MVP NBA, corsa stravolta: esclusi Edwards e Cunningham

La corsa ai premi NBA si complica: tra infortuni e regole sulle presenze, alcune stelle restano fuori mentre altre sono appese a un filo.

La corsa ai premi individuali della NBA entra nella fase decisiva, ma a condizionarla non sono solo le prestazioni in campo: a fare la differenza è anche il regolamento. La soglia minima delle 65 partite giocate – con almeno 20 minuti a presenza – sta infatti riscrivendo gerarchie e candidature, escludendo protagonisti anche di primo piano.

La regola delle 65 partite cambia gli equilibri

Nelle ultime settimane il dibattito attorno a questo vincolo si è acceso. Il limite, pensato per premiare continuità e presenza, rischia però di penalizzare chi incappa in infortuni o stop fisici nel momento cruciale della stagione. E proprio quando mancano meno di dieci gare al termine della regular season, il confine tra eleggibilità ed esclusione si fa sottilissimo.

Due stelle fuori dai giochi

A farne le spese sono già due nomi importanti: Anthony Edwards e Cade Cunningham.
Il primo, leader dei Minnesota Timberwolves, è stato costretto a fermarsi per problemi fisici e una malattia, scendendo sotto la soglia minima di partite utili. Nonostante una stagione di alto livello, la sua candidatura agli All-NBA è così sfumata.

Situazione analoga per Cunningham, perno dei Detroit Pistons: il suo stop, legato a un problema polmonare e a una rivalutazione medica imminente, lo esclude sia dalla corsa all’MVP sia dai quintetti ideali.

Doncic, rischio beffa all’ultimo passo

Tiene banco anche il caso di Luka Dončić. Lo sloveno ha appena raggiunto quota 64 presenze stagionali con i Los Angeles Lakers, rispettando il minutaggio minimo nell’ultima uscita contro Oklahoma City.

Tuttavia, un infortunio muscolare potrebbe compromettere tutto: se non riuscisse a disputare almeno un’altra gara, resterebbe fuori sia dalla corsa all’MVP sia dagli All-NBA, in quella che sarebbe una clamorosa esclusione per uno dei giocatori più dominanti della stagione.

Wembanyama in bilico, ma ancora in corsa

Diverso, ma comunque delicato, il quadro per Victor Wembanyama. Il talento dei San Antonio Spurs ha guadagnato terreno nella corsa al premio di miglior giocatore, insidiando il favorito Shai Gilgeous-Alexander.

L’assenza recente per un problema alla caviglia riduce però il margine di errore: con poche partite ancora disponibili, il francese può permettersi al massimo un paio di stop senza compromettere la sua eleggibilità.

Un finale di stagione carico di tensione

Tra infortuni, recuperi last minute e vincoli regolamentari, la volata finale verso i premi individuali si preannuncia incerta come non mai. Non basterà brillare: servirà anche esserci. E, in questa fase, la presenza può valere quanto – se non più – delle prestazioni.sota 113-108.

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