 proprio contro Oklahoma City, la franchigia con cui Westbrook aveva vissuto la parte più importante della propria carriera.
Con i Nuggets, inoltre, Westbrook condivise il campo con Jokic, che potrebbe presto superarlo nella classifica delle triple-doppie: il serbo era arrivato a 198, contro le 209 dell’americano.
L’ultima stagione con Sacramento
Westbrook ha poi concluso il proprio percorso ai Sacramento Kings, tornando anche a un ruolo da titolare e dimostrando di avere ancora molto da offrire.
Le sue statistiche hanno raccontato una stagione da 15 punti, 5,4 rimbalzi e 6,7 assist di media, con il 42,7% al tiro. Anche dall’arco ha mostrato un rendimento significativo per i suoi standard, chiudendo con il 34% da tre punti su circa sei tentativi a partita.
Un addio coerente con il suo carattere
I Kings e i Wizards avevano mostrato interesse per la stagione successiva e anche alcune squadre europee lo avrebbero accolto volentieri.
Westbrook, però, ha scelto ancora una volta seguendo il proprio istinto. Dopo 18 anni, lascia il basket senza il titolo NBA ma con una carriera impossibile da ignorare.
Un giocatore capace di dividere, entusiasmare e far discutere, ma soprattutto di rimanere fedele al proprio modo di vivere il basket.