Zucchero critica il silenzio degli artisti: “È gravissimo non esporsi contro le guerre”

Zucchero critica il silenzio degli artisti sulle guerre, denunciando un mondo musicale sempre più condizionato da paura e logiche di business.

A poco più di un mese dall’inizio del tour celebrativo “Baila (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, Zucchero torna a far parlare di sé non solo per la musica, ma per una riflessione profonda sul ruolo degli artisti nel contesto globale. All’ANSA, il cantautore emiliano ha espresso tutta la sua amarezza per un mondo che definisce “mascalzone e diabolico” e per una scena musicale che, a suo avviso, ha smesso di prendere posizione.

“È gravissimo non esporsi”

“Mi rattrista – dice all’ANSA – che oggi manchi questo tipo di impegno, ho contattato colleghi con cui ho un dialogo tipo Roger Waters, che si è esposto pagandola, tanto che doveva fare un concerto a Las Vegas e glielo hanno cancellato. Ho chiesto a un agente, che ha grossi nomi, perché siano così in pochi a impegnarsi e mi ha detto ‘Sai, sono i manager che consigliano agli artisti di star fuori dalla politica per non non avere ripercussioni’. Questo – ha sottolineato Zucchero – è gravissimo”.

Il peso del business e della paura

Un’accusa diretta, quella dell’artista, che punta il dito contro un sistema musicale sempre più condizionato da logiche commerciali e dalla paura di perdere consensi o opportunità. Nelle sue parole emerge la nostalgia per un’epoca in cui la musica aveva anche una forte funzione sociale e politica, capace di mobilitare coscienze e opinione pubblica.

Il confronto con altri artisti

Zucchero ha inoltre raccontato di aver cercato un confronto con altri grandi nomi della scena internazionale, senza però trovare terreno fertile per iniziative comuni: “Ho parlato anche con Bob Geldof, con cui abbiamo fatto insieme tante cose, ma purtroppo non si riesce a fare qualcosa, mi sa che sono un po’ cambiati i tempi, oggi c’è tutto un discorso di interessi, di business, di paura”.

Una musica che cambia

Nel suo intervento, il bluesman italiano sottolinea dunque un cambiamento culturale significativo: la musica, un tempo voce critica e strumento di denuncia, sembra oggi più prudente e meno incline a esporsi su temi delicati come i conflitti internazionali. Un messaggio forte, che arriva alla vigilia di un tour celebrativo importante, ma che va ben oltre la dimensione artistica, toccando il ruolo stesso degli artisti nella società contemporanea.

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