Paolo Simoncelli attacca la gestione di Moto2 e Moto3: “Sempre più isolate”

Paolo Simoncelli critica il trattamento riservato a Moto2 e Moto3, chiedendo più spazio, attenzione e sostegno per le categorie inferiori del Motomondiale.

Paolo Simoncelli torna a parlare del presente e del futuro del Motomondiale e lo fa con toni molto critici. Il padre di Marco Simoncelli, oggi proprietario del SIC58 Squadra Corse impegnato in Moto3 con Leo Rammerstorfer e Casey O’Gorman, ha affidato al blog della propria squadra una lunga riflessione sul trattamento riservato alle categorie inferiori rispetto alla MotoGP.

Il valore della storia del Motomondiale

Simoncelli parte da una domanda che, a suo giudizio, accompagna da tempo il campionato: perché raccontare soltanto una parte dello spettacolo? Nel suo intervento richiama le grandi figure del passato, da Ángel Nieto a Sito Pons fino a Max Biaggi, ricordando quanto Moto3 e Moto2, un tempo 125 e 250, abbiano contribuito a costruire la storia del motociclismo.

Secondo Simoncelli, attribuire un peso sempre maggiore soltanto alla classe regina rischia di ridimensionare il valore dei titoli conquistati nelle altre categorie. «Se iniziamo a togliere valore a quei titoli, a quei piloti, a quelle categorie, cosa resta della storia di questo sport?», è il senso della sua critica.

La regia televisiva nel mirino

Uno dei punti più contestati riguarda la copertura televisiva delle gare. Simoncelli prende come esempio il fine settimana di Aragona, sottolineando come Moto2 e Moto3 abbiano offerto corse combattute e ricche di duelli.

La sua critica riguarda però la scelta di concentrare l’attenzione quasi esclusivamente sui primi quattro piloti, anche quando davanti non accadeva nulla, lasciando invece in secondo piano i gruppi immediatamente alle loro spalle.

«Sembra che stiano nascondendo il meglio di queste categorie», osserva Simoncelli, che denuncia anche una progressiva riduzione dello spazio dedicato a Moto2 e Moto3 sui social e nel racconto complessivo del Mondiale.

«Il rischio in pista è lo stesso per tutti»

Il proprietario del SIC58 Squadra Corse chiede inoltre maggiore sostegno economico per le squadre delle categorie inferiori. Secondo Simoncelli, mettere Moto2 e Moto3 nelle condizioni migliori significherebbe aumentare ulteriormente il livello dello spettacolo.

C’è poi un aspetto che considera fondamentale: il rischio affrontato dai piloti. Pur trattandosi di categorie inferiori, chi corre in Moto2 e Moto3 affronta pericoli simili a quelli della MotoGP. «Quando chiudi il gas, quando freni e quando entri in curva, a 150 km/h l’asfalto è lo stesso per tutti», sottolinea.

Il confronto con la Formula 1

Simoncelli mette in dubbio anche la strategia con cui il Motomondiale prova ad avvicinarsi ai numeri della Formula 1. A suo giudizio, sarebbe difficile pensare di ampliare il pubblico limitando il racconto a una gara MotoGP di circa quaranta minuti.

Gli appassionati, sostiene, non seguono soltanto la classe regina ma l’intero fine settimana: piloti, categorie, storie e battaglie che spesso avvengono lontano dalle prime posizioni.

La metafora del Titanic

La conclusione del suo intervento è particolarmente dura. Simoncelli descrive Moto2 e Moto3 come categorie «sempre più isolate, come vittime della peste», utilizzando poi una metafora ancora più forte.

«Presto ci saranno bagni separati, come la prima e la terza classe del Titanic. E speriamo che qualcuno ricordi che sul Titanic, alla fine, affondarono tutti».

Un messaggio netto con cui Simoncelli chiede di restituire maggiore centralità alle categorie che, secondo lui, continuano a rappresentare una parte essenziale dello spettacolo e della storia del Motomondiale.

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