Formula 1, Hamilton sogna il GP del Ruanda: “Voglio correrci, anche se avrò 45 anni”

Lewis Hamilton esprime il desiderio di gareggiare nel futuro Gran Premio del Ruanda, previsto nei prossimi anni. Il progetto del circuito è sostenuto da Visit Rwanda ma contestato da Amnesty International. Hamilton sottolinea l'importanza di non ignorare le criticità del continente africano.

Lewis Hamilton non pensa ancora al ritiro dalla Formula 1 e guarda già ai primi anni del prossimo decennio. Il sette volte campione del mondo, oggi alla Ferrari, vuole partecipare al futuro Gran Premio del Ruanda, che segnerà il ritorno del Mondiale in Africa dopo oltre trent’anni. Un obiettivo per il quale il britannico, attualmente 41enne, sarebbe disposto a prolungare la propria carriera fino a 45 anni e oltre.

Hamilton vuole correre in Africa prima di ritirarsi

Durante la conferenza stampa che precede il Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, Hamilton ha accolto con entusiasmo l’accordo raggiunto per riportare la Formula 1 nel continente africano.

«Ora sono costretto a restare molto più a lungo, perché avremo una gara in Africa. Il mio sogno è poter correre lì», ha dichiarato il pilota britannico, spiegando quanto questo appuntamento rappresenti un traguardo personale.

Se il Gran Premio dovesse debuttare nel 2030, Hamilton avrebbe 45 anni, la stessa età dell’attuale collega Fernando Alonso. La possibilità di vederlo ancora in pista dipenderà comunque dalla condizione fisica e dai risultati ottenuti nelle prossime stagioni.

«Devo continuare a lottare per mantenermi in forma. Se riuscirò ancora a ottenere buoni risultati nel prossimo anno, continueremo così», ha aggiunto il ferrarista, il cui attuale contratto con Maranello arriva fino al termine del 2027.

Formula 1 in Ruanda, accordo decennale e nuovo circuito

Il ritorno del Mondiale in Africa è stato ufficializzato il 13 ottobre 2026 attraverso un accordo della durata di dieci anni.

Il circuito sorgerà a Bugesera, circa 40 chilometri a sud di Kigali, nei pressi del nuovo aeroporto internazionale. La pista sarà realizzata appositamente per ospitare la Formula 1 e dovrà rispettare gli standard di sicurezza richiesti dalla Federazione internazionale.

La prima gara è prevista nei primi anni Trenta, ma non è stata ancora comunicata una data precisa. L’ultima corsa del campionato disputata nel continente risale al 1993, quando il Sudafrica ospitò il Gran Premio sul circuito di Kyalami.

Il ruolo di Hamilton nel ritorno del Mondiale in Africa

Il campione britannico sostiene da anni la necessità di organizzare nuovamente una gara africana. Per raggiungere questo obiettivo ha partecipato a numerosi incontri con i vertici della Formula 1, tra cui Stefano Domenicali, e ha avuto contatti con rappresentanti istituzionali di diversi Paesi.

Secondo Hamilton, il progetto non riguarda soltanto il Ruanda, ma rappresenta un’opportunità per valorizzare la cultura e la storia dell’intero continente.

Anche Kimi Antonelli, presente alla conferenza stampa, lo ha incoraggiato a proseguire la carriera abbastanza a lungo da partecipare alla prima edizione del Gran Premio.

Le polemiche sui diritti umani e la risposta di Hamilton

L’accordo con il Ruanda ha sollevato critiche legate alla situazione dei diritti umani. Amnesty International ha accusato la Formula 1 di favorire un’operazione di sportswashing, attraverso la quale le autorità ruandesi potrebbero migliorare la propria immagine internazionale.

Tra le questioni sollevate figurano anche le accuse relative al sostegno ai ribelli dell’M23 nella Repubblica Democratica del Congo, coinvolgimento che Kigali nega.

Hamilton ha riconosciuto l’esistenza delle controversie, invitando ad affrontarle senza ignorare la storia e le difficoltà del continente. «Andare lì non significa trascurare ciò che accade», ha sottolineato.

Il britannico auspica che il ritorno della Formula 1 in Africa possa favorire una maggiore conoscenza delle culture locali e stimolare il confronto sulle problematiche attuali. Per lui, intanto, la prospettiva di correre in Ruanda rappresenta una motivazione concreta per continuare a gareggiare anche oltre i quarant’anni.

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